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Il 24 aprile a Massafra la traslazione della Statua della Madonna della Scala dalla chiesa di San Benedetto al Santuario

Massafra. Venerdì 24 aprile, alle ore 17.00, traslazione della statua della Madonna della Scala, chiusa nella sua teca, dalla chiesa di San Benedetto al santuario “Maria SS. della Scala”, titolo deriva dall’imponente scalinata che porta alla chiesa, la cui costruzione è aggrappata alle pareti scoscese di uno dei tanti burroni delle Murge, in uno dei luoghi più suggestivi delle Puglie, abitato dai Monaci Basiliani al tempo dell’iconoclastia. Rimasto a lungo abbandonato, l’originario Santuario, dedicato a S. Maria Prisca, fu ricostruito nel 1700. Vi si venera un antico affresco bizantino di “Vergine odigítria.

La Novena dal 24 aprile al 2 maggio  con Sante Messe alle ore 7.00 e alle ore 18.00. Durante la novena sarà distribuito ai fedeli il tradizionale “cuonzo” (il concio, ovvero pasto sacro, una miscela di grano, ceci e semi di finocchio) preparato da diversi anni dalla signora Caterina Bianco Antonacci (il grano è offerto dal dott. Michele Mastrangelo). Una tradizione secolare di cui ne ha parlato, tra i primi, l’avv. Vincenzo Gallo nel libro “La municipalità di un rito: tradizione, storia, etica” (tipografia Martinelli & Copeta, 1909, Taranto). Scriveva allora che la prima domenica di settembre 1776 (essendo stata la Madonna proclamata Patrona principale di Massafra) si svolse la prima festa patronale col rito della consegna delle Chiavi.
Quando la processione con la ricca statua della Madonna, dopo aver percorso la Gravina, giunse nel luogo chiamato lo “Montirrone del Cuonzo” (sito tra il Santuario Madonna di Tutte le Grazie e l’antica chiesa madre), la statua fu fermata e il Vescovo offrì il così detto “Concio”, cioè una miscela di grano, uva ed olive in un gran cesto, che auspice la Patrona, fu distribuito al popolo in luogo della carne dei cervi, che più non apparivano”.
 Secondo una leggenda, infatti, riportata nel libro dei Battezzati del 1876 e da diversi autori, anticamente “ogni anno, in occasione della festa di Maria, dalla sponda superiore della valle (ove pur dicesi trovarsi un albero di carrube), spontaneamente comparissero due cerve, grande l’una, piccola l’altra. Di queste, la maggiore, alla vista del popolo, che plaudente osserva il prodigio, si precipitava in fondo al burrone, le cui carni distribuivansi ai fedeli ivi accorsi”.

Quando le cerve non apparvero più, il pasto a base di carne di cerva fu sostituito dal “Cuonzo”. La festa della Madonna della Scala anticamente coincideva con l’Assunta, il 15 agosto, e il “cuonzo” veniva distribuito allora. Quando poi la festa patronale fu fissata alla prima domenica di maggio, nella composizione del “cuonzo” all’uva e alle olive furono sostituiti i ceci e i semi di finocchio.
Sia che si voglia considerare vera la leggenda della cerva (che si offriva in volontario olocausto al popolo il giorno della festa) sia che la si voglia interpretare come un racconto parabolico dell’Eucaristia (considerando cioè la cerva figura di Cristo che il giorno della festa, appare sotto la specie del pane e del vino e si offre in cibo ai credenti), l’usanza del “cuonzo” perpetua la memoria di un legame profondo e antico tra S. Maria della Scala (l’antica Santa Maria della Cerva) e il popolo di Massafra, e, per il tramite della Vergine, rinsalda l’Alleanza tra il Dio fatto Uomo, che si fa cibo di salvezza, e chiunque si riconosca peccatore.

“Per il suo valore spirituale (ci ha detto Giulio Mastrangelo, segretario del Comitato organizzatore dei festeggiamenti in onore alla Madonna della Scala) è giusto conservare e trasmettere ai posteri la tradizione del “cuonzo” che sintetizza efficacemente, più di tanti apparati esterni, il vero senso della festa”.

Nella foto l’affresco restaurato della Madonna della Scala.
(Nino Bellinvia)


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