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Genova. Pusher portavano la droga in taxi

Genova. Da venticinque a trentacinque euro a corsa a tariffa forfettaria e senza ovviamente far partire il tassametro per accompagnare il pusher dal cliente.

In certe notti i tassisti coinvolti nell’indagine ‘Taxi driver’, che si è chiusa oggi con 17 ordinanze di custodia cautelare (di cui 14 in carcere) e trenta indagati a piede libero, riuscivano guadagnare anche 300 euro esentasse. I tassisti erano consapevoli di quel che stavano facendo.

Infatti da un lato avvisavano gli spacciatori dell’eventuale presenza di forze di polizia oppure effettuavano particolari tragitti, in modo da eludere posti di controllo, intrattenevano direttamente conversazioni con gli “acquirenti”, così da agevolare i rapporti e le comunicazioni. Sapevano però che rischiavano di finire sotto indagine e nelle conversazioni intercettate questo elemento emerge spesso.Talvolta la cessione della cocaina avveniva direttamente all’interno del taxi e in qualche caso erano gli stessi tassisti a mediare la comunicazione con il cliente. L’indagine dei carabinieri della compagnia Centro del maggiore Marco Comparato e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto era partita quattro anni fa grazie a una fonte confidenziale in cui si diceva che un tassista accompagnava i pusher a casa dei clienti.

Nel corso dell’indagine 12 persone erano state arrestate in flagranza di reato. Tre i tassisti che sono finiti ai domiciliari mentre altri due sono indagati a piede libero. “Come Cooperativa provvederemo alla sospensione del servizio radio taxi per i tre soci”. Lo dichiara il presidente della Cooperativa Radio Taxi Genova Valter Centanaro commentando gli arresti durante l’operazione “Taxi driver”. “Nell’attesa che la giustizia faccia chiarezza sulle eventuali responsabilità penali, il nostro auspicio è che i tre colleghi si limitassero a svolgere la propria professione di semplici tassisti. In tal caso, comunque, qualora fosse anche solo accertato il fatto che utilizzavano canali diretti, e non quelli previsti dal regolamento comunale, con eventuali clienti, scatterebbero alcuni provvedimenti di tipo amministrativo: la sospensione della licenza da parte del Comune in quando non è lecito utilizzare canali diretti e personali per mettersi in contatto con il cliente”, dice Centanaro.
(Lara Calogiuri)

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