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Genova. Teatro. La bisbetica domata di Andrea Chiodi con un cast tutto al maschile

Genova. Martedì 2 aprile, ore 20.45, al Teatro Civico andrà in scena La bisbetica domata di Andrea Chiodi.

L’opera in cinque atti è stata scritta da William Shakespeare tra il 1590 e il 1591 e fu presumibilmente rappresentata per la prima volta nel 1593. Si tratta quindi di uno dei primi lavori del Bardo, in cui il fascino del suo linguaggio comincia a mostrarsi attraverso le sperimentazioni di quei canoni che poi diventeranno tipici della sua produzione.

Una bella sfida quella di portare in scena La bisbetica domata, una delle prime commedie di Shakespeare che in epoca di femminicidi e violenza sulle donne può far storcere il naso a più di uno spettatore. E invece la lettura che ne dà Andrea Chiodi è molto profonda e rivelatrice delle dinamiche uomo-donna e finisce per essere inaspettatamente femminista nella sua critica al ruolo maschile che la donna deve assumere per avere un posto nel mondo.  L’allestimento rispetta la più pura tradizione del teatro elisabettiano assegnando i ruoli a un cast d’eccezione tutto maschile, composto da alcuni tra i migliori attori della nuova generazione. Tra questi ben tre Premi UBU quali Chistiano La Rosa, Angelo Di Genio e Tindaro Granata.

Uno spettacolo che riporta al centro il potere della parola e, grazie al ritmo serrato dei duelli verbali e ai raffinati inserti musical risulta estremamente divertente. Mai, neppure per un momento, lo spettacolo dimentica di essere una commedia, le trovate e le gags non sono mai volgari né sopra le righe, così come Magic moments o Love me tender cantate da tutti personaggi in scena danno un tocco di leggerezza e ironia perfettamente in linea con l’intera messa in scena.

Il regista Andrea Chiodi dice: <<E’ innanzitutto, credo, un esperimento sul potere manipolatorio della parola.
…Una donna, Caterina, che per avere posto nella società si fa uomo, parla come un uomo di potere, con dolore si sottomette per diventare la regina della casa. E’ un’astuzia terribile e amara, piena di una finta rivalsa il cui eco arriva fino ad oggi».
(Lara Calogiuri)

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