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Genova. Il 5 ottobre inaugurazione della mostra dedicata a ‘Rubaldo Merello’

Genova. Palazzo Ducale dedica dal 5 ottobre, all’artista ligure Rubaldo Merello un’ampia mostra in cui, tra le duecento opere selezionate, si presentano 65 suoi dipinti e circa 30 suoi disegni, accompagnati dalle principali testimonianze della sua attività plastica.

Se  una rilettura della sua opera era già stata avviata negli anni Settanta riconoscendone il risalto nazionale, la mostra di Palazzo Ducale intende far luce anche sul contesto storico in cui Merello si formò.

La mostra è suddivisa in dodici sezioni: Grubicy e il mito di Segantini; Previati e il paesaggio ligure; Nomellini a Genova; Il mare di Nomellini; Pellizza da Volpedo. Verso il paesaggio interiore; Merello. L’ossessione del paesaggio; San Fruttuoso; Le forme dell’acqua; Merello scultore; Merello e il simbolismo; Oltre Merello.
Una sezione infine è dedicata alla rappresentazione fotografica della riviera del levante ligure, dalle vedute dei luoghi ritratti da Merello – il monte di Portofino, la baia di San Fruttuoso, Camogli, Ruta e Santa Margherita – alla costa riscoperta a cavallo tra Otto e Novecento dai pittori divisionisti italiani. Questo incantato scenario naturalistico compare negli scatti del fotografo tedesco Alfred Noack, uno dei principali protagonisti della fotografia in Liguria nella seconda metà dell’Ottocento, che documentò le riviere con la stessa rigorosa nitidezza con cui ritrasse Genova e i suoi monumenti.

Completamente distaccato dal mondo esterno – nel suo iniziale romitaggio sulla Ruta di Camogli e poi a San Fruttuoso e a Portofino – il pittore ricavò, dalla ristretta visuale del microcosmo nel quale si trovò a operare, la necessaria concentrazione per una totale identificazione esistenziale con il suo percorso artistico. Il paesaggio che insistentemente si ricompone nelle sue tele – con prospettive e tagli uguali o solo leggermente variati – incarnò, nel suo progressivo processo di ricerca, la tensione verso la rappresentazione di un paesaggio interiore.
Autore dei due celebri paesaggi in mostra Tramonto o Il roveto (1900-1902; Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza) e Nubi di sera sul Curone (1905-1906; Fondazione Cassa di Risparmio, Alessandria), Pellizza sperimentò un analogo approccio estetico come testimoniato nel 1903 dalle sue parole: “Se vogliamo lasciare qualche orma dobbiamo scegliere soggetti eterni. Io mi sono messo risolutamente su questa via … la bella natura che assorbe l’uomo e lo annienta per campeggiare essa stessa sfolgorando”. L’esperienza vissuta a San Fruttuoso e Portofino determinò in Merello una progressiva trasformazione della materia pittorica e della tavolozza cromatica che si caratterizzò sempre più per l’accentuata predominanza di alcuni colori (rosso, violetto e blu).

La mostra, curata da Matteo Fochessati e da Gianni Franzone, conservatori della Wolfsoniana, è organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e promossa dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Sagep che, oltre a documentare le opere esposte, propone una serie di approfondimenti sul percorso artistico di Merello e sulla cultura divisionista e simbolista in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
(Lara Calogiuri)

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