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Il travagliato rapporto tra uomo e natura – disastri ambientali – ‘i conti in tasca all’umanità…’

“Destruction is a man’s will,
Nevertheless Prevention is also a man’s will,
Its a man’s choice to choose between Destruction and Prevention.”
(Babu Rajan)

“La distruzione dipende dall’uomo.

La prevenzione, nondimeno, dipende dall’uomo.

Sta all’uomo scegliere tra Distruzione e Prevenzione.”

A conti fatti il genere umano nel terzo millennio, per quel che riguarda il rapporto con l’ambiente e il modo dissennato di gestirlo, è sull’orlo della bancarotta. Di positivo c’è  che il privilegio dell’intelligenza ha i suoi vantaggi: essere coscienti del dissesto non è uno scherzo. Siamo pieni di ‘debiti’, il pianeta ci presenta i suoi numeri ogni giorno, impietosamente, e noi siamo incapaci di assolvere, i rientri sulle nostre perdite sono irrilevanti, la linea rossa s’allunga a dismisura, in un vortice che sembra irraggiungibile. La natura ha il diritto di prelazione su tutte le nostre pendenze, ma noi siamo sordi e insolventi.

E Dio? Lasciamo perdere, meglio non guardare in quella direzioni: l’intelligenza diventa onta del privilegio.. La prova: nessun altro essere vivente è così ingrato, disobbediente e autodistruttivo.

Poiché si abusa a oltranza dei mezzi che ci sono stati dati e non sappiamo tracciare un limite, un confine al nostro inquietante esigere, la natura si avvale sull’unico bene che ci è rimasto: la vita. Il progresso è il maggiore responsabile delle conseguenze dei nostri stravolgimenti dissennati, sarebbe meglio dire azzardi. Nessun dialogo con la natura, ma assalti, affronti, rapine. L’implacabile attingere di risorse ha creato buchi neri, vortici, dentro i quali si annullano come astri spenti i nostri valori; la ragione, la ponderazione, sono vittime di un paradossale, assurdo convegno con la sopraffazione e col nonsenso. Stiamo per diventare poveri e questo ci agita, il benessere è un piano inclinato dal quale precipitano l’orgoglio e il senso di potere sulle cose. Siamo al centro del ‘kaos’, ma l’umanità non è un astro che può permettersi di brillare di luce propria, non è al centro dell’Universo come hanno sostenuto i geocentristi per millenni con le teorie tolemaiche, che negavano quelle  rivelatesi poi reali sul piano fisico da Aristarco..

Il nostro fantastico pianeta, nel quale la vita ha trovato il suo habitat ideale, è subordinato alla supremazia del sole e alle sue leggi geofisiche. L’essere umano ha trovato comunque il modo di disobbedire alla più grande autorità della luce e dell’energia esistente nella nostra galassia, con l’inclinazione a sovvertire l’ordine naturale del pianeta, andando oltre l’equilibrio di ogni sistema, mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza e quella di tutti gli esseri viventi, molti dei quali, a causa del suo modo violento d’interagire con la natura, si sono ormai estinti.

E non si sono estinti per dinamiche evoluzionistiche o eventi contingenti non ancora definiti dalla scienza, com’è accaduto per i dinosauri, tanto per fare un esempio. La lunga lista degli animali estinti ha cause antropiche ben più complesse, comunque tante sono da attribuire a ragioni dirette o indirette dovute all’intervento dell’uomo sulla natura, evidentemente per lo stravolgimento che vi ha portato nel corso dei secoli, determinando forti squilibri nei suoi cicli, e arrivando anche a modificare l’assetto climatico,  nonché le leggi fisiche dell’atmosfera che circonda la terra, e che la protegge dalle radiazioni solari più dannose.

E’ un’ingordigia mai tenuta a freno, che ha divorato a morsi la terra, e non ha lasciato immune neppure il cielo.. Il cielo, che un tempo era abitato da meravigliosi esseri alati, è ora un arco ostinatamente azzurro ma impallinato, dal quale il sole dispensa luce spietata sulla desolazione del pianeta più bello del creato. Anche l’atmosfera sembra essersi innalzata, salvo poi allungare le sue ‘mani’ potenti con terribili tornado da ridurre certi continenti nel terrore che travolge ogni sicurezza.

Il cielo è abitato da ali spettrali, che sono poi i nostri errori: l’odio, che strana creatura!, è quello che primeggia, un avvoltoio con apertura alare indefinita. Meglio non dire.

L’ira della natura, che se ci pensiamo bene è solo disperato tentativo d’indurci a usare un dettaglio che si chiama ragione, è implacabile, ma non serve a fermare la smania di autodistruzione.

E’ veramente impressionante il potere distruttivo dell’uomo, il male che sa fare a se stesso e all’ecosistema al quale è indissolubilmente legato. Vincolo che nel volgere degli ultimi secoli specialmente ha ampiamente tradito, a differenza di ogni altro essere vivente che ha sempre rispettato il suo habitat. Senza dimenticare che a differenza di ogni altro essere  in natura, l’uomo è dotato d’intelligenza e ragione, ed è proprio in virtù di questo privilegio, attraverso l’uso illecito e sconsiderato  della sua libertà, che ha seriamente compromesso e rivoltato le leggi biologiche e fisiche che governano la terra,  i cui risultati si possono da tempo rappresentare in numeri, attraverso un bilancio che all’inizio del terzo millennio può a ragione definirsi devastante. Basterebbe solo riflettere al fatto che oltre il 30% del volume dei ghiacciai nei poli si è ridotto per ragioni climatiche, per il surriscaldamento del pianeta, al quale segue un aumento del volume delle acque nei mari e negli oceani, le cui conseguenze potrebbero essere gravissime soprattutto nelle regioni costiere. Inoltre, a luglio di quest’anno, si è verificato un fenomeno ancora più insolito e preoccupante: in Groenlandia, nel giro di pochi giorni, si sono sciolti i ghiacciai superficiali, per oltre il 90%, dovuto, pare, a un’improvvisa circolazione di aria calda che ha raggiunto questi territori, provocando un aumento vertiginoso del livello di scioglimento dei ghiacciai, di norma ben più lieve nel corso della stagione estiva.

Ma che diavolo è l’inquinamento, questa parola ormai entrata nella nostra vita come un incubo?

Prima di ogni altro ovvio riferimento semantico, possiamo dire che è scelleratezza, irresponsabilità, dissennato desiderio di trasformare la ragione in istinto contorto di autodistruzione. Ormai non ci sono più stadi intermedi, non si tratta di danni superficiali, che il tempo e le prodigiose risorse del pianeta possono riparare senza lasciare tracce.. Siamo nella linea rossa dei disastri ambientali, quelli che lasciano profonde ferite nella nostra terra, e che comportano appunto risvolti irreparabili, come quelli che stanno insidiando sempre di più la nostra salute, con un numero di vittime che lascia ben poco spazio all’approssimazione, dovute a cause ormai dirette dell’inquinamento ambientale. Ma il male lo facciamo anche agli altri esseri viventi, al regno animale, che stiamo relegando in spazi sempre più ristretti, e non di meno  al regno vegetale, che stiamo stravolgendo con ogni sorta di veleno e manipolazione genetica. E’ allarmante il numero di animali che rischiano l’estinzione, oltre a quelli già inesorabilmente estinti; ma non meno importanti sono le estinzioni di specie vegetali, spazi vuoti nel nostro ecosistema che la natura non può sostituire o ‘reinventare’. Ogni volta è uno strappo, una rapina, e solo il genere umano è responsabile dello scempio biologico, chimico, fisico, climatico.

Una guerra quotidiana contro le inermi riserve della natura, il suo meraviglioso equilibrio, intelligenza autonoma perfettamente creata per rendere possibile la vita. Il genere umano nel pianeta vive la sua possibilità di sussistenza, ed è qui che comincia il dramma e il dubbio: era davvero l’essere più idoneo a custodire la vita, a renderla sicura e vivibile? Con questi bilanci, non ci si può davvero assolvere. Non sarà che l’uomo è diventato ormai l’inquinante più pericoloso del pianeta? Non siamo all’insulto, i danni sono troppi.

I cambiamenti climatici, diretta conseguenza dell’inquinamento portato a livelli non più riconvertibili dai meccanismi naturali di recupero, causano sconvolgimenti idrogeologici, che ogni anno, soprattutto nella stagione autunnale, ci presenta un conto davvero salato: fiumi che esondano, non reggono più, manifestazioni temporalesche in grado di lasciare interi centri abitati in assoluta emergenza, vittime.

L’inquinamento atmosferico sta rendendo praticamente impossibile la vita alla gente che vive nelle metropoli, oggi non ci si può permettere neppure la libertà di respirare in pace, alla nostra arrogante libertà di gestire in modo dissennato l’ambiente, seguono leggi ‘di contrappasso’ naturali che in qualche modo ci fanno pagare gli azzardi portati oltre ogni limite di tolleranza fisica e biologica. Non è inconsueto vedere persone che circolano con la mascherina nelle strade delle grandi città. Ma, ci rendiamo conto? Non si può accettare, Deve esistere un modo per rendere lo sviluppo compatibile e sostenibile, questo è un contenzioso con l’ambiente che sta portando alla deriva ogni equilibrio degno di questo nome. Non si può bere acqua che non sia controllata, non si può respirare, non si può nemmeno fare il bagno in spiagge ‘sospette’, perché il mare in certe zone, e tanti fiumi, sono fogne a cielo aperto.. La vita sta diventando un inferno, un girone dantesco nel quale stiamo scaraventando anche la nostra ragione, senza uno scrupolo,  Il Caronte compiacente è il progresso, che ineluttabilmente ci porta nell’altra sponda di questo male: l’indifferenza. Ma il nostro pianeta era il paradiso terrestre, con meraviglie che neppure i lirismi finissimi dei poeti hanno mai saputo descrivere con efficacia.

I gas di scarico delle auto sono i maggiori responsabili, nelle aree urbane, dell’inquinamento dell’aria, attraverso l’emissione di sostanze assolutamente dannose per l’atmosfera, come il biossido di zolfo, il benzene, il piombo, il monossido di carbonio (CO), e le insidiose polveri, ossia i cosiddetti particolati che hanno diametri inferiori a certi parametri.

Una delle emissioni inquinanti più dannose sono i Pm 10, e i maggiori responsabili di queste polveri finissime che vanno a finire nell’aria sono gli scarichi delle auto. Secondo Legambiente, ogni anno, nelle città, questo inquinante causa circa 8 mila morti.. Numeri che fanno rabbrividire. A questo punto il progresso non è più un mezzo che migliora, attraverso la scienza e la tecnica, la vita dell’umanità, ma un tramite che conduce davvero in questo inferno. Ho riportato soltanto cenni delle conseguenze dirette del progresso, le cifre sono ben più precise e preoccupanti nelle statistiche, e a poco serve chiudere gli occhi. Vivere per ognuno diventa aleatorio, la sopravvivenza, in questi climi così avversi alle dinamiche naturali della vita, quasi una probabilità. Per dirla con uno striscione caro a Legambiente, “ci siamo rotti i polmoni” di progresso.. Perché esso  non è un mezzo per vivere in maniera più agevole, ma una divinità che abbiamo elevato nei templi della modernità; non ci riguarda se ogni giorno chiede sacrifici di vite umane, non si accontenta dato che immolare la natura nei suoi altari pagani è diventato un atto dovuto.. Direi che è uno schifo del quale dovremmo vergognarci, ma è inutile scriverlo o gridarlo nelle piazze, fino a che non saranno adottate misure davvero severe, per restituire rispetto e dignità alla vita.

“We are told that “the meek shall inherit the earth.” It follows that the meek are chosen of God. I shall try to be meek, not because I want the earth – you can keep it, after the way you’ve fucked it around it’s not worth having – but because I too should like to be chosen of God. QED.

Besides, I like animals better than you bastards.”

(John Brunner – ‘The sheep look up.’)

Ci è stato detto che ‘i miti erediteranno la terra..’ Ne segue che i miti sono scelti da Dio. Io cercherò di essere mite, non perché voglio la terra – potete prendervela voi, dopo il modo in cui l’avete fottuta non vale la pena averla – ma perché anche io vorrei essere scelto da Dio..”

(Virginia Murru)

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