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Guzzinati intervista Almanzi sulla Biennale d’arte di Venezia

Albenga. Un giornalista ingauno ha seguito, per documentarne e raccontarne ai lettori gli eventi più importanti, la 54^ Biennale d’arte di Venezia. Si tratta di Claudio Almanzi, 59 anni, già segretario del Centro Internazionale di sperimentazioni artistiche Marie Louise Jeanneret di Boissano che ha redatto una serie di articoli per “ Il Corriere Mercantile”, “Il Secolo XIX”, “ L’Avvenire” e svariate testate on-line italiane e straniere.
“Ho incontrato – dice Almanzi, nipote di Augusto Andreini, uno dei più grandi collezionisti ed esperti d’arte liguri – alcuni importanti artisti e critici ed ho preso parte a varie inaugurazione fra le quali quella della tradizionale collettiva Ucai all’interno della kermesse veneziana”.
Il giornalista albenganese, che ha alle spalle anche un passato di gallerista, ha cercato di raccontare alcune delle figure che lo hanno colpito maggiormente e le novità e le stranezze della più grande rassegna d’arte del mondo. Fra gli artisti e critici che il giornalista albenganese ha incontrato ed intervistato ci sono stati

Paolo Baratta, Mohammad Mehdi Ghan Beigy, Marziyeh Karim Zadeh Torabi, Agostino Bonalumi, Pascal Mc Lee,  Giorgio Celiberti, Vitali Velasco, Thomas Hirschhorn, Paolo Icaro, Kwok Mnag-Ho, Italo Zannier, Liina Siib e Kristaps Gelzis.
“È una biennale che rispecchia un po’ il senso di smarrimento, depressione e crisi che caratterizza l’Occidente – prosegue Almanzi – Molte le cose interessanti, ma mi ha colpito l’abuso dei video, cosa che comunque sta contraddistinguendo anche altre famose biennali, come quella di Lione. Certo dal punto di vista organizzativo, pratico e logistico i video danno sicuramente meno grattacapi dei quadri o delle sculture, ma a tutto si dovrebbe porre un limite”.

Ed il padiglione italiano? “Ritengo – prosegue Almanzi – che le tante critiche a Vittorio Sgarbi fossero esagerate e pretestuose. Ho infatti apprezzato il suo lavoro: coraggiosa la sua scelta di esporre da Salemi il Museo della Mafia, iniziativa risultata indigesta a certi ambienti e ottima l’idea di rendere aperta e democratica la scelta dei 200 artisti, affidandola a 200 grandi personalità di riconosciuto prestigio internazionale”.

Anche l’edizione 2011, che ha toccato il record di numero di Paesi partecipanti, ben 89,  meriterebbe di essere vista da tutti, non solo dagli addetti ai lavori, perché fra le centinaia di artisti presenti alla Biennale e le molteplici offerte ed iniziative culturali collaterali c’è davvero la possibilità per tutti di trovare qualcosa di proprio gusto. “È stata anche molto valida – aggiunge Almanzi – la scelta della mostra internazionale del curatore, Bice Curiger: “Illuminazioni”, con 83 artisti che formano una esposizione davvero senza confini, aperta in maniera folgorante dai tre capolavori del Tintoretto”.

Alla Biennale 2011 si sono presentati per la prima volta 4 paesi: Andorra, Arabia Saudita, Repubblica Popolare del Bangladesh ed Haiti, mentre alcuni sono ritornati dopo molti anni. L’India mancava dal 1982, il Congo dal 1968, Cuba ed il Sud Africa dal 1995. “La biennale è sempre una occasione ideale – conclude Almanzi – per avere uno sguardo d’insieme, sul mondo dell’arte contemporanea”. La 54^ mostra chiuderà i battenti il prossimo 27 novembre.
(Adalberto Guzzinati)

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