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Il prof. Roberto Caprara festeggiato dagli amici per i suoi 81 anni

Massafra. Gli amici sono il dono più bello e importante della vita. L’ha detto l’archeologo e storico delle architetture rupestri prof. Roberto Caprara (già docente di Archeologia Medioevale nell’Università di Sassari) ai tanti amici che l’hanno festeggiato in occasione del suo 81.mo compleanno. “Arrivederci al prossimo anno e a quelli che verranno”, ha anche detto ricordando che Dio dopo il diluvio ha stabilito che la vita dell’uomo sarà di 120 anni… “Una vita al servizio della Cultura. Buon Compleanno”. Questa la scritta riportata sulla torta, sotto l’icona della Santissima Madonna della Scala. E la sua vità è stata “veramente” – e continua (come da tutti evidenziato) – sempre al servizio della Cultura, ovunque si è trovato, in Italia e all’estero. La festa, che si è protratta fin dopo mezzanotte, si è tenuta al presso la “Masseria Cicerone”, immersa nella suggestiva contrada Cernera nel punto più alto della zona collinare a nord di Massafra (a circa mt. 500 s.l.m).. Roberto Caprara, come tutti sappiamo, è un personaggio di grande professionalità, molto amato e apprezzato da tutti per la sua disponibilità e visione culturale a 380 gradi. Si è laureato in linguistica con una tesi con argomento il dialetto massafrese, di cui stabilì il fondo generale latino, dei contributi greci – bizantini e germanici (vocabolario allora pubblicato nell’Annuario dell’Università di Bari del 1955), ma in seguito si è dedicato professionalmente all’archeologia. Ha fra l’altro condotto una ventina di campagne di scavo e di ricerca in Puglia, in Toscana e soprattutto in Sardegna, dove ha vissuto per vent’anni.
Legato tenacemente a Massafra e alla Puglia, pur vivendone lontano dagli anni settanta in poi, è uno dei riconosciuti innovatori degli studi sui villaggi e le chiese rupestri, la cui cronologia era sin allora appiattita su un indistinto medioevo bizantino. Grazie ai suoi studi abbiamo appreso, ad esempio, che le chiese di San Marco e della Buona Nuova sono anteriori al VII secolo e quella di Santa Marina non più tarda dell’VIII secolo e che, nel Medioevo, nel villaggio di Madonna della Scala non c’era soltanto, come si scriveva normalmente, un’economia agricolo-pastorale, ma vi si svolgeva addirittura un’attività siderurgica.
Per questa ragione nella sua vasta bibliografia spiccano monografie su chiese rupestri massafresi, su quelle di Palagianello, di Taranto e Statte, di Castellaneta e della Sardegna, dove, prima del suo arrivo, le chiese rupestri erano completamente ignorate.
Cosa ci riserva in un prossimo futuro? Prima di tutto sta completando un grande “dizionario del dialetto massafrese” con oltre 25.000 voci e con una grammatica “massafrese” (unica nel suo genere). In fase di ultimazione anche un grande volume “sorpresa” di cui parleremo prossimamente. Intanto auguri al prof. Roberto anche dalla nostra redazione. Nella foto di Umberto Ricci, il momento del taglio della torta.
 (Nino Bellinvia)


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