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Giovani: precarietà lavoro, pensione incerta. Mentre per i parlamentari…

Avete seguito ieri, domenica 22 maggio, su RaiTre il programma d’attualità Report,  condotto da Milena Gabanelli, che aveva per tema “Non è un paese per giovani”? Il paese che non è per i giovani è purtroppo la nostra amata Italia. Gli anziani hanno superato numericamente i giovani. I tanti aspetti del problema sono stati messi in luce da un servizio di Michele Buono e Piero Riccardi  (inchiesta arrivata nel momento in cui, dalla Spagna, giunge l’eco del movimento di protesta dei giovani disoccupati e dei precari non rassegnati). Buono e Riccardi hanno iniziato la loro inchiesta affermando che  «La precarietà è oggi esistenziale, la precarietà è un modello di vita che ci vogliono imporre». Le telecamere di  Report si sono, quindi, “infiltrate” nel mondo di ventenni e trentenni ed hanno proposto un viaggio da Nord a Sud Italia, presentando un fitto “sottobosco” di precariato giovanile in cui laureati o non laureati hanno difficoltà a trovare un posto occupazionale che può garantire in maniera stabile uno stipendio. E senza stipendio non si può pensare al matrimonio o ad unioni. Da qui il decremento delle nascite.  Che cosa possono fare i giovani? Rimanere in Italia per guadagnare pochi euro, e il timore di perdere quel poco che si ha da un giorno all’altro, oppure “Mettere la collera nella valigia” e scappare all’estero per trovare un’adeguata sistemazione lavorativa e sociale. L’Italia, ormai, è diventata un paese per vecchi… Tv Report ha trattato anche il problema “pensioni” ai parlamentari. Ce ne sono anche di quelli che un solo giorno di appartenenza alla Camera dei Deputati, ricevono una indennità vitalizia di circa tremila euro al mese. I lavoratori che hanno 40 di contribuzione, devono invece aspettare che si apra la finestra per poi percepire quel che percepiscono. Dire che è una vera vergogna, è poco. Un argomento che ha trattato anche il quotidiano online “Politicamente Corretto”, evidenziando la proposta del deputato Antonio Borghesi, che il 21 settembre 2010 propose l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto, come affermava, tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Vi ricordiamo come andò a finire. Su 525 presenti hanno votato sì, solo in 22. Astenuti 5. Hanno votato no in 498. C’è bisogno di aggiungere altro?

Il deputato Borghesi aveva proposto ai colleghi la soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a loro erano stati trattenuti dall’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure dal fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò avrebbe permesso ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepire poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Questo avrebbe portato a risparmiare al bilancio della Camera, e anche a tutti noi cittadini e contribuenti italiani, circa 150 milioni di euro l’anno.

Anche Mario Giordano affronta questo problema nel suo nuovo libro “Sanguisughe. Le pensioni scandalo che ci prosciugano le tasche” (Editore Mondadori - Collana Frecce). È un viaggio negli scandali della prevenzione italiana. Lo scrittore fa nomi e cognomi (come si legge nel libro) e non solo degli onorevoli in Aula per un solo giorno e con pensione da parlamentari per tutta la vita, ma anche di un ex magistrato che ha lavorato come magistrato solo 3 anni, di baby pensioni, di pensioni ai mafiosi, di doppie, triple e quadruple pensioni. Ai cittadini comuni, invece, sono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale. L’Europa, intanto, insiste per allungare la vita lavorativa. E i giovani? Non sanno se potranno mai avere una vecchiaia serena. La casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi, se ne riserva sempre di nuovi, alla faccia del   pensionato Inps più ricco d’Italia (90.000 euro al mese), di un ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una (31.000 euro al mese), di chi, oltre al vitalizio, incassa 4.766 euro netti al mese come ex magistrato. Ci fermiamo qui con una domanda: i nostri giovani arriveranno ad avere un’onesta pensione?
(Nino Bellinvia, Vincenzo Bolia)

 

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