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Giornalisti freelance più a rischio e senza protezione

Nel rapporto annuale diffuso dal Committee to Protect Journalists (Cpj) apprendiamo che nell’anno in corso ben 136 giornalisti sono stati imprigionati nel mondo (un 9% in più rispetto al 2008).

E per l’undicesimo anno consecutivo la Cina, “conquista” la prima posizione nella classifica degli Stati che arrestano il maggior numero di operatori dell’informazione.
Seguono Iran, Cuba, Eritrea e Birmania.

Il numero dei giornalisti online arrestati è salito a 68, contro 51 per la stampa scritta e 17 per radio e Tv.
Sono in crescita anche i casi di imprigionamento senza che vengano neanche formulate delle accuse, mentre il 47% è colpevole di crimini contro lo stato per avere divulgato segreti o per avere agito contro gli interessi nazionali.
Sono questi numeri che sottolineano un cambiamento nella professione soprattutto per quanto riguarda gli incarichi più rischiosi. “I giorni in cui i giornalisti inviati in missioni pericolose potevano contare su poderose organizzazioni editoriali per sostenerli – si legge nel rapporto – sono ormai una cosa del passato”. Da qui le conclusioni del Cpj: “Al giorno d’oggi i reporter in prima linea sono sempre più spesso freelance: la crescita delle pubblicazioni online ha aperto la porta ad una nuova generazione di reporter”. Generazione sicuramente più libera e intraprendente ma evidentemente più a rischio e meno protetta.

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