Guardia di Finanza: con operazione “Caronte” smantellato traffico di esseri umani
NEWS, PRIMO PIANO 11 luglio 2012
La Spezia. Ulteriore colpo da parte della Guardia di Finanza ad una organizzazione internazionale già in parte smantellata nel dicembre 2011 composta da nigeriani finalizzata al traffico internazionale di esseri umani tra Nigeria ed Italia, alla riduzione in schiavitù, allo sfruttamento della prostituzione e al traffico di sostanze stupefacenti. Coordinati dalla Direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Genova; i Finanzieri hanno eseguito globalmente 20 arresti in tutta Italia e in Germania. Tra i reati contestati anche sequestro di persona, stupro e rapina.
L’indagine è stata avviata nel mese di marzo del 2011, a seguito di un arresto per spaccio di droga nei confronti di un nigeriano ventenne, abitante a La Spezia. Proseguendo le indagini sullo straniero e sulla scorta di frammentarie ammissioni ricevute da parte di alcuni esponenti della locale comunità nigeriana, che evidentemente volevano tutelare la parte sana della loro collettività, i militari riuscivano ad assumere informazioni circa il turpe traffico messo in atto dal gruppo criminale.
Sin dalle prime fasi dell’operazione, gli investigatori si rendevano conto che lo spaccio di droga era un’attività marginale del gruppo centrafricano, il quale aveva come fine ultimo quello di finanziare il traffico di persone dalla Nigeria in Italia.
L’indagine, per la sua particolarità, è stata condotta sia con metodi investigativi tradizionali che con intercettazioni telefoniche ed ha permesso di individuare i componenti di un’articolata associazione criminale dal carattere transazionale, con vertice in Nigeria e ramificazioni in Niger, Libia e Germania, composta da numerosissimi consociati, ciascuno dei quali con mansioni specifiche, sia uomini che donne:
- gli uomini cooperavano con il vertice dell’associazione per garantire il perseguimento dei fini illeciti: molti smistavano schede telefoniche intestate a persone inesistenti per garantire al gruppo l’“anonimato” nel caso in cui i componenti venissero intercettati; altri praticavano la vendita al minuto di stupefacente per garantire un costante flusso monetario per poter finanziare le attività illegali;
- le donne (c.d. “madames”) erano coloro che “acquistavano” le giovani connazionali appena arrivate in Italia e le “destinavano” in luoghi determinati delle strade italiane, al fine di sfruttarle come prostitute;
- in Nigeria, erano coloro che selezionavano e reclutavano giovani donne da inviare in Italia;
- nelle città di Agades e Dirkou, in Niger, erano presenti cellule criminali aventi il compito di predisporre i viaggi attraverso il deserto del Sahara e fornire mezzi di trasporto alle carovane;
- in Libia erano dislocati altri punti di smistamento dei migranti che, dopo una sosta di pochi giorni, venivano condotti fino ai porti libici di Tripoli e Sabratha, prima di essere “caricati” nelle carrette del mare alla volta di Lampedusa.
L’organizzazione criminale nigeriana stabiliva periodicamente delle vere e proprie “quote” di persone da inviare in Europa, mediante i canali dell’immigrazione illegale, assegnando ai loro referenti, anch’essi di etnia nigeriana ed ormai radicati nelle nazioni occidentali, il compito di destinarli ad attività illecite di ogni genere.
Nel lasso temporale che ha interessato le indagini è stato stimato che almeno 10.000 persone siano state fatte entrare clandestinamente in Italia, attraverso viaggi rischiosissimi: difatti le vittime venivano trasportate con mezzi rudimentali di trasporto e successivamente ammassate in veri e propri lager lungo le coste libiche in attesa della traversata sulle cosiddette “carrette del mare”. Il viaggio sahariano poteva avere una durata anche di 60 giorni, mentre la continuazione via mare prevedeva una traversata di almeno 5 giorni.
Tuttavia non tutti i migranti riuscivano a completare la traversata: alcuni morivano di fame e di sete lungo il deserto, altri rimanevano vittime della polizia nigerina e libica. Secondo le stime di Fortress Europe, organizzazione che monitorizza i flussi migratori verso l’Europa, dal 1996 sono circa 1600 le persone decedute lungo le rotte trans-sahariane. Ma, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, ogni viaggio ha i suoi morti: le stime censite, quindi, sarebbero largamente sottostimate, come peraltro confermato dalle intercettazioni, che hanno rivelato circostanze raccapriccianti: nel mese di agosto del 2011, durante una traversata nel deserto, uno dei camion che trasportava i migranti, con a bordo circa 80 persone, finiva fuori strada, ribaltandosi. Nell’incidente rimanevano uccise diverse persone, mentre i sopravvissuti, benché imploranti aiuto al mezzo che seguiva, non ricevevano alcun tipo di soccorso. Anche l’interlocutrice telefonica, sollevata, non dimostra alcun tipo di pietà verso i connazionali, rallegrandosi del fatto che sul camion superstite vi erano tre ragazze le quali, giungendo in Italia, per estinguere il loro debito avrebbero con il tempo consentito all’aguzzina di realizzare circa 100.000 euro, provento della loro futura attività di prostituzione.
Numerosi altri riscontri, invece, riferiscono di cadaveri abbandonati all’abbraccio pietoso delle onde nel corso dell’attraversamento del Mediterraneo, persone in grave crisi di sete costretti a dissetarsi solo grazie alle loro urine, ragazze convinte a cedere alle richieste dei carnefici solo a seguito di stupri seriali.
Giunti all’isola di Lampedusa i clandestini, dopo un breve periodo di permanenza, venivano destinati ai centri di accoglienza del sud Italia. In questa fase si attivavano le teste di ponte del gruppo criminale: nigeriani già domiciliati, legalmente o meno, nel territorio nazionale, rifornivano gli immigrati di schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti al fine di renderli reperibili per i loro aguzzini, ma invisibili alle ricerche delle Autorità, organizzandone la fuga per poi assegnarli alle dipendenze degli sfruttatori.
Al fine di ottenere la fedeltà delle sventurate da avviare alla prostituzione in Italia, venivano inoltre praticati riti “voodoo”, con l’effetto di creare una forma di sudditanza psicologica, integrata anche da minacce di morte nei confronti loro e dei familiari, sino allo scioglimento del vincolo di obbedienza e schiavitù. Il rituale mistico/tribale, tradizionalmente utilizzato per creare un legame tra la vittima e i trafficanti, veniva eseguito in territorio africano.
L’attività di prostituzione, e di spaccio della droga, se eseguita con perseveranza ed obbedienza verso i controllori, avrebbe consentito alle ragazze di riscattare il prezzo pattuito per la liberazione tuttavia, come accertato, alcune di loro hanno preferito, in luogo di una nuova vita, salire di un gradino nell’organizzazione criminale, accettando a loro volta di diventare protettrici e responsabili di nuove arrivate.
In considerazione della gravità dei reati accertati nei confronti dell’organizzazione, radicata in tutta Italia, dal mese di agosto l’indirizzo delle indagini è stato assunto dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Genova, sotto il coordinamento del dott. Federico Panichi che ha intensamente lavorato sull’esito delle investigazioni eseguite dalla Guardia di Finanza della Spezia, alla quale hanno affiancato alcuni uomini della Sezione di Polizia Giudiziaria “Criminalità Organizzata” presso la Procura.
Nel corso dell’indagine sono stati eseguiti complessivamente 20 arresti, sia in flagranza di reato che in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere, in Liguria, Toscana, Lombardia, Veneto, Campania, Piemonte, Emilia Romagna ed in Germania, e circa 60 denunciati. L’ultima tranche ha visto l’esecuzione della custodia cautelare in carcere, nella nottata appena trascorsa, di 4 soggetti nigeriani.
Orribile l’elenco dei reati contestati: associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, alienazione di schiavi, rapina, sequestro di persona, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e traffico di stupefacenti.
L’indagine “Caronte”, prima del genere ad essere eseguita con questi risvolti dalla Guardia di Finanza in Europa, ha accertato il modus operandi dei protettori i quali, al fine di evitare l’identificazione delle ragazze, ne gestiscono la prostituzione in diverse città del nord Italia, con frequenti scambi di località, controllandole assiduamente per raccogliere i soldi guadagnati e rinsaldare il vincolo di sudditanza, giungendo a malmenare, e talvolta ad uccidere, le ragazze che non pagano il loro debito.
(C.S.)
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