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Genova. Spiagge libere e mare inquinato

Genova. “Siamo all’inizio di una nuova stagione balneare e ancora non è stata data una risposta ai genovesi, che non possono fruire di un bene pubblico. Chi non può permettersi di pagare uno stabilimento trova sfogo in aree inquinate”, spiega Stefano Salvetti, presidente di Adiconsum Liguria, una delle voci più battagliere sul tema.

È passato più di un anno da quando Salvetti definiva “miracolo” l’approvazione di una delibera per adottare il Proud, il piano che avrebbe dovuto riordinare l’assetto delle concessioni balneari a Genova, licenziato in extremis dalla giunta Doria prima del cambio della guardia a Tursi. Documento che mirava a sanare anomalie come quella di corso Italia, dove la quota di arenile libero è appena del 10% contro il 40% previsto da una legge regionale del 2008.

“Quel piano – dice Salvetti – è stata una fatica, una litania iniziata nel 2007. Dovrebbe tutelare al massimo gli stabilimenti, ma anche rimodellare le concessioni”. Il condizionale è obbligatorio perché, come confermano dal Comune, è ancora tutto fermo. L’iter amministrativo del provvedimento non è ancora completo. L’assessore Simonetta Cenci, titolare della delega sul demanio marittimo, ha programmato una serie di incontri con Municipi e associazioni di categoria. L’obiettivo è arrivare a un testo condiviso per poi portare il piano definitivo in sala rossa entro il 2018. Ma comunque nulla si potrà toccare fino al 2020: questa la scadenza naturale delle concessioni, in attesa che la Corte costituzionale si esprima sulla proroga trentennale decisa dalla Regione e impugnata dal Governo. Il Proud, del resto, non avrebbe eliminato nessuno stabilimento, ma solo ritoccato i confini. In pratica si otterrebbero nuovi scampoli di spiaggia libera mangiucchiando qua e là aree ai gestori privati. “Poi la gente deve poter passeggiare, vanno creati percorsi accessibili dalla strada alla battigia – prosegue Salvetti – e poi serve un riordino architettonico.

Genova deve porsi come città turistica, oggi corso Italia sembra una baraccopoli”, nessuno sa ancora chi gestirà le spiagge libere attrezzate ottenute col nuovo assetto. Sullo sfondo c’è la profonda crisi di Bagni Marina, la società partecipata che ad oggi mantiene solo i San Nazaro. Le altre due spiagge – la Scogliera di Nervi e i bagni Janua di Vesima – sono state affidate ai privati per arginare le perdite.
(Lara Calogiuri)

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