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Genova. Molestie a scuola, un codice per i prof: «Niente chat private»

Genova. Messaggini online, confidenze troppo intime e amicizie social che travalicano quello che dovrebbe essere il corretto rapporto di fiducia tra un docente e i suoi studenti: su questo aspetto serve una regolamentazione che, secondo l’Aran, deve tradursi in divieti veri e propri con tanto di pesanti sanzioni disciplinari.

Nel vecchio contratto della scuola, scaduto ormai da 9 anni, non erano previsti paletti per l’uso dei social network con la classe. Si tratta di un giro di vite che, annuncia il ministro, dovrà essere inserito nel nuovo contratto degli insegnanti che si sta chiudendo proprio in questi giorni. In base alla stretta annunciata, il docente accusato di comportamenti o molestie a carattere sessuale nei confronti di alunne o alunni, studentesse o studenti minorenni, viene sospeso dall’insegnamento e sottoposto a iter disciplinare, al termine del quale, se giudicato colpevole, scatta il licenziamento.

Una necessità che si fa sentire ora perché probabilmente è figlia dei tempi, sia per il dilagare di gruppi whatsapp tra famiglie, insegnanti e adolescenti sia per l’abuso di quanti, anche negli ultimi giorni, hanno portato tristemente alla ribalta il fenomeno dei messaggini hot tra il professore attempato e la giovane studentessa rimasta vittima di abusi. Da un lato si fa sentire la necessità di una regolamentazione dell’uso dei social, dall’altro per i sindacati è importante anche il rispetto della libertà di insegnamento.

«Intendiamoci – commenta Pino Turi, segretario generale Uil Scuola – l’abuso di minore è un atto assolutamente deprecabile, quello da parte di un docente su una sua studentessa lo è doppiamente. Non vogliamo proteggere nessuno, anzi, vogliamo eliminare le mele marce. Ma è opportuno ragionare con calma e non sull’onda dell’emozione: siamo disposti anche ad intensificare le sanzioni ma non possiamo far diventare tutti colpevoli. Le chat si usano spesso a scuola e nella maggior parte dei casi servono alla didattica. Ragioniamo su come regolamentare l’uso dei social, senza ledere la libertà di insegnamento».

In effetti la scuola italiana fa largo uso dei social, anche in classe, come forma di comunicazione tra docenti e famiglie ma anche tra docenti e ragazzi. Tanto che il ministero dell’Istruzione, con una commissione ad hoc formata da esperti, sta mettendo a punto un vademecum per usare al meglio tra i banchi smartphone e tablet.
(Lara Calogiuri)

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