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Genova. L’unico mammografo “intelligente” in Italia si chiama Mozart e “suona” al San Martino

Genova. Si chiama Mozart, è un mammografo particolare utilizzato in sala operatoria che permette una visione in 3D e la chirurgia senologica del Policlinico del San Martino di Genova è l’unica ad averlo in Italia. E’ in uso in altri due centri europei e in 25 centri fra Stati Uniti e Asia.

“Siamo la prima breast unit in Italia ad avere la possibilità di utilizzare il Mozart 3D – spiega il prof. Daniele Friedman direttore della chirurgia senologica del Policlinico San Martino – la tomosintesi in 3D conferisce maggiore precisione nella valutazione dei margini nella asportazione di un tumore mammario. La maggior precisione del Mozart determina una diminuzione di re-interventi e recidive che si traduce in un minor stress per le pazienti, riduzione dei tempi della lista di attesa e quindi minor spesa sanitaria per il sistema sanitario nazionale”.

Questo tipo di macchinario all’avanguardia dall’inizio dell’anno è già stato utilizzato in oltre 80 casi di tumore mammario.

La diagnostica precoce ha determinato una maggiore incidenza di lesioni mammarie non palpabili con problematiche relative all’individuazione ed al reperimento intra operatorio delle stesse. Una discreta quota di queste lesioni (microcalcificazioni , distorsioni parenchimali,etc. ) necessita di un controllo mammografico intraoperatorio per confermare la loro completa asportazione. Attualmente il limite della strumentazione abitualmente utilizzata in tutte le “Breast Unit” italiane è la sola produzione di un’ immagine in 2 dimensioni (2D), nella quale la terza dimensione, lo spessore della mammella, è proiettata in un singolo piano. Tutto ciò determina talvolta la possibilità di creare artefatti (immagini di sommazione) e difficoltà nella valutazione dei margini della asportazione del tumore. Tanto che una forbice percentuale che va dal 20% al 40 % dei pazienti sottoposti all’esame in 2D risulta avere i margini coinvolti all’esame istologico definitivo con la conseguente necessità per il paziente di un re-intervento. La tomosintesi (la visualizzazione a strati della lesione tumorale) ci permette, invece, di avere immagini stratificate tridimensionali (3D).
(Lara Calogiuri

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