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Il 25 aprile Arnasco onora il ricordo dei fratelli Mirone

Arnasco. Sarà un 25 aprile molto particolare quello che si celebrerà martedì prossimo ad Arnasco. Il Comune infatti ha deciso in quella data di intitolare ai due fratelli Innocenzo e Natale Mirone una strada in frazione Menosio. La cerimonia prevede (con inizio alle ore 10 e 15) a Menosio l’intitolazione della via, la benedizione di Don Giancarlo Cuneo, il trasferimento al Monumento dei Caduti in guerra, in frazione Chiesa (con deposizione di una corona), canti, interventi del sindaco Alfredino Gallizia e dell’ oratore ufficiale Pier Paolo Cervone e la conclusione alle 11 e 15 con la celebrazione della Messa per i caduti e dispersi di tutte le guerre.

I due fratelli Mirone appartenevano ad una famiglia della frazione Menosio: il sergente Innocenzo Mirone era nato nel 1917 ed il soldato Natale Mirone nel 1914. Entrambi hanno condiviso lo stesso tragico e beffardo destino, cioè di perire durante la Seconda Guerra Mondiale, nella stessa area di guerra, le isole greche, e di non poter fare ritorno in patria neppure da morti per avere almeno una degna sepoltura, poiché ufficialmente risultarono dispersi.

Appartenevano entrambi alla Divisione Acqui, sotto il comando del Generale Luigi Mazzini, che, con i suoi oltre 13 mila effettivi, a partire dall’aprile 1941, occupava sette isole del Mare Jonio. Essi furono vittime anche degli avvenimenti storici: con la destituzione di Mussolini da parte del Re, e la conseguente caduta del Fascismo, avvenuta il 25 luglio 1945, il presidio delle isole Ionie, fino allora solo italiano, diventò un presidio misto con l’arrivo, dal mese di agosto, di contingenti di truppe tedesche. L’8 settembre, poi, il Generale Badoglio proclamò l’armistizio, ordinando in modo perentorio di cessare ogni ostilità contro le forze anglo-americane e, al tempo stesso, di reagire ad eventuali attacchi da qualsiasi provenienza.

Innocenzo fu fatto prigioniero dai Tedeschi e imbarcato dall’Isola di Creta in data 08/02/1944 per essere trasportato in Germania. Le navi di quel convoglio, compresa quella che trasportava Innocenzo Mirone, furono affondate a seguito di attacchi degli alleati.

Natale Mirone visse invece la prigionia nell’Isola di Cefalonia e fu verosimilmente coinvolto in uno dei numerosi massacri di militari italiani ad opera di soldati tedeschi, avvenuti dopo che il 22 settembre dello stesso anno il Generale Gandin, successivamente all’ultima convocazione del Consiglio di Guerra, chiese la resa senza condizioni. I loro corpi, che costituivano una prova di reato, furono nascosti in cisterne, sepolti dal terriccio delle scarpate (minate e fatte saltare per quello scopo), cosparsi di benzina e dati alle fiamme.
(Claudio Almanzi)

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