Home » POLITICA, PRIMO PIANO » Il lungo percorso storico della Cee, trattato firmato nel 1957

Il lungo percorso storico della Cee, trattato firmato nel 1957


Per chi è ‘indifferente’ nei confronti del  lungo percorso storico che ha segnato tappa dopo tappa, trattato dopo trattato, le pietre miliari dell’Unione europea, la data odierna può rappresentare un giorno come un altro.

E’ invece una giornata  importantissima per i sostenitori di quel progetto a lungo vagheggiato, voluto e sognato dai padri fondatori dell’Europa unita. I Trattati di Roma, siglati nel 1957, ossia 60 fa, sono stati un traguardo fondamentale, una linea di partenza per il progressivo raggiungimento di un obiettivo comune di unione, condiviso dai partner europei.

Certo, rendere pragmatico quel sogno lontano, che cominciò ad agitarsi nei primi decenni del novecento, nelle menti illuminate e lungimiranti di personaggi storici come il conte austriaco Richard Coudenhove-Kalergi – che guardava lontano e mirava a costituire gli “Stati Uniti d’Europa” (fondò l’Unione Panaeuropea) – non era semplice. Ma già dal 1922, il conte, aveva lanciato l’idea della ‘Panaeuropa’, concretizzata poi con il manifesto ‘panaeuropeo’; lo realizzò appoggiandosi al governo francese, che aveva dimostrato aderenza e condivisione verso le sue iniziative. Il conte riteneva che l’Europa avesse grandi potenzialità culturali ed economiche, e non gli piaceva il fatto che, in qualche modo, fosse stretta d’assedio nel contesto internazionale da potenze come gli USA, la Russia e l’Impero Britannico.

Occorreva avere consensi, entusiasmo e volontà di fissare davvero le basi  di questo disegno ambizioso, al quale aderirono personalità politiche come Edouard Herriot e Aristide Briand. Quest’ultimo aveva peraltro scosso sensibilmente le coscienze degli europei, organizzando iniziative volte a dare corso al progetto del conte austriaco.

Ma i politici dell’epoca erano ‘distratti’, in parte non credevano in queste iniziative ritenute forse troppo ambiziose, in parte erano  assorbiti da problematiche interne ai loro rispettivi paesi, per farsi coinvolgere in movimenti filoeuropei, la cui voce non era abbastanza potente da scuotere gli animi della classe politica, e  degli abitanti del vecchio continente.

Ma Aristide Briand, ministro degli esteri francese dal 1921 al 1932, intendeva fare sul serio, e lanciava proposte giudicate allora poco meno che utopistiche: fondare gli Stati Uniti d’Europa. Non circonvoluzioni di parole, egli andò subito al centro di quel bersaglio, e intanto si adoperava in ambito internazionale con strategie di politica estera dirette al miglioramento dei rapporti con la Germania, segnati dagli esiti della prima guerra mondiale, un boccone amaro che i tedeschi faticavano a mandare giù.

Briand perseverava nella sua politica di distensione, i suoi sforzi si conclusero infatti col Patto di Locarno, firmato nel ’25, tappa che favorì, l’anno seguente, anche l’ingresso della Germania nella Società delle Nazioni. Senza i tedeschi non si poteva procedere, del resto, a tracciare le fondamenta di un’Europa unita.

Briand presentò  il suo progetto proprio alla Società delle Nazioni, ed eravamo alla soglia del 1930.

Resta famoso il discorso di Briand pronunciato a Ginevra  nell’ottobre del 1929, dove il ministro francese si rivelò un autentico antesignano di tutte le teorie, i manifesti e le iniziative che miravano a rendere concreto il sogno europeo dell’Unità. Uno stralcio di questo discorso – che allora aveva toni rivoluzionari, ma non mirava a suscitare clamori, piuttosto a creare un movimento d’azione – rende l’idea dell’autentico e luminoso l’ideale di quel manipolo di politici coinvolti in questo ambizioso obiettivo:

“Io ritengo che tra popoli che siano geograficamente raggruppati, come quelli dell’Europa, non possa non esistere una sorta di legame federale.
Questi popoli devono avere la possibilità di entrare in ogni momento in vicendevole contatto, di discutere i loro interessi, di prendere decisioni comuni, di istituire un legame di solidarietà reciproca che dia loro modo di far fronte, al momento del bisogno, a gravi circostanze che dovessero profilarsi. Ed è questo legame che io vorrei creare..”

C’erano già tutti gli ‘ingredienti’ per unire l’Europa, in queste parole pronunciate senza sensazionalismi, ma con un credo davvero ricco di motivazioni e spinte che andavano ben oltre le barricate nazionalistiche. Era l’alba di quel sogno che si intuiva sarebbe stato travagliato, destinato a percorrere strade dissestate, con ostacoli che avrebbero in futuro scavalcato il terzo millennio. Mentre gli ‘Stati Uniti d’Europa’ resteranno in seguito, un sogno impigliato nelle maglie del nazionalismo, della mancanza di volontà e di azione. Certo è che gli europei non seppero comunque cogliere gli impulsi forti trasmessi dall’attivismo di questi grandi personaggi storici.

Non creando le premesse per abbattere le frontiere dell’Europa, di fatto la consegnarono ai tragici eventi del secondo conflitto mondiale.

E’ sicuramente inutile fare il processo agli eventi storici, le responsabilità non si possono attribuire ai singoli, si è trattato d’indifferenza generale, di poca intraprendenza e assenza di realismo, mancanza di visione, ‘lettura’ e interpretazione dei tempi, incapacità di cogliere le opportunità di un fermento che poteva avere un delta migliore nella realizzazione del progetto avanzato dal conte austriaco e dal ministro francese Briand.

Essi dimostrarono d’essere molto più avanti e progressisti, nei loro ideali, della maggioranza dei politici europei dell’epoca (e anche di oggi..), tanti passi più avanti. Solo Napoleone III li aveva preceduti nella formulazione di un disegno così ‘futuristico’, quel sovrano infatti fu il primo, un vero precursore, a parlare di ‘Stati Uniti d’Europa’. E tuttavia, nel diciannovesimo secolo, suonava come fantascienza. Senza dimenticare che il sogno fu a lungo accarezzato anche da personaggi storici rivoluzionari, come Mazzini e Cattaneo, europeisti quando l’Italia era un reticolo di piccoli stati, stretti dalla morsa ferrigna delle grandi corone regnanti all’epoca in Europa.

Ignorando le idee avveniristiche di quel ristretto numero di leader europei, tra gli anni venti e trenta del novecento, l’Europa aveva perso un appuntamento importante con la storia, e l’opportunità di gettare le basi per unire l’Europa.

Il sogno ha continuato a vivere, sia pure in ‘clandestinità’, durante la seconda guerra mondiale, e sono stati alcuni intellettuali condannati al confino a Ventotene, per sospetta attività politica contro il regime, a orientare la loro attenzione verso l’Europa, in quegli anni messa a ferro e fuoco dal delirio di un’ideologia che si porta dietro le croci di 65 milioni di vittime.

Sono stati  i gravissimi eventi del conflitto, le devastazioni e il clima di guerra civile che si era creato nel nostro paese, a indurre Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, a scrivere il noto Manifesto di Ventotene. L’urgenza di pace e concordia tra i paesi europei, oscurata dal delirio dell’ideologia nazista e fascista, tormentò profondamente quel pugno di attivisti  liberali,  che si erano schierati contro ogni forma di autoritarismo reazionario. Il loro pensiero  voleva portare alla luce un’idea di Unione europea che ripudiasse la discordia e abbattesse gli steccati delle frontiere, in un clima di tolleranza e convivenza civile.

Il Manifesto di Ventotene è  stato il primo solco nel quale è germogliato il seme di un’aspirazione rivolta all’Unità vera del vecchio continente, supportata nel dopo guerra da grandi leader, protagonisti assoluti degli anni del conflitto, come Churchill, europeista convinto, uno dei padri fondatori dell’Europa. Dunque non fu solo un sogno steso come una mappa, o le brillanti idee dei confinati, non fu solo questo. Il Manifesto esprimeva le linee guida di quella che sarebbe stata in futuro la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Nel ’43 Spinelli fonda a Milano il Movimento Federalista Europeo. Nel 1946, Winston Churchill, parlando in una Università svizzera, lancia il progetto di creazione degli ‘Stati Uniti d’Europa’. E alla fine dell’anno, a Parigi, si diede vita ufficialmente all’ “Unione Europea dei Federalisti”,  al quale poi si unì anche il Movimento federalista fondato da Spinelli.

Nel 1947 il Congresso degli Usa porta avanti una risoluzione presentata da Fulbright, Presidente della Commissione esteri del Senato, dove si dichiara che il Congresso degli States si adopera per la fondazione degli Stati Uniti d’Europa. A giugno dello stesso anno, George Marshall, propone l’European Recovery Program, più noto come Piano Marshall, la mano lunga degli USA contro il presunto pericolo rappresentato dall’Unione Sovietica. E dalla guerra ‘calda’, si passa a quella fredda.

A luglio del 1947, la Francia e la Gran Bretagna, nel corso di un meeting, discutono di Cooperazione Economica Europea, vi  partecipano una quindicina di paesi,  la Conferenza si svolge a Parigi. L’idea di Unione e cooperazione, diventa oggetto d’incontri e intese sempre più vicini all’obbiettivo degli accordi. Nel 1948, a Bruxelles, I Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Regno Unito e Francia, firmano un Trattato per la cooperazione economica, sociale e culturale, dove si include anche il diritto alla legittima difesa collettiva. Si tratta dell’Unione Europea Occidentale.

E siamo sempre più prossimi alla meta. Sempre nel 1948, nasce a Parigi un’Organizzazione europea di Cooperazione Economica, che poi nel 1961, diventa OCSE, che ha il fine di cooperare durante la fase di ricostruzione post-bellica. Risale sempre al 1948, il Congresso dell’Aia, che riunì i movimenti e le organizzazioni federaliste ed europeiste. Il dibattito diventò forte e portò in superficie le divergenze di opinione tra unionisti e federalisti. E tuttavia non fu un incontro infruttuoso, si creò il Movimento Europeo e un Centro per la Cultura europea.

A maggio del 1949, nasce a Londra l’Assemblea europea, chiamata anche Consiglio d’Europa, del quale facevano parte una decina di nazioni. E fu il protagonista del Piano Marshall a parlare, a fine anno a Parigi, della necessità di fondare un Mercato unico, dove potessero circolare, senza barriere di dazi doganali, beni e persone, servizi e capitali.

Ed ecco il primo ‘embrione’ vero di Unità europea: nel 1950 viene fondata la CECA (il Trattato fu poi ratificato a Parigi nel 1951), ossia la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, uno dei protagonisti sarà il ministro degli esteri francese Schuman. Aderirono, oltre a Francia e Germania, il Benelux e l’Italia.

Ad ottobre la proposta, sempre francese (promossa da René Pleven, premier), d’istituire un esercito europeo, integrato e riunito in un solo comando militare (Comunità europea di difesa).

A Roma (novembre 1950), fu firmata la Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa. Nel 1952 si riuniscono i rappresentanti della CECA, i sei paesi che ne facevano parte, proposero di costituire una Comunità politica europea, esigenza sempre più avvertita  dai paesi aderenti. Risale all’anno seguente il versamento da parte dei paesi facenti parte della CECA, della prima imposta europea. Data non proprio gloriosa, ma inevitabilmente il contributo diventa elemento essenziale dell’aspirazione comune di Unione. Un progetto di Trattato per la Comunità politica europea viene presentata a marzo del ’53 e approvata dall’Assemblea, la quale provvede poi a trasmetterla ai governi della Comunità.

Nel ’54 l’Assemblea si pronuncia in merito alla Comunità europea di difesa, proposta qualche anno prima, e  fu respinta. Mentre a Parigi, capitale  protagonista di tanti eventi riguardanti la cooperazione dei paesi europei, si costituisce l’Unione Europea Occidentale, ai quali aderiscono sette paesi, tra i quali l’Italia.

A fine anno la CECA prende accordi con la Gran Bretagna, si tratta di rapporti associativi, l’intesa è stata firmata a Londra.
Si parla sempre più spesso dell’esigenza d’integrazione europea, tanti problemi comuni possono essere risolti con accordi e vantaggi utili ai paesi della CECA. In Italia, durante un meeting, si parla di energia atomica, e del migliore modo di gestirla attraverso la cooperazione. Di mercato comune, nell’ambito dell’energia atomica, se ne parla anche a Venezia nel 1956, e in questa occasione si discute  di condizioni di lavoro, livelli salariali, sindacati, nella prospettiva di un allineamento in questo ambito.

Ed eccoci alla data fatidica nel processo di unificazione dei paesi europei, si tratta del 25 marzo 1957, quando a Roma, in Campidoglio, sono stati firmati i Trattati di Roma, che di fatto segnano la creazione della CEE, ossia il Mercato Comune Europeo, e l’Euratom, l’accordo che riguarda la cooperazione nel campo dell’energia atomica.

Il Trattato fu elaborato per coordinare la ricerca in questo settore nei sei stati, e aveva il fine di promuovere il pacifico uso dell’energia atomica. Oggi ha più o meno gli stessi obiettivi, in quanto si propone la condivisione delle conoscenze, degli impianti e finanziamenti dell’energia nucleare.

Entro il 1957, i rispettivi parlamenti dei sei paesi aderenti, procedono alla ratifica dei Trattati, che entreranno poi in vigore a gennaio dell’anno successivo.

La prima riunione  si terrà nel ’58 a Strasburgo, e sarà il risultato della fusione tra l’Assemblea della CECA e della CEE, che corrisponderà poi al Parlamento europeo. Il primo presidente è stato francese (Robert Schuman). Nello stesso anno, la Corte di Giustizia europea, prende il posto di quella istituita dalla CECA.

Si procede all’eliminazione dei primi dazi doganali nel ’59, ostacolo per  liberare le frontiere e rendere più efficienti i traffici delle merci circolanti nel Mercato comune.

E’ stata una strada lunga quella del Mercato comune, e irta di ostacoli, era del resto prevedibile che sul piano burocratico e delle intese, il processo fosse complesso, non si poteva passare direttamente dalle idee ai fatti nel volgere di poche settimane.

La Cee, secondo l’art. 2 del Trattato firmato a Roma, si propone la creazione di un mercato comune, che possa rendere più funzionali e semplici gli scambi. La Comunità europea ha progetti anche più ambiziosi, perché mira all’unificazione più ampia dell’Europa, attraverso altre adesioni, come dichiarano in preliminare i firmatari del Trattato: “la determinazione a porre le fondamenta di un’Unione sempre più stretta fra i popoli europei.”

Il Trattato contiene 240 articoli, e proprio i primi introducono in modo chiaro quelli che sono i principi fondanti della Comunità, ossia la creazione del Mercato Unico Comune (chiamata  anche semplicemente Mercato Unico). Proprio in questa veste, e con i ruoli che si attribuisce, la Comunità europea provvede all’abolizione dei dazi, ostacolo per la libera circolazione di persone, beni e servizi. Istituisce una tariffa doganale esterna comune, che sostituirò poi le tariffe precedenti imposte dagli Stati aderenti. E costituirà un ‘filtro’ di frontiera per paesi terzi. Si affronteranno, in ambito comunitario, discipline per politiche agrarie comuni, e altre per regolamentare il commercio e i trasporti.

Col tempo sarà istituito il Fondo Sociale Europeo, che si proponeva il fine di migliorare il possibile accesso agli investimenti, e intendeva agevolare, nel contempo, lo sviluppo e il progresso economico della Comunità con la creazione di nuove risorse. Si gettano le basi per Istituzioni europee più rappresentative, come la Commissione (diventata poi Commissione europea), del Consiglio dei Ministri (Consiglio europeo), mentre l’Assemblea diventerà più avanti un autentico Parlamento con i rappresentanti di tutti gli Stati aderenti.

Ognuna di queste Istituzione, svolge competenze proprie, affini a quelle esistenti nei rispettivi stati; fondamentale il principio di collaborazione tra le Istituzioni. Il Parlamento svolge attività consultiva, il Consiglio inoltra le proposte, e infine la Commissione emana le norme, che vengono poi recepite dai rispettivi governi e sono vincolanti per tutti.
(Virginia Murru)

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!