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Gruppi di lavoro su Sanità, Sociale, Cittadinanza attiva a Savona, in vista della prossima amministrazione regionale

Savona. Lunedì 28 luglio, presso la Sala dell’Ipercoop “Il gabbiano” a Savona, Lorena Rambaudi (nella foto con l’assessore Paita), assessore alle politiche sociali, terzo settore, cooperazione allo sviluppo, politiche giovanili, pari opportunità della Regione Liguria, ha coordinato un incontro riservato a operatori del settore sanitario e sociale. Lo scopo era formare dei gruppi di lavoro su tre grandi tematiche: Sanità,  Cittadinanza attiva, Sociale, che daranno il loro contributo di idee alla prossima amministrazione regionale.

Nell’introduzione ai lavori, l’assessore si è espressa anche chiaramente sulla tanto dibattuta questione degli ospedali della provincia di Savona.

Bisogna distinguere, ha spiegato, tra “contenitori” e “contenuti”. I contenitori sono i quattro ospedali per i quali, negli anni, sono stati fatti grandi investimenti. Ad esempio, l’ospedale di Albenga è nuovo e, anche se non è stato deciso dall’amministrazione in carica, è costato molto. È evidente che non può essere dismesso, anche perché, tra l’altro, le scelte economiche devono essere giustificate davanti alla Corte dei conti. Così pure per costruire un nuovo grande ospedale a Savona, per tutta la provincia, come ipotizza qualcuno, non ci sarebbero oggi i fondi necessari.

Per quanto riguarda i “contenuti”, si è puntato a un processo di diversificazione che non è ancora del tutto completato: ognuno dei plessi è come una parte di uno stesso grande ospedale.

Infatti, in Val Bormida, un territorio difficile, montano, l’ospedale, che è un presidio necessario, si specializza nella day surgery, grazie a un investimento di due milioni e mezzo nelle sale operatorie.

Ad Albenga, appunto, c’è un ospedale nuovo, moderno, che, oltre ad alcune funzioni di base, segue il progetto ortopedia, un centro di sperimentazione regionale nel settore ortopedico. Molti specialisti, infatti, formati sul territorio, sono andati, poi, a lavorare nel privato o in altre regioni e parecchia utenza li ha seguiti. Si sta operando, allora, per riportare l’utenza in Liguria, perché si perdevano, in quel modo, molti posti di lavoro (così, ultimamente, sono stati creati 150 nuovi posti di lavoro). Un ospedale funzionante, inoltre, genera un indotto di servizi, commercio, attività varie, che dà vita alla città, è come avere una fabbrica sul territorio.

Per quanto riguarda Pietra Ligure, oggi gli ospedali moderni non sono più a padiglioni, quindi, la struttura sarà rimodernata, conservando alcune eccellenze da potenziare, tra cui l’unità spinale, il traumatologico e riabilitativo, ecc.

Anche su Savona sono stati fatti investimenti importanti, come quello relativo al pronto soccorso: è diventato così un punto di riferimento per le emergenze nel ponente ma anche di eccellenza, come, ad esempio, nella chirurgia della mano.

Si deve puntare, ha aggiunto la Rambaudi, sia ad avere un ospedale raggiungibile dai cittadini senza essere a rischio che alle eccellenze, con una visione generale del territorio ligure.

Dopo l’introduzione dell’assessore, i numerosissimi intervenuti si sono divisi nei gruppi e hanno iniziato a discutere per trovare nuove proposte e soluzioni.

Le conclusioni, quindi, sono state presentate dai coordinatori dei gruppi alla presenza di Raffaella Paita, assessore alle Infrastrutture, attività di protezione civile, difesa del suolo, ciclo delle acque e dei rifiuti, ecosistema costiero, rapporti con gli enti locali della Regione Liguria, che ha completato l’incontro.

Sulla sanità, ha ribadito la Paita, abbiamo bisogno di avere un rapporto maggiore con gli operatori, dobbiamo cercare un patto attraverso il quale avviare una corresponsabilizzazione nel governo dei prossimi anni. Per quanto riguarda gli ospedali, la Paita si era già espressa alla Festa dell’Unità a Savona, e ribadisce che è stato maturato nel tempo un assetto equilibrato tra le quattro divisioni di un unico ospedale da non rimettere in discussione. Bisogna, invece, impegnarsi nella lotta alle fughe, che riducono i posti di lavoro, valorizzando la qualità e potenziando il rapporto con gli altri territori. Bisogna ridurre anche le liste d’attesa nelle quali i risultati raggiunti non sono sufficienti. In questo, possono aiutare molto sia la sburocratizzazione che i medici di base, per i quali è previsto un grande piano di collaborazione. Non c’è dubbio che ci sia troppa politica nella sanità e i gruppi di lavoro, con uno stretto rapporto di cooperazione, serviranno anche a mettere in primo piano chi sa veramente cosa dire sul tema e a fornire le competenze tecniche, in modo che le scelte politiche poi siano davvero utili e consapevoli.

La Paita, ha fatto notare, inoltre, per quanto riguarda gli altri soggetti di discussione, che ci sono meno famiglie che iscrivono i bambini al nido perché non hanno abbastanza denaro. Questo comporta un limite di libertà grave per la donna sul quale è necessario impegnarsi.

Nell’ambito della formazione, infine, bisogna rimettere a fuoco le esigenze liguri. Se ci sarà bisogno di lavoratori nel terzo valico, negli interventi della gestione del dissesto idrogeologico o nel turismo, i corsi dovranno preparare tali lavoratori. Infatti, ha spiegato che le varie imprese liguri, quando si presentano in Regione, sostengono tutte di avere posti di lavoro per i quali non trovano le professionalità. Occasioni, dunque, da non perdere più!
(Renata Rusca Zargar)

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