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Gli orizzonti del mercato del lavoro in Liguria e in Italia: note per un approccio all’offerta di lavoro

La crisi che coinvolge quasi tutti gli stati industrializzati ha portato con sé difficoltà crescenti nel reperire una occupazione non soltanto da parte dei giovani, ma anche per chi sia stato escluso dal mondo del lavoro dalle ormai frequenti chiusure che colpiscono aziende persino di lontana tradizione e radicamento sul territorio.

Quali sono, oggi, nel nostro paese, le logiche che regolano i rapporti tra domanda e offerta di lavoro?

La liberalizzazione dei contratti individuali di lavoro e il conseguente ridisegnarsi delle funzioni del Collocamento (oggi Centro per l’Impiego), ha profondamente innovato il panorama del mercato del lavoro negli ultimi 15 anni. Val la pena di far cenno riguardo ai passaggi attraverso i quali si è sviluppata l’attuale disciplina.

La prima frattura al principio dell’intervento pubblicistico nell’instaurazione del rapporto di lavoro privato si è verificata con l’introduzione del lavoro interinale nell’ordinamento giuridico tramite il pacchetto Treu nel 1997 (governo Prodi), successivamente soltanto in parte modificato dalla legge Biagi del 2003 (governo Berlusconi).

In virtù della legge 196/97, infatti, per la prima volta l’instaurarsi del rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore avveniva direttamente, attraverso un contratto di natura sostanzialmente e formalmente privata riguardo al quale, nei confronti del Collocamento, rimaneva ai contraenti soltanto l’obbligo di un’informazione di valore non costitutivo.

Oggi sono un ricordo le liste di collocamento, mentre i Centri per l’Impiego hanno assunto prevalenti funzioni di coordinamento nazionale e locale nel regolare i flussi di informazioni circa le opportunità lavorative.

La legge Biagi ampliava le modalità del lavoro interinale trasformandolo in lavoro in somministrazione, ma lasciando intatte le filosofie portanti che prendono le mosse da disposizioni di natura internazionale e da indirizzi comunitari. La 276/2003 inoltre ritoccava l’istituto del contratto coordinato e continuativo (co.co.co.) istituendo il contratto a progetto (co.co.pro.), al fine di evitare casi di lavoro sostanzialmente subordinato mascherato, privo delle relative garanzie.

Dopo un robusto intervento legislativo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso il D. Lgs. 81/2008, che sostituiva la famosissima 626/94 e la legislazione precedente, giustificato e richiesto a gran voce  dopo la tragedia della Thyssenkrupp a Torino, il cammino del diritto del lavoro riprendeva attraverso il D. Lgs. 167/2011 in materia di apprendistato.

Fa parte della storia più recente il fatto che il Governo Monti e, nello specifico, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero abbiano varato una nuova disciplina del mercato del lavoro, che ha immediatamente suscitato i più disparati commenti, dall’apprezzamento incondizionato alla bocciatura senza remissione.

Oltre alla riforma dei contratti individuali, la norma detta nuove discipline per la cessazione del rapporto di lavoro, gli ammortizzatori sociali, le pari opportunità.

E’ probabilmente presto per giudicare la legge 92/2012; indispensabile appare una prova sul campo della sua validità e delle sue lacune.

Vero è tuttavia che, a botta calda, l’AIDP (Associazione Italiana dei Direttori del Personale) ne ha espresso un parere sostanzialmente negativo. In particolare laddove si prevedono nuovi laccioli per la stabilità del rapporto nell’ambito dei co.co.pro. e della partita IVA che sono stati ridimensionati ancora in ragione di una istanza di differenziazione dalla realtà del rapporto di lavoro subordinato, anche per il massiccio intervento sindacale in questo senso. Non pare dubitabile che lo scopo di evitare il riflesso di un lavoro dipendente meno garantito finisce per portare come conseguenza ad una diminuita possibilità di ingresso e di permanenza nel numero degli occupati. E’ stato altresì criticato l’aumento contributivo per i lavoratori a tempo determinato, che incide negativamente sull’operato sostanzialmente positivo delle Agenzie di Somministrazione.

Commenti positivi sono stati invece unanimemente formulati a proposito degli aspetti formativi, interni ed esterni, collegati alle modalità di ingresso dei giovani in azienda. Il fatto culturale viene vieppiù tenuto in considerazione con riferimento tanto allo svolgimento delle mansioni in fabbrica quanto alla vita ed alla personalità stessa dei nuovi lavoratori.

In una realtà così variegata e complessa non è facile muoversi soprattutto per un giovane che si accosti per la prima volta al mondo del lavoro per cercare una occupazione.

La strada che può dare i migliori risultati nella ricerca è probabilmente rivolgersi alle Agenzie di Somministrazione, presenti in maniera massiccia a Genova ed in Liguria: vanno ricordate, fra le altre, l’Adecco, la Man Power, l’Archimede, la Tempor, la Risorse, la Easy Job, l’Eurointerim, la G.B. Job, la Gi Group, l’Intempo, la Kelly Services, la Lavorint, la Obiettivo Lavoro, la Oggi Lavoro, la Openjob, Quanta e Trenkwalder. Conviene, per chi  muova i primi passi nell’ambiente del lavoro, iscriversi presso il maggior numero di queste.

Le Agenzie di Somministrazione assumono direttamente il lavoratore e lo “affittano” alla azienda utilizzatrice. Durante il rapporto svolgono le funzioni amministrative e di contabilità del personale nonché di formazione e retribuiscono il dipendente, mentre ogni altra incombenza e vantaggio è appannaggio della società in favore della quale il soggetto lavora.  Offrono un contratto a tempo determinato che, raggiunto il termine, può essere trasformato a tempo indeterminato con una assunzione definitiva da parte della società utente. Questa forma di lavoro consente al giovane di avvalersi di più ruoli in diversi momenti, con vantaggio per l’esperienza e per il curriculum. Nel corso del rapporto il lavoratore gode di tutti i diritti e le garanzie che sono propri di chi abbia un contratto a tempo indeterminato, comprese le ferie e l’anzianità in servizio, calcolati in proporzione.

La legge Fornero ha rispolverato inoltre un’antica forma di collaborazione prevista dal codice civile del 1942 (art. 2549 e segg.) caduta in disuso per molto tempo: l’associazione in partecipazione (agli utili). In virtù di questo accordo il lavoratore partecipa nelle misure previste dal contratto agli utili incamerati dall’azienda. La nuova legge ha ribadito due principi che caratterizzano il rapporto: la partecipazione agli utili dell’azienda o dell’affare e il diritto al rendiconto. Purtroppo già dalla normativa precedente è prevista una trafila burocratica piuttosto complessa che si sviluppa attraverso specifiche e puntuali informazioni all’INPS circa le modalità del rapporto: tali procedure non sono state semplificate dalla nuova disciplina.

Il contratto coordinato a progetto ha avuto una notevole fortuna ed un frequente utilizzo già dalla sua istituzione con la legge Biagi del 2003. Può essere attuato per la realizzazione di un progetto o di un programma di lavoro o una fase di esso. Ciò che lo caratterizza è l’autonomia del collaboratore nello svolgimento dell’attività, la presenza della coordinazione con l’imprenditore e la irrilevanza del tempo impiegato per la realizzazione del progetto, essendo indispensabile l’identificazione di un risultato finale al quale il lavoratore partecipa con la propria prestazione. La risoluzione del contratto può avvenire dall’una o dall’altra parte per giusta causa (art 2119 c.c.) ma il lavoratore può recedere dal contratto antecedentemente alla conclusione quando questa facoltà sia prevista nel testo del contratto stipulato. L’intervento della legge Fornero è indirizzato sostanzialmente alla differenziazione di tale forma di contratto dal lavoro dipendente dissimulato, attraverso una definizione più tipica del concetto di “progetto”, che non può coincidere con l’oggetto sociale dell’azienda committente ma deve rifarsi al conseguimento di un risultato specifico.

Il lavoro a partita IVA, che è andato sviluppandosi in questi ultimi anni tanto da dar luogo alla colorita espressione “esercito delle partite IVA”, viene limitato in termini di tempo e di continuità della prestazione lavorativa.

I mezzi per venire a conoscenza dell’offerta lavorativa, oltre che il consueto passa parola e l’iniziativa personale, sono da  identificarsi nelle sempre più frequenti informazioni che vengono distribuite col mezzo cartaceo e attraverso il web: il Corriere della Sera pubblica ogni venerdì inserzioni di lavoro, La Repubblica lo fa il giovedì. Su internet sono presenti diversi motori di ricerca cui si può fare riferimento: i più usuali e affidabili sono “subito it”, “jobrapido”, “infojobs”, “monster”, “bakeca” “trovit.it” “indeed.com” che mettono a disposizione spazi per le offerte provenienti tanto da parte del datore di lavoro quanto dall’aspirante lavoratore. E’ possibile distinguere tra motori che evidenziano proposte delle sole società da quelli che presentano anche offerte di privati. E’ una posizione di lavoro molto richiesta in questo momento quella di addetto alla sicurezza nei luoghi di lavoro e assolutamente preziosi appaiono i formatori in tale disciplina che devono possedere, per legge, precise competenze e caratteristiche.

Società specialistiche curano poi il recruiting relativo a posizioni professionali di alto livello: qualcuna di queste è presente anche a Genova, ma un numero fittissimo, nazionali e multinazionali, ha sede a Milano e nel resto della Lombardia e serve con i propri esperti di selezione e consulenza le aziende dell’Italia intera.   
(Aldo Carpineti)

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