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Il libro “Scritti storici e letterari” di Salvatore Piccoli con prefazione di Antonietta Benagiano

Massafra. La poetessa, scrittrice e saggista pugliese Antonietta Benagiano, ha curato un’ennesima prefazione letteraria. Questa volta ha curato la prefazione del volume “Scritti storici e letterari” (Editore Istituto Italiano Cultura Napoli) di Salvatore Piccoli, scrittore, poeta e saggista calabrese (è di Castagna-Carlopoli/Catanzaro), laureato in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma, autore di numerose pubblicazioni letterarie e fra l’altro vincitore con il volume di racconti “Venti Nomadi” (pubblicato dalla casa editrice LEONIDA di Reggio Calabria) del primo premio nella sezione racconti editi della XXVI edizione del premio internazionale di letteratura denominato “NUOVE LETTERE”.

Una prefazione, quella scritta dalla prof.ssa Benagiano, che mette in primo piano il contenuto del volume e la bravura del suo autore. Prefazione che pubblichiamo integralmente.

Gli “Scritti storici e letterari” di Salvatore Piccoli, apparentemente a sé stanti, hanno, invece, la liaison nel suo amore appassionato per la Calabria, terra bellissima dalle forti contrapposizioni morfologiche e umane: zone inaccessibili e aperture di paradisi marini, e nel remoto tempo antichi Bruzi e coloni della Magna Graecia, espressione fra le più alte della civiltà mediterranea. I brevi saggi storici e letterari, le note su Helen Barolini, scrittrice italo-americana dalle radici calabresi che fa rivivere nei suoi romanzi, e poi sull’ottantenne pittrice naif Giuseppina Mazzei e sul fotografo Mario Greco, i cui scatti danno vita “alle arcaiche dinamiche della vita contadina”, sono pervasi da quel sentimento che dicevamo, ed esso non può non essere anche richiesta di porre alfine in atto la giustizia nelle sue svariate forme in quella terra da millenni martoriata, verso le genti da sempre costrette al giogo di infiniti soprusi. Un amore che si fa anche riprovazione celante a stento la rabbia verso tutto ciò che alla giustizia si oppone. Un’ingiustizia nazionale è la più sicura strada verso la decadenza di una nazione.W.E. Gladstone, “Discorso”, 1878.

Gli Scritti storici e letterari  di Salvatore Piccoli, apparentemente a sé stanti, hanno, invece, la liaison  nel suo amore appassionato per la Calabria, terra bellissima dalle forti contrapposizioni morfologiche e umane: zone inaccessibili e aperture di paradisi marini, e nel remoto tempo antichi Bruzi e coloni della Magna Grecia, espressione fra le più alte della civiltà mediterranea.

I brevi saggi storici e letterari, le note su Helen Barolini, scrittrice italo-americana dalle radici calabresi che fa rivivere nei suoi romanzi, e poi sull’ottantenne pittrice naif Giuseppina Mazzei e sul fotografo Mario Greco, i cui scatti danno vita “alle arcaiche dinamiche della vita contadina”, sono pervasi da quel sentimento che dicevamo, ed esso non può non essere anche richiesta di porre alfine in atto la giustizia nelle sue svariate forme in quella terra da millenni martoriata, verso le genti da sempre costrette al giogo di infiniti soprusi. Un amore che si fa anche riprovazione celante a stento la rabbia verso tutto ciò che alla giustizia si oppone. A nostro avviso, neppure le pagine che Salvatore Piccoli dedica a Le Grazie del Foscolo andrebbero avulse dal file rouge, considerate analisi a sé, in quanto il foscoliano anelito all’armonia, su cui si sofferma con sottile penna critica l’autore, rientrerebbe in quel desiderio di euthymia che  vorrebbe potersi attuare nell’amata Calabria.

Dunque una ricerca storica e letteraria frutto della passione intesa nel suo significato etimologico, ma che tiene conto dei documenti, né dimentica la obiettività. Salvatore Piccolo sa che non è corretta operazione storica giustificare o condannare tout court eventi e fenomeni senza averne prima individuato e analizzato gli itinerari, le cause che li hanno determinati. Un procedimento da tener presente in ogni ambito, da quello propriamente storico all’antropologico e sociologico, dallo psicologico a qualsivoglia altro per poter trarre deduzioni scientifiche o che ad esse si accostino.

Così del brigantaggio, spesso sommariamente liquidato con una condanna, l’autore ricerca le cause remote  -sono poi quelle che a tutt’oggi rendono prosperosi i fenomeni malavitosi-, le quali possono sintetizzarsi nelle sopraffazioni degli organismi statali, in quell’ingiustizia che diviene nutrimento ad azioni che, mentre all’ingiustizia vorrebbero opporsi, divengono esse stesse forme di ingiustizia: all’assenza della sanità morale dei governi si aggiunge anche l’altra inizialmente sorta come opposizione e anelito di giustizia. E lo stato, di solito, sceglie poi di scendere a patti o di annientare la violenza con la violenza.

A proposito del brigantaggio in Calabria nella prima metà dell’Ottocento l’autore scrive che i Romani tracciarono “ per primi una linea di strada che sarà percorsa per duemila anni come unica risposta ai disagi di un popolo: la repressione armata!”. Ed avvalora con testimonianze nel corso dei secoli; cita, per esempio, Gabriele Barrio, storico catanzarese del Cinquecento che parla “di regoli e tiranni”, usurpatori di “selve, balze, terre, pascoli, fiumi, di tutti i diritti dei popoli”. Situazione non diversa da quella dell’Ottocento, poiché, come l’autore rileva, è sempre la sottrazione della terra la ragione alla base del brigantaggio.

Nell’analisi della battaglia di Maida del 1806, il discorso su una economia di sfruttamento, di pessima gestione della commercializza- zione dei prodotti della terra, del legname dei boschi, della pastorizia, e insieme di difesa del calabrese tacciato di assenteismo politico, assurge a toni appassionati: “Come potevamo –egli scrive – essere o divenire protagonisti, o anche semplici spettatori consapevoli delle vicende politiche o militari che le potenze egemoni d’Europa svolgevano attorno alle loro vite? L’unica disperata reazione fu spesso scollare dalle dure zolle la zappa e volgerla in arma, cercando di colpire chiunque fosse ritenuto in qualche maniera colpevole di quella miserrima condizione di vita”.  Inglesi e Francesi si scontrarono nei mari di Calabria, ma le masse non compresero, non potevano quindi aderire alla politica giacobina, solo ”i pochi che seppero farlo segnarono per la prima volta un informe desiderio di divenire protagonisti della propria storia”. Lo storico evidenzia, però, con palese soddisfazione, che la battaglia di Maida segnò “un nuovo modo di concepire lo stato e l’amministrazione del potere”, e si sofferma, tra l’altro, sulla registrazione, prima inesistente, di nascita e morte degli individui, uno dei segni della nuova considerazione degli esseri trattati prima come nullità. Ma anche l’excursus del Piccoli sulla letteratura dialettale delle varie regioni d’Italia si veste della dimensione sociale, pertanto dare alla produzione letteraria dialettale dignità di arte significa assegnare valore alla voce della gente, ai suoi sentimenti, al bisogno fortemente sentito di giustizia, alla denuncia di sofferenze ataviche, significa quindi smascherare soprusi perpetrati da malgoverni dal nord al sud. Vengono con significativi tratti presentati, oltre agli autori dialettali ben noti, anche quelli della Calabria, di solito trascurati, che in versi e drammi espressero l’anima calabrese, i patimenti dei diseredati.

Tante pagine di questa raccolta, dagli scritti storici a quelli letterari, sono espressione dell’amore di Salvatore Piccoli per la sua terra, sembrano pertanto permeate del bisogno di giustizia che è poi moralità, mentre ancora oggi dobbiamo, purtroppo, considerare quel che sottolineava Honoré de Balzac nel suo Trattato della vita elegante: “Da quando le società esistono un governo è sempre stato, per forza di cose, un contratto d’assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri”. Antonietta Benagiano

Fin qui la prefazione della prof.ssa Benagiano nota nel mondo culturale per la sua valida attività di poetessa, scrittrice e saggista,, attività per la quale è stata insignita di molti titoli.

La stessa ci ha parlato di Salvatore Piccoli anche al di fuori della prefazione e ci ha ricordato che questi  è stato tra l’altro relatore in vari convegni sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia:  Lamezia terme: Università della terza età.

Rossano calabro:  Università popolare, Decollatura, Carlopoli, Albi, Tiriolo ecc. ecc. Relatore su Gizzeria prima

e dopo le leggi eversive della feudalità, nonchè relatore in vari convegni sulla storia del brigantaggio calabrese.

Ed inoltre è autore di molti altri volumi, tra cui: “Tre corde al cielo. Nilo, Gioacchino, Francesco (Nuove Voci – Editore Gruppo Albatros Il Filo, 2011); “La leggenda di Giosafatte. Brigante dei Panettieri (Editore: Incalabria, 2011; terza edizione; prima edizione 2003), “Storie della storia” (Editore: Leonida, 2011),  “Oltre l’antico fiume. Breve storia di Gela per i ragazzi (Clio; Editore: Morrone, 2010), “Historia tua. Breve storia di Siracusa per i ragazzi” (Editore: Morrone, 2010), “L’abbazia di Corazzo e Gioacchino da Fiore” (Nautilus; Editore: Incalabria, 2010); “Micro storia: Castagna nella storia” (Tip. Cardone – Catanzaro, 2010), “Carlopoli della storia” (Tip. Cardone – Catanzaro, 2010); “Il soffio del silenzio. Romanzo di un ribelle (Editore: Incalabria, 2009), “Nella terra dell’anima (Editore. Leonida, 2009), “Venti nomadi” (Editore: Leonida, 2008).

Da ricordare che Salvatore Piccoli ha iniziato scrivendo poesie e pubblicando varie raccolte a partire dal 1975, tra cui: “Elegie della mia primavera” (Gabrieli). Roma), “La Campana d’ombra” (Carello, Catanzaro), “Lontane Malinconie” (Albatros,  Roma), “Nuvole di Parole” (Libro Italiano Ragusa).

Nel 1994 ha  avuto inizio una sorta di evoluzione letteraria verso modelli narrativi; così è nato, nel 1994,  il primo il volume di racconti: “Voci dell’imbrunire” (Calabria Letteraria) di Soveria Mannelli (CZ), il romanzo “Una fredda stagione di speranza” (Maremmi Editore, Firenze 1999); i racconti “Per antiche storie” (Oppure, Roma 2001),

il saggio storico “Storia di Terre: Corazzo, Castagna, Carlopoli,” (Dal Margine – Lamezia Terme, 1997,  ristampato dalla grafica Reventino di Decollatura nel 2002), il saggio storico documentale: “Briganti drude e manutengoli a Castagna”  in collaborazione con Giancarlo De Santis e Francesco Butera  (Incalabria, 2005), il saggio storico  “L’abbazia di Corazzo e Gioacchino da Fiore” (Incalabria, 2005).

Il suo ultimo libro, di cui ha curato la prefazione la prof.ssa Antonietta Benagiano, può essere chiesto all’editore che l’ha pubblicato e cioè all’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (ICI) 
- via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”) – 80131 Napoli (Italia);
tel. 0815461662 -  fax 0812203022 – tel. mobile 339285 82 43; e-mail: iciedizioni@istitalianodicultura.org o a ici@istitalianodicultura.org. Per contatti invece con l’autore: salvatorepiccoli@libero.it

Da ricordare ai nostri lettori che l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (ICI) pubblica anche la rivista internazionale di poesia e letteratura “Nuove Lettere”, la sua versione telematica “Nuove Lettere Elettroniche” (NLE) e, nell’àmbito delle ICI Edizioni, cinque collane editoriali (di poesia, di narrativa e di saggistica). Inoltre organizza il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere” ed un Corso di formazione in Scrittura Creativa, in sede (CSC) ed A Distanza (LESC). Nelle foto: la copertina del volume, l’autore Salvatore Piccoli,  la propf. Antonietta Benagiano che ha curato la prefazione del volume.
(Nino Bellinvia)


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