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I test nucleari non sono fuochi d’artificio, la Corea del Nord lo imparerà a proprie spese

A creare allarme e a farci riflettere sul clima d’instabilità nel quale viviamo, ci ha pensato la Corea del Nord, che alcuni giorni fa, attraverso l’ennesimo test nucleare nell’Asia orientale, ha portato un po’ di brividi  ai paesi confinanti, i quali si sono indignati e hanno protestato, ma inutilmente. Il test si è svolto intorno alle 9 del mattino (ora locale), nei dintorni del centro atomico di Punggye-ri, dove avevano avuto luogo anche i  precedenti 4 test degli anni scorsi.

Quest’ultimo, avvenuto il 9 settembre, ha scatenato un terremoto anomalo, di magnitudo 5,3 della Scala Richter. Sono stati i sismografi degli Stati Uniti a rilevarne la densità, anche se, per ovvie ragioni, si è trattato di un terremoto atipico, superficiale, conseguenza diretta del test.

La Corea del Sud, politicamente sotto l’influenza degli USA, ha fortemente protestato, sostenendo che la potenza sprigionata dal test, è stata pari a quella di Hiroscima. Secondo l’Agenzia metereologica sudcoreana, la potenza è stata di poco inferiore, quella di Hiroshima era di 15 kilotoni, mentre il test nella Corea del Nord di 10.

Per ragioni di schieramento politico, la Corea del Nord e quella del Sud, fanno scorrere il dialogo sulla ruggine delle pregresse ostilità, in fondo mai del tutto sopite. A Pyongyang (capitale nordcoreana), tuttavia esultano, come fossero arrivati primi ai 100 m. stile libero dell’ultima Olimpide. Addirittura, nella capitale nord coreana è stato sistemato un maxi schermo per seguire in diretta ‘gli effetti speciali’ della sperimentazione, mentre nei paesi vicini lo sdegno era totale.

In fin dei conti, comunque, questo assurdo entusiasmo, parla di concezioni distorte su un certo tipo di armi, quali sono quelle di tipo nucleare, le quali non sono propriamente un giocattolo nelle mani dei governi, né un mezzo per procurarsi emozioni, come fosse una sniffata di cocaina. Sono strumenti che già in fase di test fanno ben capire di cosa sono capaci, qualora ce ne fosse ancora bisogno.

Chi sta giocando sporco con queste sperimentazioni, è peraltro un paese che  non può neppure permetterselo sul piano economico; non quanto la Corea del Sud, che è la quarte potenza dell’Asia, e ha un’economia piuttosto solida, dispone di un’altissima tecnologia informatica, e non teme confronti a livello mondiale nel settore.

In questa circostanza, il leader del paese, Park Geun-hye, primo presidente donna, eletta nel 2013,  ha telefonato con urgenza al Presidente Obama, per informarlo di ciò che era accaduto. Nel corso della lunga telefonata, si è dichiarata fortemente contrariata dall’arbitrio del dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, che ha definito affetto ‘da manie incontrollabili’, pericoloso, alla guida di un paese che per di più crede in lui e lo sostiene. Ma non manca di sottolineare che questi atteggiamenti sconsiderati, senza un minimo di ponderazione, stanno portando il paese verso l’autodistruzione.

La Corea del Nord è già molto penalizzata dalle sanzioni, per questo il dittatore Kim Jong-Un ha il dente avvelenato nei confronti degli Usa, e per tutti è palese che l’ultimo test effettuato, sia un’arma di ricatto proprio contro l’ostilità del governo americano. Una dimostrazione di forza, per chiarire che può permettersi di gestire armi fortemente offensive e destabilizzanti sul piano geopolitico. Nonostante la Cina sia uno storico alleato della Corea del Nord, questa volta Pechino ha espresso contrarietà e avversione verso la leggerezza con cui Pyongyang sta portando avanti i test nucleari.

La condanna decisa del presidente americano non si è fatta attendere ; ‘le conseguenze saranno gravi’, ha tuonato. E anche dal Palazzo di Vetro la risposta è stata chiara e inequivocabile: l’ONU  prenderà molto presto provvedimenti, si porteranno al voto nuove risoluzioni, più rigorose in materia di test sul nucleare.

I più allarmati sono la Corea del Sud e il Giappone, quest’ultimo ha convocato il Consiglio Nazionale per la sicurezza, il quale sta provvedendo, in collaborazione con esperti del governo americano e sudcoreano, ad analizzare le immagini trasmesse dai satelliti nell’area interessata al test.

Ed è forse l’effetto che intendeva provocare il leader Jong-Un, ritenuto inaffidabile e un po’ invasato, disposto a tutto pur di attirare l’attenzione verso il suo paese. E’ probabile, tuttavia, che non abbia messo esattamente in conto le reazioni a livello internazionale, e non valutato con la necessaria prudenza, nemmeno le conseguenze alle quali sta per andare incontro. Ha attirato prima di tutto su di sé uno sciame di polemiche e, in qualità di leader, non ha certo contribuito a portare in alto la stima e la credibilità. Il buon senso non lo sfiora neppure di striscio, si potrebbe dire.

Pare che a gennaio scorso, per il suo compleanno, avesse promesso ‘il suono emozionante della nostra prima bomba all’idrogeno’. A dicembre dello scorso anno, invece, il leader nordcoreano, aveva dichiarato che il suo paese possedeva una bomba all’idrogeno (H), e per difendere la dignità e l’indipendenza del suo paese, era pronto ad usarla. Non tutti ne sono convinti, ma nel dubbio..

Intanto, il 9 settembre, ha violato ancora una volta la risoluzione dell’ONU, contro la proliferazione nucleare, che deve essere tenuta sotto il massimo controllo e sorveglianza. La Nato ha definito il test ‘una provocazione molto inquietante’.

Fu Bill Clinton nel 1996, nel Palazzo di Vetro, a firmare un’importante risoluzione, il noto “Comprehensive Test Ban Treaty”, col quale si vietavano sistematicamente gli esperimenti atomici. Per l’occasione usò la stessa penna di John Kennedy, che siglò il primo trattato nucleare nel 1963. Insieme a Clinton, sottoscrissero l’accordo anche altri paesi, come Francia, Russia, Cina e Italia.

Jong-UN è purtroppo spregiudicato e privo di equilibrio, dato che continua a ripetere, facendo rimbalzare le sue dichiarazioni tramite i notiziari della TV di Stato, che “il suo paese è in grado di montare testate atomiche su missili balistici..” Non si rende conto che queste parole suonano come una provocazione intollerabile per il resto del mondo. E comunque sarà necessario prenderlo sul serio, non è uno spaventapasseri, e le conseguenze dell’ultimo test lo hanno dimostrato.

Secondo le notizie diffuse dalla TV nordcoreana, si è trattato di un perfetto successo, ad impatto ambientale ‘zero’. Per la Corea del Nord, sarà l’ennesima frattura nelle relazioni internazionali, e le conseguenze saranno piuttosto pesanti anche sul piano economico. Purtroppo il popolo nordcoreano non è consapevole, l’oppio della bomba ‘H’, lo ha suggestionato, fino a non fargli percepire le insidie dietro la porta di casa.
(Virginia Murru)


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