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Giovedì 26 dicembre Presepe vivente a Castellaneta

Castellaneta. Dalle ore 18 alle ore 22 di giovedì 26 dicembre, il rione San Domenico di Castellaneta (Taranto) veste a festa facendo respirare, come da tredici anni, l’atmosfera del grande mistero del Cristianesimo: l’Incarnazione di Dio nel Bambino Gesù per il Presepe Vivente. Dopo la sosta dello scorso anno per la missione in Africa, si riprende a Castellaneta il ritmo delle edizioni del Presepe vivente.

Un centinaio i figuranti che ripresenteranno la magica scena di tutti i tempi, il Natale di Nostro Signore, mestieri di altri tempi, animali veri, profumi di frittelle condite con sughetto piccante, vino e mozzarelle, il tutto preparato al momento.

Bambini che scorrazzano fra le stradine del centro storico in abiti rigorosamente del periodo di Gesù; e la famiglia di Nazareth: una coppia con il suo bambino battezzato negli ultimi mesi.

“Non una manifestazione ma una rappresentazione del grande Mistero a noi Cristiani molto caro – ha detto il parroco don Franco Alfarano – In un periodo di crisi più che economica, forse morale, riprendiamo il “cammino” come uomini e cristiani verso la fonte di ogni valore che è il Dio fattosi carne per la nostra salvezza. L’aria sarà allietata dalle dolci note dei Zampognari del Gargano che ogni anno fissano nel loro calendario questa data castellanetana. Una tradizione radicata, con presenza di molti forestieri, che deve destarci dal torpore religioso e morale. L’augurio si estende a tutti con la speranza di una Fede forte e salda alla nostra “pietra angolare” che è Cristo amante di ogni uomo”.

La rappresentazione che la parrocchia offre è dare occasione a tutti (credenti e non, praticanti e non, scettici e curiosi) di “guardare” al vero significato di quella nascita che ha sconvolto la storia e il senso della vita dell’uomo.

“Io credo che per comprendere il Natale occorra andare indietro con la nostra fantasia alla nostra infanzia e riscoprire la capacità di meravigliarsi – ha continuato il parroco di San Domenico – Perché il sentimento efficace per la comprensione di questo grande mistero non può che essere la ‘meraviglia’. Non sono sufficienti i discorsi, le spiegazioni, la teologia, l’intelligenza, il sapere. Lì in quella improvvisata culla c’è solo un bambino. Che come dice la canzone tu scendi dalle stelle “giace in una grotta al freddo e al gelo”. Non servono le devozioni, le preghiere, il ragionamento di noi adulti, davanti al presepio occorre soltanto diventare “bambini”, perché tra bambini ci comprendiamo. Il dialogo si svolge su un piano diverso”.

Ecco allora la meraviglia dei pastori, dei Magi, la gioia indicibile degli angeli, degli uomini semplici; il presepio parla un linguaggio universale, lo potremmo realizzare a qualunque latitudine, presso qualunque popolo, ed il presepio rimarrebbe immutabile, comprensibile, chiaro. Cosa ci può essere di misterioso in una nascita? Di nascosto in una grotta ricovero di semplici animali.

“Nei Vangeli non c’è uno sforzo narrativo, non si cerca di abbellire il racconto, si registra semplicemente un fatto – ha ricordato don Franco Alfarano – «Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore, questo per voi il segno; troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Questo dicono gli angeli ai pastori, ed essi partono. Chiediamoci cosa cerchiamo a Betlemme? Perché se cerchiamo il Dio grande, Onnipotente e terribile, il Dio giudice che tutto governa e dirige, se cerchiamo la soluzione ai nostri problemi, abbiamo sbagliato indirizzo. A Betlemme c’è soltanto un Bambino. Ma se invece cerchiamo l’impossibile, se ci affidiamo al mistero e ci lasciamo guidare dalla nostra ‘meraviglia’, dalla nostra curiosità, dal sogno e dalla speranza, se ci affidiamo totalmente alla fede rinunciando al comprendere, allora entriamo in dialogo con l’infinito nascosto in un Bambino. Entriamo in contatto definitivamente con quel Dio Amore che per Amore nasce e muore in quella misera grotta al freddo e al gelo di Betlemme. Tutto è nel nostro cuore che può essere un cuore di bambino o un vecchio cuore di chi pensa di conoscere e sapere tutto con la propria esperienza. Io invito voi e me stesso a fare esperienza di Dio guardando semplicemente un bambino”.
(Franco Gigante)


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