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Genova. Teatro Govi: in scena “La fortuna con l’effe maiuscola” di De Filippo e Curcio

Genova. Questa sera, venerdì 16 novembre, alle ore 21, il Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto ospiterà “La fortuna con l’effe maiuscola”, commedia in tre atti di Eduardo de Filippo ed Armando Curcio, ad opera del Teatro dello Starnuto, con la regia di Gigi Petrocca. Ingresso libero.

Trama. La famiglia Ruoppolo, protagonista della commedia, versa in una povertà assoluta ed è formata da padre, madre e figlio, anzi figliastro. In effetti questi tre soggetti sono stati “… provati da ogni sventura, sottoposti alla più completa indigenza” e cercano di sopravvivere come meglio possono. Il figliastro Erricuccio, tra l’altro, soffre di epilessia e provoca ulteriore dispiacere ai coniugi Ruoppolo che l’hanno adottato. All’improvviso si catapultano sulla famigliola un insieme di fortune a catena: l’avvocato che dà lavoro come scrivano al protagonista Giovanni, gli dà un aumento e gli propone un affare di parecchi soldi in cambio del riconoscimento come padre di un suo cliente; un notaio che porta ad Erricuccio la notizia del decesso in America del fratello di Giovanni con relativa eredità composta da svariati contanti, “più una villa a Capri, oro, perle e brillanti”! Naturalmente la fortuna “deve sempre costare qualche cosa”! E, infatti, ecco complicarsi la storia con una serie di avvenimenti funesti: Erricuccio perde la parola in seguito alle minacce di un marito “cornuto” che insegue l’amante della moglie; Giovanni scopre l’illegalità del riconoscimento di un figlio falso che gli costerebbe cinque anni di carcere; il testamento ha una clausola (come al solito!) che impedisce a Giovanni di ereditare qualora avesse figli. In questo caso tutto il malloppo passerebbe nelle mani dell’odioso “barone” che Giovanni ha riconosciuto come figlio legittimo. Ecco che interviene di nuovo la fortuna facendo ritornar la parola ad Erricuccio, ma soprattutto l’intelligenza del protagonista, che decide di sacrificare cinque anni di libertà pur di ottenere l’eredità agognata e si denuncia per falso in atto pubblico.

Un finale commovente, con il gesto inaspettato di un ragazzo insano di mente come Erricuccio, che rinuncia al suo amato pupazzo, affinché esso faccia compagnia in galera al patrigno, anzi, al padre.
(D.C.)

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