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Genova. Roberto Vecchioni in concerto al Teatro Carlo Felice

Genova. Roberto Vecchioni torna in concerto a Genova, al Teatro Carlo Felice, sabato 27 maggio, alle ore 21, il cantautore milanese porta a Genova il suo tour La vita che si ama, ispirato all’ultimo libro dell’artista, edito da Einaudi, nel quale Vecchioni esplora la felicità partendo dall’universo degli affetti.

«Poeti che spostano i fiumi con il pensiero» e «naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo»: non è vero che «la ragione sta sempre con il più forte», bisogna concedersi il lusso di crederci, di dire ai giovani Sogna, ragazzo sogna perché i momenti di schiarita rotolano dietro a quelli più scuri.

La musica e la letteratura, universi di riferimento imprescindibili e componenti identitarie del cantautore si fondono in un lavoro nel quale Roberto Vecchioni padre si racconta ai suoi figli Francesca, Carolina, Arrigo ed Edoardo. Canzoni per i figli è un disco che racchiude i brani molto amati del repertorio del cantautore, con il nuovo arrangiamento di Lucio Fabbri, dai capolavori più conosciuti – Figlia e Le Rose Blu – a quelli meno noti – Canzone da lontano e Un lungo Addio – riarrangiate, risuonate, ricantate e riconcepite, sino a discostarsi, in alcuni casi, dall’originale come ad esempio nel brano Quest’uomo.
È un lavoro acustico, scarno nel senso che rinvia alla scoperta dell’essenza delle cose, nel quale prevalgono la chitarra, il violino e il piano, con alcuni inserimenti di basso e batteria. L’impianto compositivo è classico, è quello della poesia accompagnata da uno strumento, quasi come se la voce matura e puntuale del cantautore si appoggiasse alla chitarra e al violino e gli altri strumenti costituissero un contorno. Tra le sorprese, Canzone da lontano, delicata e tenera ninna nanna scritta per Francesca, tratta dall’album Montecristo ormai introvabile, la versione recitata di Figlio figlio figlio e l’arrangiamento nuovo di Un lungo addio, dedicata a Carolina.
I brani sono tenuti insieme da un filo narrativo che parte dal racconto del mestiere di padre, di quell’uomo che ha insegnato la grandezza della malinconia, sentendosi buffo e ridicolo nell’aspettare dietro la porta che i figli tornassero a casa (Quest’uomo) e si conclude con un ribaltamento dei ruoli perché quello stesso uomo diventa figlio e si rivolge alla madre con la canzone Dimentica una cosa al giorno e il monologo profondo e toccante Che c’eri sempre, commentato musicalmente dalla chitarra e dal violino.

Un’opera nuova, la colonna sonora perfetta per accompagnare la lettura di un libro pieno di memoria e di felicità, un’ouverture per percorrere attraverso l’ascolto in sequenza dei dieci brani la bellezza e la difficoltà di essere padre e di riscoprirsi infine figlio, perché, come scrive Vecchioni, non si è felici nell’imperturbabilità, ma nell’attraversamento del vento e della tempesta.
(C.S.)

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