Home » POLITICA, PRIMO PIANO » Gli eventi economici che hanno imperversato nel 2016

Gli eventi economici che hanno imperversato nel 2016

Ogni fine anno siamo ben contenti di spalancare i cancelli del tempo, per scaraventare quello appena trascorso nel suo angolo d’inferno, quasi sempre condannato senza appello, perché siamo più inclini a non perdonare il male che ha portato, piuttosto che ad esaltare il bene che pure ha dispensato.

Sarà che le tragedie umane lasciano solchi profondi nella memoria, e non è semplice assolvere o ignorare le prove durissime che ad ogni giro di boa siamo costretti ad affrontare, fatto sta  che il bilancio non va mai in pareggio, e in questa partita doppia il male ha una lunga lista di voci che alla fine annebbiano anche ciò che è positivo. Ci si illude sempre che “l’annus horribilis” sia ormai alle spalle, e poi rieccoci a fare i conti..

Eppure la visione sugli accadimenti dovrebbe essere più obiettiva, e prescindere dai condizionamenti. Il 2016, anche in campo economico, ne ha inventate di tutti i colori per ‘assicurare’ il lavoro alla stampa, non sono mancati i colpi di scena, le breaking-news, rivolgimenti di eventi e nuovi scenari sul fronte dell’economia e della finanza, che hanno appassionato giornalisti e lettori delle testate specializzate e non.

Il 2016 ha subito mostrato il suoi denti da mastino nei mercati, ha esordito con un lunedì nero che i cinesi non dimenticheranno facilmente. Un sordo tonfo nelle borse di Shenzhen e Shanghai, che per ovvie ragioni non ha interessato solo l’economia emergente del dragone, ma ha portato il suo virus nei più importanti mercati europei e americani. Piazza Affari ha perso intorno al 25% nel primo trimestre dell’anno. E qualora ce ne fosse ancora bisogno, la lezione made in China, ha insegnato che l’economia del pianeta dovrà fare i conti con gli umori di quella cinese, che si è definitivamente inserita nel contesto internazionale con tutta la sua forza e potenzialità. E’ infatti la seconda potenza mondiale dopo gli States.

Questi ultimi non ci stanno a farsi surclassare dai cinesi. La Fed, con Janet Yellen, da poco più di un mese (dicembre 2015), aveva aumentato i tassi, innalzandoli dello 0,25%.

La valuta cinese (Yuan), in seguito alla crisi interna esplosa a gennaio,  ha sfiorato  i minimi nei confronti del dollaro, e così il 4 gennaio scorso è cominciato un trend negativo che ha portato alla contrazione  non solo dell’economia cinese, aprendo le porte alla crisi, ma anche di quella globale, condizionata proprio dalle poco lusinghiere performance dei mercati asiatici. C’è stata un’oscillazione in negativo dei dati macro in Cina, e il calo del manifatturiero è stato proprio sintomatico di quel serpeggiare di effetti domino che ha creato non pochi grattacapi al governo del dragone.

E poi volatilità come boomerang nei mercati europei e americani, soffi di una tempesta che ha imperversato per settimane, tra segni di ripresa e nuovi affossamenti, con perdite non di rado enormi. Insomma, un esordio che non si è aperto su un cielo di stelle, ma ha espresso un andamento fragile e vulnerabile sul versante economico e finanziario, mentre già non brillava su quello geopolitico, a causa dei conflitti  in diverse aree calde del pianeta.

Per non parlare della tragedia che ha riguardato i migranti. La diplomazia del resto ha fatto un passo avanti e due dietro, in diversi contesti dove era fondamentale per l’economia globale, tracciare vie per accordi stabili. Travagliatissimi quelli relativi ai paesi Opec, il braccio di ferro tra Arabia Saudita e Iran, che proprio sul piano diplomatico sono venuti ai ferri corti, nonostante l’intermediazione degli altri paesi dell’Organizzazione. L’Iran non voleva sentirne di ridurre la produzione di greggio, appena fuori dalla quarantena di un embargo durato decenni. Il 16 gennaio è stata una giornata storica per il paese, e la smania di rifarsi le ossa attraverso l’esportazione dell’oro nero senza tanti limiti, era grande. Ci sono voluti mesi e mesi per la relativa distensione con l’Arabia, e tuttavia ancora i due paesi (Iran a maggioranza Sciita e Arabia Sunnita) si guardano in cagnesco, nonostante l’aria sia meno rovente di un anno fa.

Un evento importante per il paese del ‘sol levante’: termina la politica demografica del figlio unico introdotta nel  1979 da Den Xiaoping. L’invecchiamento della popolazione, il venir meno della forza lavoro, i riflessi negativi in ambito economico, sono state le ragioni della fine di questa speciale ‘austerity’. Ne aveva già dato notizia l’Agenzia stampa  Xinhua nel 2015, una delle agenzie ufficiali del governo cinese.

A gennaio l’Olanda assume la Presidenza dell’Unione europea.

Mentre l’Europa si preparava ad affrontare l’evento più temuto e scongiurato dell’anno: la brexit. Più che una consultazione referendaria sembrava una minaccia che incombeva sulla stabilità dell’Unione europea, mentre più che mai si avvertiva il bisogno, proprio a partire dal primo trimestre del 2016, la necessità d’integrazione e sicurezza. Tutto questo mentre sul piano economico e finanziario le trasformazioni erano continue, tra fusioni di medie e grandi imprese, i lunghi artigli delle multinazionali, multate (non come avrebbero meritato) perfino dall’Agenzia delle Entrate italiana, per gli enormi debiti col fisco maturati negli ultimi anni. Hanno ottenuti sconti altissimi Google, Apple, e tante altre che da tempo giocavano sporco per non versare quanto dovuto al fisco italiano.

Di rilevante importanza una notizia venuta dall’alta finanza, si sono fusi due colossi nei mercati finanziari europei: la Deutsche Borse- Lse e il London Stock Exchange group, che ha visto prevalere di poco quello tedesco, col 52%.

Intanto le migliori banche del 2016, si sono rivelate Fineco, Mediolanum, Banca Generali, Fideuram Ispb, e non ultima il Banco di Sardegna. Mentre tra le peggiori, che sono una quindicina, spiccano due grandi istituti: Monte dei Paschi e Banca popolare di Vicenza; la prima impegnata in un travagliato susseguirsi di eventi negativi ai quali ha posto fine il governo con l’intervento pubblico per scongiurare il default. Come non bastassero le rogne dei 4 istituti in bancarotta: Banca Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti.

Fuochi d’artificio invece nel settore bancario per festeggiare la fusione tra Banco popolare di Milano e Banco Popolare, dal quale nasce il terzo polo bancario  in Italia, dopo Intesa S. Paolo e Unicredit (Bpm).

Nel primo trimestre dell’anno eletto anche il nuovo Presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia.

Ed eccoci al grande appuntamento elettorale dell’anno in Europa, che nel volgere di pochi mesi, ha diviso la Gran Bretagna col muro del dissenso da una parte, e la smania di fuga dall’Unione europea dall’altra, rispettivamente tra ‘remain’ e ‘leave’. A sorpresa, nonostante i sondaggi nelle ultime settimane dessero in forte recupero gli europeisti, vincono i populisti con una forte avversione nei confronti dell’Unione, destando non poco scalpore nel mondo intero. Si temevano conseguenze apocalittiche per l’economia del Regno Unito, ma dopo poche settimane i mercati hanno smesso di ringhiare, e lentamente sono rientrati nella norma. Ma neppure Piazza Affari dimenticherà la sua giornata nera, in una sola seduta, dopo la notizia della vittoria della brexit, ha perso il 12%. L’economia del RU ha dunque tenuto, ma la sterlina ha perso più del 20% nei confronti dell’euro e anche di più sul dollaro, scivolate costanti che presagiscono la parità tra le tre principali valute dell’Occidente. Non propriamente indolore il passaggio della brexit, dunque, le cui condizioni, ripetiamo, sono in ogni caso tutte da negoziare con i paesi dell’Unione a partire dal 2017.

In poco tempo nel Regno Unito l’allarme è rientrato, dopo la raffica del referendum, anche l’economia si è ricomposta. E tuttavia il paese ancora non si è misurato con le conseguenze reali della brexit, che dopo la rottura dei trattati con Bruxelles, cosa che avverrà tra circa un anno e mezzo, si dovrà misurare con un mercato europeo di 500 milioni abitanti, non alle stesse condizioni commerciali di prima, ma col filo spinato dei dazi  su export e import.

E poi a luglio esplode il fattaccio Vivendi – Mediaset, con i primi che in modo truffaldino rompono gli accordi per l’acquisto della pay TV Premium, con l’asso nella manica ben nascosto, e l’intento di dare la scalata alla holding della famiglia Berlusconi. Il 2016 non ha risolto il contenzioso tra i due colossi, con Vivendi che mira al limite consentito del 30% di Mediaset, limite oltre il quale scatta l’obbligo dell’offerta sul mercato. Mediaset  le ringhia contro a suon di carte bollate nella Procura di Milano.

Nel secondo semestre le cronache riportano con maggiore insistenza notizie sulla crisi di grandi istituti di credito, soprattutto in Germania, la roccaforte della finanza, che si pensava niente e nessuno avrebbe scalfito. E invece il malessere arriva alle soglie di Deutsche Bank, Commerzbank e altre, ma soprattutto la prima, che è una colonna del credito a livello mondiale, con i suoi 50 mila dipendenti sparsi ovunque nel pianeta, ha fatto tremare il comparto a livello globale, proprio per l’importanza che riveste in ambito finanziario. Dopo un lungo periodo in cui la banca tedesca era simile ad un bastimento che faceva acqua da tutte le parti, bocciata anche dallo ‘stress test’ dell’Unione,  con lo zampino del governo tedesco, si riesce a mettere falle qui e là, del resto Deutesche Bank non può permettersi il default, sarebbe micidiale per la finanza mondiale.

Col suo carico di tumulti minacciosi arrivano anche le elezioni americane, i mercati scongiurano la vittoria di Donald Trump, ma anche qui i sondaggi non fanno breccia sulla realtà, e vince il tycoon a sorpresa, lasciando delusi 200 milioni di americani, che volevano la Clinton alla Casa Bianca.

Le scelte della BCE e del suo Presidente, Mario Draghi, di proseguire con la strategia di Qe per tutto il 2017, riducendo gli interventi di acquisto di asset da 80 mld a 60 mld, ha ‘rallegrato’ i mercati, i quali gli hanno dato una lettura di stabilità, una garanzia in qualche modo per l’economia europea.

Il gap tra il dollaro e l’euro si riduce sempre di più, con il biglietto verde ai massimi nei confronti della divisa europea, le elezioni di Trump, viste come evento destabilizzante per l’assetto dei mercati, si è trasformata invece in stimolo propulsivo, il dollaro e i mercati statunitensi hanno evidenziato, negli ultimi mesi dell’anno, ottima salute.

Neppure l’esito della consultazione referendaria in Italia (il 4 dicembre), diventata spettro d’insidie negli ambienti economici e finanziari, ovunque nel mondo, scongiurata da quasi tutti i leader e maggiori rappresentanti della Finanza, ha rivelato i segni della catastrofe annunciata. E’ evidente che le aspettative corrono lungo i fili sensibili di un’emotività non di rado irrazionale.

Questi gli eventi economici più significativi dell’anno che sta per congedarsi; il 2017 è alle porte, e vaticinare su quello che accadrà non è semplice, dati gli sconvolgimenti in atto, i bilanci meglio tracciarli alla fine.
(Virginia Murru)

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!