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Il culto dell’Arcangelo Michele e dei Santi Medici a Massafra

Massafra. Michele è l’unico a cui la Bibbia attribuisce espressamente il titolo di Arcangelo, ed il suo nome significa <<Chi è come Dio?>> (o per altri <<Dio Guarisce>>, ed in questo caso s’instaurerebbe un parallelo coi SS. Medici).

Egli diffonde la parola del Signore, e ne ha difeso la fede al comando dell’esercito celeste contro le orde ribelli del decaduto Lucifero che vennero precipitate a terra.

Per tale motivo è ripreso in armatura con la spada, o lancia, nell’atto di sconfiggere il diavolo (a volte mostrato nelle vesti di un drago); l’iconografia bizantina, invece, predilige l’immagine in abiti da dignitario di corte. Spesso ha poi una bilancia nella mano sinistra per pesare le anime dei defunti, particolare che deriva dalla mitologia egiziana.

Molte sue caratteristiche sono simili a quelle di Ermes/Mercurio, che in aggiunta all’essere principalmente il messaggero degli dei, aveva il compito di accompagnare le anime dei trapassati.

Recentemente è stato accostato anche al personaggio di Superman, infatti in una scena del film Batman VS Superman l’Arcangelo viene raffigurato in una vetrata con gli indumenti aventi gli stessi colori del costume del primo supereroe (il quale, peraltro, ha già una connotazione messianica e un’origine assimilabile a quella di Mosè).

Il suo culto divenne popolare nell’Italia Meridionale dopo un’apparizione sul Monte Gargano in Puglia alla fine del 400. Con riferimento a Massafra, l’Arcangelo Michele è compatrono della città assieme alla Madonna della Scala, e proprio nel relativo Santuario mariano vi è una statua che lo ritrae oltre a quella custodita all’interno della Chiesa Madre. Inoltre, nei pressi della contrada Le Forche, nel comprensorio della Masseria Torella, è ubicata una cripta denominata di Sant’Angelo, in quanto Michele lì si sarebbe palesato: nella cappella si notano nicchie di stile diverso con due soli affreschi, una Madonna con Bambino ed un San Michele Arcangelo, purtroppo molto deteriorato, attribuibile al XII secolo.

Passando ai Santi Medici, Cosimo (o Cosma) e Damiano, essi furono probabilmente dei gemelli d’origine araba in grado di operare prodigiose guarigioni; tra i loro miracoli viene annoverato il primo “trapianto”: la sostituzione della gamba ulcerata di un paziente con quella di un moro deceduto poco prima. Prestando la propria opera gratuitamente furono detti <<anárgiri>>, ovvero <<senza denaro>> o <<senza argento>>.

La loro vita ebbe termine subendo un feroce martirio durante una persecuzione di cristiani ordinata da Diocleziano (284-305 d. C.). Alcuni martirologi riportano che furono martiri 5 volte, con i supplizi che differiscono in base alle diverse fonti: per alcune furono dapprima lapidati ma le pietre sbalzarono contro i soldati; secondo altre vennero fustigati, crocifissi e bersagliati da frecce e lance che anch’esse rimbalzarono; altre ancora narrano che da un alto dirupo li gettarono in mare con un macigno legato al collo, i cui legacci però si sciolsero, ed allora li incatenarono e li misero in una fornace e nonostante ciò non bruciarono, infine perirono per decapitazione assieme ai propri o fratelli più giovani o discepoli.

A parere di molti il culto dei SS. Medici sarebbe una derivazione cristiana di quello dei Dioscuri Castore e Polluce (che nel mito classico erano i figli di Zeus/Giove e Leda, quindi fratelli di Elena di Troia), la cui venerazione da Sparta si diffuse poi in tutta la Magna Grecia, e tra le loro attribuzioni vi era pure quella di essere dei miracolosi guaritori.

Come si legge nel volume di Espedito Jacovelli, a Massafra esiste un forte sentimento di religioso attaccamento ai SS. Medici, protettori dell’omonimo rione (anticamente definito <<degli Ostinati>>) e non ufficiali patroni dell’intera comunità cittadina. La devozione nei loro confronti nacque attorno alla relativa chiesa sulla cui origine si hanno pochi elementi e che poggerebbe su di una grotta che dovette fungere da chiesa rupestre fino al XVII secolo. Della prima metà del 600 è una tempera dei due Santi ora murata nell’arco della volta della sagrestia. Nel 1720 vi fu la costruzione dell’attuale cappella e della facciata, nel 1774 del campanile. Datata 1722 è la Bolla di donazione di alcune loro reliquie, e risalgono agli inizi dell’800 la coppia di statue lignee ed una tela che li raffigurano (opere del decoratore napoletano Francesco Russo).

In paese esistono altre rappresentazioni dei Santi taumaturghi. A titolo esemplificativo si possono citare quelle rupestri nella cripta di San Leonardo o nella piccola basilica di San Marco nei pressi del Ponte Nuovo; poi nella cappella del Castello era presente una tela seicentesca nella quale i Santi erano seduti dietro uno scrittoio, mentre nel Duomo si trova un artistico pannello in cartapesta, acquistato dall’Arciprete Ladiana, che mette in scena il martirio di Cosimo e Damiano; infine le statue custodite nella chiesa dei SS. Medici sono ritratte in una tela di Antonio Lanza ospitata nella sede del Comitato organizzatore dei festeggiamenti, ed in un quadro di Nicola Andreace conservato nella chiesa del Carmine.

Tipica della nostra festa è la “Cavalcata”, detta “Scamiciata” (in dialetto “Scambisciäta”), ossia una schiera di cavalli bardati in corteo sulla cui groppa trovano posto bambini vestiti alla Santi Cosimo e Damiano e/o all’Angelo (o alla San Michele), che l’antica consuetudine fa risalire alle finte battaglie medievali a memoria dei combattimenti tra cristiani e turchi, come quello del 22 settembre 1594 svoltosi alle sorgenti del fiume Tara che viene ricordato tramite il Palio della Mezzaluna (il cui svolgimento avviene durante il “Settembre massafrese”, più o meno proprio nel periodo dei festeggiamenti in onore dell’Arcangelo Michele e dei SS. Medici).
(Nicola Fabio Assi)

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