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Genova. La violenza nelle relazioni. Emozioni senza nome e percorsi di crescita, convegno

Genova. Sabato 21 ottobre, alle ore 14.30, presso il Collegio Emiliani a Nervi, appuntamento con il convegno organizzato dal Consultorio Familiare del Levante dal titolo La violenza nelle relazioni. Emozioni senza nome e percorsi di crescita.

Non è una sensazione dettata dagli ultimi fatti di cronaca, ci sono dati e studi a confermarlo: la violenza è un fenomeno in crescita e rilevante nelle coppie adolescenti. Uno dei pochi studi condotti nel nostro Paese sul tema, condotto su un campione di oltre 700 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, ha evidenziato come più di una ragazza su dieci abbia vissuto esperienze di violenza nella coppia prima dei 18 anni. Il 16 per cento delle intervistate (e l’8 per cento dei maschi) ha subito gravi e ripetute violenze psicologiche o persistenti comportamenti di dominazione e controllo; il 14 per cento delle ragazze  ha subito violenze o molestie sessuali; più di un adolescente su 10 (senza differenze di sesso) ha subito violenze fisiche in coppia.

Di fronte alla violenza fisica o verbale i giovani sono spesso soli, come dimostra uno studio europeo per il quale in Italia  il 50 per cento dei genitori ignora che i figli  abbiano visto immagini a sfondo sessuale online e l’80 per cento non è a conoscenza che i figli abbiano subito minacce online.I sintomi ci sono e bisogna saperli individuare. Ragazzi e ragazze che hanno vissuto o stanno vivendo una relazione violenta possono presentare, più spesso degli altri, bassa autostima, perdita di interesse per ciò che accade in famiglia, a scuola o negli altri contesti di vita, problemi di memoria e concentrazione, difficoltà scolastiche. Per aiutarli è importante sostenerli perché superino paura e vergogna e tenere a mente che l’adolescenza è una fase di vita in cui non sono ancora adulti ma neanche bambini, perciò potrebbero presentare sufficiente consapevolezza di quanto accaduto per raccontare la loro esperienza. Nonostante questo, raramente chiedono aiuto in maniera diretta proprio perché bloccati da vergogna, senso di colpa, timore di non essere creduti, confusione per i sentimenti provati, autocolpevolizzazione. Per rompere questo muro di silenzio è quindi fondamentale, sottolinea la psicologa, prestare loro attenzione, offrire uno spazio di ascolto non giudicante, rispettare i loro tempi e fornire le informazioni corrette sui servizi a disposizione.
(Lara Calogiuri)

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