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Genova. La vita nelle grandi città costa cara

Genova. Vivere nelle grandi città costa caro. Lo conferma l’Annuario dell’Istat, secondo cui le famiglie residenti nei centri urbani maggiori spendono in media 2.899,21 euro al mese, cioè 491 euro in più di chi vive nei comuni fino a 50mila abitanti (2.407,82 euro).

Nonostante ciò gli italiani hanno riaperto i cordoni della borsa: le spese per servizi ricettivi e di ristorazione sono tornate ai livelli pre-crisi, da 122,39 a 128,25 euro (+4,8%). Si recupera così il terreno perso negli ultimi cinque anni, riagganciando i valori del 2011. La discesa della spesa, ricorda infatti l’Istat, era iniziata nel 2012. Un Paese in fase di passaggio, dove tanti puti fermi vengono meno: la famiglia è fatta da single, la politica annoia, le scuole diventano multi-etniche. Ma alcuni tratti sembrano ormai consolidati: il lavoro è un miraggio, siamo sempre più vecchi e le nascite diminuiscono. Ecco l’Italia che esce fuori dalle mille statistiche dell’Istat, che come ogni fine dicembre compone un mosaico, l’Annuario, in cui i numeri dei conti pubblici incontrano quelli della demografia. Al calo delle nascite si accompagna il posticipo della gravidanza, rimandata sempre più in età avanzata. Intanto riprende a correre la speranza di vita, si campa più a lungo: 80,6 anni gli uomini e 85,1 le donne.

E’ così che l’Italia resta uno dei paesi più vecchi al mondo, con 165,3 persone con 65 anni e più ogni cento con meno di 15 anni. Nel Paese 6,4 milioni di persone condividono un sogno: trovare un giorno un posto. Per quanto si tratti di un numero in calo del 3,5% a confronto con il 2016 resta un macigno.  Guardando a chi un lavoro ce l’ha, i problemi non mancano, tanto che le retribuzioni contrattuali hanno toccato un nuovo minimo storico. Nel 2017, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e più mostra segnali di miglioramento rispetto al 2016: su un punteggio da 0 a 10, le persone danno in media un voto pari a 7, ricorda l’Istat.

Guardando alla situazione economica, continua a diminuire la quota di famiglie che la giudicano in peggioramento rispetto all’anno precedente. Nell’Annuario ci sono anche i dati sulla povertà, già diffusi in estate: “Nel 2016, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1,6 milioni, per un totale di 4,7 milioni di individui poveri (il 7,9% dell’intera popolazione). Le famiglie che vedono peggiorare le loro condizioni rispetto all’anno precedente sono quelle numerose, soprattutto coppie con 3 o più figli minori (da 18,3% del 2015 a 26,8% del 2016). L’incidenza di povertà assoluta è più elevata fra i minori (12,5%) e raggiunge il suo minimo fra le persone di 65 anni e più (3,8%).

Vivere nelle grandi città ha il suo prezzo, precisamente 491 euro in più al mese rispetto alle famiglie che risiedono nei comuni medio-piccoli.  A pesare sui bilanci di chi sceglie la metropoli è spesso la casa: l’affitto. Questo spiega, almeno in parte, il fenomeno dei ‘Mamma’s boy’. Soltanto un terzo dei figli di età compresa tra 18 e 34 anni lascia la famiglia di origine.
(Lara Calogiuri)

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