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Giornate FAI di Primavera a Massafra. Percorsi di vita religiosi tra i secolari della Chiesa Madre e regolari di S. Agostino nella Massafra del XVI-XVII secolo

Massafra. Un invito a tutti a non perdere gli appuntamenti con le “Giornate FAI di Primavera 2013” che si tengono in Italia. In tale occasione si potrà entrare in palazzi, chiese, castelli, parchi, 700 meravigliosi tesori in tutta Italia spesso chiusi al pubblico.

Visite anche, sabato 23 e domenica 24 marzo, a monumenti in diverse località della Puglia, con il patrocinio della Regione Puglia – Presidenza della Giunta – Assessorato al Mediterraneo.

Anche nella nostra città sono previsti percorsi di vita religiosa tra i Secolari della Chiesa Madre e i Regolari di S. Agostino nella Massafra del XVI-XVII secolo con l’apertura straordinaria della cappella del Purgatorio o dei Morti, sede della Confraternita del SS. Sacramento. Un ringraziamento particolare  per la collaborazione all’evento è rivolta a Mons. Cosimo Damiano Fonseca, Accademico dei Lincei, e all’Arciconfraternita del SS. Sacramento.

Da ricordare l’evento collaterale (domenica 24 alle ore 19,00) di un importante concerto musicale presso la ex chiesa di S. Agostino.

Sono previste visite (prenotazione al 339.2624323) alla Cappella del Purgatorio, alla Chiesa e al Convento di Sant’Agostino e alla Chiesa Madre ( visite riservate alle scuole sabato 23 marzo  dalle ore 9.00 – 12.30). Le visite alla Chiesa Madre anche domenica 24 marzo (ore 9.30 – 12.30 / 15.00 – 18.00), Apprendisti Ciceroni®: Liceo Classico Scientifico Pedagogico “De Ruggieri”; Liceo Artistico “Vincenzo Calò”; Istituto Comprensivo “De Amicis”; Istituto Comprensivo “Pascoli”. Visite guidate anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo.

Ma ecco delle notizie scritte in occasione di questo evento da Cosima Castronovi che (insieme a Nica Bellarosa, Giovanni Berardi, Lina Cepagatti, Maria Gabriella De Pace, Eduardo Egidio De Sortis, Rosanna Leone, Nicola Pavia, Maria Sandionigi) fa parte della segreteria della Delegazione di Taranto (di cui capo Paolo Pirami) della FAI (Fondo Ambiente Italiano).


Chiesa Madre

L’antica chiesa Madre di Massafra – l’antico nome della città riportato sul frontespizio di quattro bibbie donate nel 1625 dal feudatario Artuso Pappacoda ai Padri Cappuccini del luogo – venne eretta tra la prima e la seconda metà del XVI sec., su preesistente chiesa rupestre, in un clima di forte ripresa religiosa  e civile favorita dal Concilio di Trento e dal casato Feudale dei Pappacoda. In quegli anni, infatti, l’edilizia sacra locale fu interessata da notevole impulso: vennero costruiti, tra gli altri, anche la chiesa di santo Stefano con annesso Convento nella parte meridionale dell’abitato (1560-1570), abbattuto in seguito e riedificato in chiesa e convento di S. Agostino.

Nell’antica chiesa matrice vennero traslati dalla chiesa battesimale di S. Maria de Platea l’Archipresbiterato ed il Capitolo. Artefice di questo rinnovamento che avrebbe inciso in maniera determinate sullo sviluppo urbanistico della città, oltre i feudatari locali, fu il vescovo di Mottola Jacopo Micheli, teologo di origine spagnola, giunto in sede episcopale nel 1579, il quale l’11 febbraio 1582 officiò il rito della Dedicazione della Chiesa Madre. Tre anni prima della sua morte, il 14 settembre 1594, Mons. Jacopo Micheli aveva guidato un drappello di armigeri locali in uno scontro contro corsari turchi spintisi sino alle sorgenti del fiume Tara. Nel 1597, deceduto Mons. Micheli alle “cinque ore di notte”, le  sue esequie vennero celebrate in mattinata nella chiesa Madre alla presenza dell’Arcidiacono e di sacerdoti giunti da Mottola, a cui venne consegnato il feretro dopo la cerimonia. Le uniche date relative alla costruzione dell’Antica Chiesa Madre si rinvengono all’interno dello stesso edificio: la prima è riportata sul capitello di una semicolonna su cui sono scolpiti un leone che si morde la coda, stemma araldico della famiglia Pappacoda, con l’emblema delle tre torri e l’iscrizione Anno Domini 1533; la seconda è riportata su una delle chiavi di volta con la data 1541. Probabilmente le due date sono riferibili al completamento dei muri perimetrali e alla realizzazione della copertura. Sta di fatto che la dedicazione dell’edificio sacro avvenne quarant’anni dopo la sua realizzazione. L’apparato pittorico dell’edificio venne realizzato tra XVI e XVIII sec. Di rilevante interesse è la “macchina” lignea collocata nell’abside, che custodisce la statua di S. Michele Arcangelo, patrono della città. Ubicato a destra del presbiterio, il cappellone del Santissimo, denominato in documenti settecenteschi la “sontuosa cappella”, nelle sue strutture originarie è coevo alla chiesa Madre ed è significativa testimonianza della ripresa e diffusione della pietà eucaristica intervenuta dopo la riforma protestante e soprattutto per il Concilio di Trento che definì la dottrina della presenza reale di Cristo sotto la specie del pane e del vino, tema rappresentato da quattro grandi tele del pittore Domenico Antonio Carella.


Ed ecco quanto Cosima Castronovi, professionista nel settore Belle Arti (archeologo con esperienze di attività laboratoriali universitarie; esperta restituzione grafica reperti; responsabile laboratorio archeologico; attività museali; scavi archeologici, ecc.) ha scritto riguardo la Chiesa e Convento di S. Agostino.

Massafra ospitò sin dal XVI sec., insieme ai frati Cappuccini, Rocchetini Scalzi ed Antoniani, anche una Comunità dell’Ordine Eremitico di S. Agostino, originariamente chiesa e convento dedicati a Santo Stefano “…il barone Francesco Pappacoda volle fondare in Massafra un Convento di Religiosi di S. Stefano, sull’esempio di quello fondato in Francia nel 1073, ed approvato da Papa Gregorio VII. A tale scopo nel 1560 fece istanza a Mons. Cesare Gesualdo, Vescovo di Mottola, per ottenere l’approvazione di Papa Pio IV, che si compiacque di tale istituzione, come da Bolla inviata all’Arcivescovo di Taranto Marco Antonio Colonna. La località scelta dal barone Pappacoda fu Pozzo Nuovo, a Sud della città bassa, dove furono cominciati i lavori il 17 agosto 1560, con la costruzione di un convento e una piccola chiesa e di alcune camere per il ricovero degli ammalati poveri, scopo principale della fondazione. Nel 1570 vennero ad abitarlo otto religiosi, quattro italiani e quattro francesi. Durò quel piccolo Convento sotto il titolo di Santo Stefano per circa cinquant’anni. Allorché fu eletto superiore P. Adeodato Ramunno, con i mezzi della Comunità e col concorso dei privati e di enti cittadini, ordinò la riedificazione del Convento e della chiesa nella forma attuale”. In una Tabella ms. oggi conservata nell’Archivio Capitolare, sono elencati i monaci morti e sepolti nel convento dal 1592 sino all’epoca della soppressione, avvenuta agli inizi dell’800 in epoca napoleonica. Una conferma dell’esistenza del Convento di S. Stefano alla fine del XVI sec., si ricava da un volume di memorie della Congrega del Rosario, dove è riportato: “…La venerabil Laical Confraternita del SS.mo Rosario della Terra di Massafra vantasi essere stata eretta e canonicamente fondata da tempo immemorabile dentro la chiesa di S. Stefano extra moenia di detta Terra, ove oggidì trovasi eretto il Monastero dell’Ordine Eremitico di S. Agostino, sotto lo stesso titolo di S. Stefano…”. Dell’attuale costruzione si fa riferimento in un documento del 1698 dove è riportato che Monaci Agostiniani erano intenti alla fabbrica del nuovo Monastero. Parte dell’antico edificio fu inglobato nella successiva costruzione, come è possibile oggi rilevare nei locali sotterranei. Furono realizzati cinquanta vani su due piani, disposti intorno ad un chiostro con pozzo. Sulle pareti del refettorio è affrescata l’Ultima Cena, mentre sull’architrave della porta d’ingresso è riportato in latino il distico: Chi è uso sparlare degli assenti/sappia che questa mensa non è per lui. La facciata della chiesa si caratterizza per l’accurata lavorazione con influssi di scuola borrominiana, mentre il campanile poggia sul lato sinistro dell’edificio. La chiesa oggi ospita un auditorium multimediale, mentre il convento accoglie su progetto della Caritas Diocesana e di Motus Animi giovani rifugiati politici e religiosi. Di notevole fascino i locali sotterranei dell’edificio.


Nella foto una locandina del FAI; chiesa di Sant’Agostino; facciata Antica Chiesa Madre.
(N.B.)






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