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Giornata della memoria 2012 – Il ricordo di Elisa Springer dell’on. Ludovico Vico

Taranto. Nel sessantasettesimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, domani, Il 27 gennaio 2012,  per la dodicesima volta si celebra in Italia Shoah, il Giorno della Memoria. Si celebra il 27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile.

Una data che viene ricordata contemporaneamente in molti Paesi europei, e che è divenuta, in questi anni, importante e molto sentita dalla popolazione e dalle istituzioni. Riportiamo alcune notizie su un personale ricordo di Elisa Springer figlia unica di una famiglia ebrea di origine ungherese di commercianti austriaci, che dopo l’arresto del padre (1938), in seguito alle violente persecuzioni verso gli ebrei, della madre e di gran parte della sua grande famiglia, nel 1940 si rifugiò a Milano (sposò un italiano) dove sposò un italiano) intraprese l’attività di traduttrice privata. Tradita da una donna, spia fascista, venne arrestata e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944. Rimane prigioniera fino al maggio del 1945 riuscendo a sopravvivere alle terribili condizioni di vita del campo. Conobbe personalmente Anna Frank nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Trasferitasi definitivamente in Italia (1046) si stabilì a Manduria, ove trascorse il resto della sua vita. Per ricordare la sua sofferenza e gli orrori del nazifascismo nei confronti degli ebrei, scrisse l’autobiografia, Il silenzio dei vivi, edita nel 1997 da Marsilio editore. A ricordare Elisa Springer in questi giorni sono in tanti. L’on. Ludovico Vico inizia il suo ricordo dicendo che “La storia, se vogliamo veramente ricordare e comprendere, deve essere in grado di uscire dai libri ed entrare nei corridoi delle nostre case”.

Quando l’on. Vico conobbe  Elisa Springer, figlia adottiva della sua natia Manduria, pensò subito che il senso di quella presenza e del suo ricordo e del suo racconto, aveva il sapore di tale sua convinta asserzione.

Era carne viva di un tempo malato che spesso negazionismi oltraggiosi e dolorosi avevano tentato di cancellare, anche confidando nel “Silenzio dei vivi”: quei sopravvissuti che avevano deciso di allontanarsi dall’orrore perché troppo difficile anche solo da ricordare.

E l’on. Vico racconta che Elisa aveva tenuto questa paura per sé in lunghi interminabili anni lontano dalla sua Vienna, ma quando i suoi occhi e la sua memoria stavano per spegnersi, seppe ritrovare l’orgoglio della sua storia per raccontarla al mondo non solo nel Giorno della Memoria, ma sempre.

Vico continua evidenziando che Elisa è l’esempio consumato a pochi passi da noi di come l’orrore non sia mai troppo lontano per sentirsene difesi o immuni abbastanza. E che l’orrore è in chi ancora nega, ma anche nel canto volgare e rozzo del figlio di un diplomatico, nei proclami razzisti, nelle vergogne di Stati che disseminano i loro confini di mine antiuomo,nelle spire di secessione, prima che politiche, umane di un popolo, nell’odio incontrollato che spinge molte giovani generazioni, anche della nostra Italia, a considerare di serie inferiore il cittadino di colore, il gay, il “terrone” o addirittura uno “stupido” il giovane carabiniere chiamato ad accompagnare la squadra del cuore tra i cori offensivi e ingiuriosi di uno stadio.

Questo orrore che il popolo ebraico consumò nel dolore di famiglie spezzate, umiliazioni, difficoltà e morte oggi è presente più che mai, anche se non ferisce in pieno volto i figli di Israele, ma i nostri figli o i ragazzi etiopi e somali o quelli di mille altri luoghi del mondo persi in guerre senza nome.

Elisa racconta del suo ritorno in quella casa che fu sua a Vienna così: “la prego, mi conceda un attimo di pietà, non mi cacci via, so che per lei è difficile, ma mi faccia entrare, mi faccia guardare un attimo nel mio passato… Alle pareti c’erano ancora dei quadri di famiglia, i nostri quadri. La mia famiglia appesa a un muro. I miei occhi, gonfi di lacrime, si sono posati su un quadro in particolare. La signora, sulla porta, ha seguito il mio sguardo e mi ha concesso di toglierlo dalla parete e portarlo via con me” (E. Springer, op. cit. pp.113-114)

“Quel quadro della memoria (conclude l’on. Vico) vorrei fosse appeso in ogni casa!”.

Nella foto la copertina del libro di Elisa Springer “Il silenzio dei vivi”.
(Nino Bellinvia)

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