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I giorni della merla (tra realtà e leggenda)

Gli ultimi giorni di gennaio, rappresentano il cuore dell’inverno, richiamano i paesaggi quasi spettrali dei campi deserti, spesso coperti di neve, soprattutto al nord, ma non solo, alle cupe atmosfere delle strade di città, nelle quali la gente si sposta velocemente, vestita di tutto punto: sono i giorni della merla.

La tradizione popolare italiana ha attribuito questo curioso epiteto agli ultimi giorni di gennaio, in virtù di una leggenda tramandata di generazione in generazione, che suscita le domande curiose dei bambini, ma anche degli adulti. Quest’anno, peraltro, data la forte perturbazione in arrivo dal nord Atlantico, che sta interessando il centro-sud della penisola, rispetta in pieno il significato di freddo e gelo legato a questo breve periodo dell’anno. In ogni regione ci sono versioni diverse della leggenda, ma la morale e il messaggio è sempre lo stesso, i giorni della merla sono in qualche modo uno svincolo, una sorta di crocevia tra il mese più rappresentativo della stagione invernale, e febbraio, che solitamente presenta temperature meno aggressive, anche se il rigore comunque persiste, dipende ovviamente dall’assetto climatico.

I contadini con il loro prezioso sapere, basato sull’osservazione diretta dei fenomeni naturali, hanno sempre sostenuto che dal clima che si presenta durante i giorni della merla dipenderà quello di febbraio, e a marzo l’inizio della rinascita in natura, ovvero la primavera. Se gli ultimi giorni di gennaio, dal 29 al 31, saranno miti, la primavera rimanderà il suo ciclo di stagione, si presenterà fredda e interessata da forti movimenti di correnti, vento e instabilità. Se invece questi giorni ‘cruciali’ saranno veramente freddi, osservando le direttive della natura, la primavera anticiperà il suo arrivo, e già dalle prime settimane di marzo, si potrà assistere all’esuberante estro della natura, con gli alberi a foglia caduca che aprono le loro gemme e fioriscono, si potranno ammirare le cascate gialle delle ginestre lungo i pendii, che adorneranno e renderanno più festoso e vitale il paesaggio, specie quello rurale fuori dalle zone urbane.

Neppure i meteorologi in questo caso mettono in discussione la saggezza popolare, e ogni anno vediamo che nei loro servizi di previsione del tempo, fanno riferimento ‘ai giorni della merla’ (29-31 gennaio), come significativi dell’andamento del mese successivo, e della primavera in generale per quel che riguarda l’evoluzione del clima e delle temperature.

La leggenda legata a questi giorni, è davvero accattivante e curiosa, intenerisce soprattutto i bambini. Ovviamente protagonista è la merla, che è femminile quanto a genere, ma il dimorfismo in natura presenta altre caratteristiche su questi splendidi uccelli, il cui canto tra l’altro è splendido, e allieta l’alba dei giorni invernali, soprattutto quando comincia la stagione degli amori, proprio tra fine gennaio e febbraio.

La merla dunque, essendo femmina, presenta una livrea diversa dal maschio, infatti ha un piumaggio lucente e bruno, e lo è anche il becco, il maschio invece ha un piumaggio nero brillante e il becco inconfondibilmente giallo, per cui il nero che si attribuisce alla merla nella leggenda, come vedremo, non è propriamente così in realtà..

Si racconta che un tempo la merla avesse una livrea di piume bianche bellissime, e che se ne andasse in giro durante le giornate di febbraio ostentando il suo piumaggio, al punto da indispettire gennaio, il quale le rendeva la vita difficile divertendosi a improvvisare bufere di neve, forti raffiche di vento e gelo nell’aria, ogni volta che il bellissimo volatile usciva per approvvigionarsi di cibo. Alla fine la merla non ne poté più dei suoi dispetti, e decise di fargli una sfuriata con  invettive tali da indurlo a controllare il potere degli elementi.

“Sei dispettoso e crudele, anche quest’anno hai fatto morire tanti uccelli, ma non ti vergogni? – Devi smetterla di renderci la vita così dura, come possiamo sopravvivere noi animali, tu sei contro la natura, questa è la verità..”

“Sciocchezze – rispose gennaio, per nulla commosso – vedo che ti pavoneggi ogni giorno, nonostante il tempo, non sembra importarti poi tanto del freddo.. Secondo te, io dovrei dispensare sole a piacimento, solo perché a te il freddo da fastidio? – Deve esserci freddo, la natura ha bisogno di riposo, inoltre io sono indispensabile con il mio rigore, perché questi sono i regolamenti del Creato.. morire per rinascere, a me è stato attribuito questo compito ingrato, d’accordo, ma devo svolgerlo, che vi piaccia o no, e ora finiscila con le tue rimostranze, mi stanno venendo a noia..”  Niente, imperturbabile, insensibile. La merla s’indignò ancora di più, e decise che il prossimo inverno avrebbe acuito l’ingegno, facendola in barba alla strafottenza del primo mese dell’anno. Così fece. Durante il periodo autunnale divenne insolitamente operosa, e riempì  il nido di cibo, così che a gennaio non fosse costretta ad andare in giro tra la neve, il vento e il gelo, rischiando perfino di morire assiderata.

E giunse gennaio.. ma questa rivalsa non le bastò, nutrita a dovere ogni giorno, malgrado il tempo, ogni tanto metteva in movimento le ali e si faceva qualche giretto nei dintorni, non disdegnando il canto, e finendo per indispettire sempre più gennaio, che credeva di averla relegata nel nido, con esibizioni di tormente, tempeste e tutto ciò che l’estro della sua natura gli metteva a disposizione. Cosa mai poteva fare?

Bisogna a questo punto precisare che nel calendario Romano, gennaio aveva 29 giorni, mentre febbraio ne aveva due in più.. Quando gennaio si rese conto che il tempo a disposizione era finito, mentre la merla pestifera esultava cantando in lungo e in largo tra un campo e un filo di corrente, decise di rivolgersi a febbraio.. per chiedergli credito. Gli spiegò la situazione, con una certa aria da vittima, e riuscì a persuadere febbraio, che in fondo era un semplicione ingenuo. E così riuscì a fregargli due giorni, per portare la merla alla più assoluta esasperazione, diventando ancora più crudele, rendendo questo ulteriore spazio di tempo, più duro da trascorrere. La merla, che credeva di avere ormai attraversato il ponte ed essersi lasciata alle spalle quel mese odioso, si ritrovò senza cibo, costretta a trascorrere parte della giornata al freddo, così tanto intenso da rischiare di non farcela a sopravvivere.

L’ultima possibilità fu il rifugio nel tepore della canna fumaria di un camino, era talmente infreddolita che vi si tuffò, trovando all’interno un mattone sporgente che le garantiva protezione e appoggio. Dopo tre giorni notò che all’esterno il clima era migliorato, un quadrato di cielo limpido attrasse la sua attenzione e così abbandonò il rifugio. Ma.. per salvarsi dovette sacrificare la sua livrea bianca e bellissima, diventò infatti nera come.. il carbone. Non se ne curò più di tanto..

Ecco dunque la ragione e il significato dei ‘giorno della merla’, e dei due giorni chiesti in prestito da gennaio, perché diventassero davvero impossibili da trascorrere all’aria aperta. E’ ovviamente una leggenda, ma il genere umano è avvezzo a trovare ragioni a qualsiasi avvenimento, anche alle leggende.
(Virginia Murru)

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