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Genova. Il Galliera chiude la porta ai clochard: “Non si risolve portandoli in ospedale”

Genova. Noi curiamo tutti, ma non siamo un servizio sociale”. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, con l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino finito nella bufera, è lo stesso Paolo Cremonesi, primario del pronto soccorso del Galliera, a chiudere le porte dell’ospedale ai clochard. E aggiunge: “Siamo già oberati, non possiamo farci carico dei problemi sociali che vanno gestiti dagli enti competenti”. Il caso risale a una settimana fa: i commercianti di via XII Ottobre chiamano la municipale perché due senzatetto, a loro dire ubriachi, disturbano i passanti. Gli agenti avvertono il 118 e l’ambulanza, col consenso degli interessati, li porta al pronto soccorso. Al triage viene assegnato un codice verde: nessuna gravità.

“La diagnosi lasciatela fare ai medici, le persone senza problemi sanitari devono essere accolte in altri ambienti, non qui – ripete Cremonesi, impegnato anche con l’associazione San Marcellino come medico di strada -. Se c’è una persona che ha abusato di bevande alcoliche siamo a disposizione, in rarissimi casi può essere disposto il trattamento sanitario obbligatorio. Ma portare al pronto soccorso un paziente se non c’è un problema sanitario è un controsenso assoluto”. il messaggio è chiaro: non usate l’ospedale per nascondere il problema della povertà in strada. Modalità che, secondo alcuni esperti di legge, rievoca gli anni bui. “Il nostro ordinamento giuridico ha eliminato i manicomi 40 anni fa – attacca Emilio Robotti, coordinatore dello sportello genovese di ‘Avvocato di strada’ che offre assistenza legale ai senza dimora – e pensare di prendere i clochard e ricoverarli in ospedali non va bene, è anche una mortificazione dei servizi sociali”. Ora non è escluso che i due uomini portati in ospedale lunedì notte possano rivolgersi allo sportello. “In quel caso valuteremo se fare un esposto-querela o quello che sarà necessario”. Non di rado l’associazione ha preso iniziative contro enti pubblici, come a Molinella , ma anche Alassio e Carcare in Liguria, diventate famose per le ordinanze anti migranti. L’assessore alla sicurezza Garassino in settimana ha ribadito: “Hanno dato il loro consenso”. E rincara: “Un agente non ha le qualifiche per capire se una persona sta andando in coma etilico. Devono farlo i medici. Uno di loro, tra l’altro, è un consumatore di crack, sgomberato al momento della chiusura del sottopasso di De Ferrari con tutto l’armamentario di stagnole e bottiglie d’acqua che usava per fumare la droga, e a volte assume comportamenti violenti”. Quindi la replica alle associazioni: “Siamo stati noi i primi a preoccuparcene, portandoli in ospedale alla luce delle loro condizioni”. E il resto è “bieca retroguardia politica”.
(Lara Calogiuri)

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