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Genova. I tagli alla sanità pubblica ed i quattro Cavalieri dell’Apocalisse

Genova. Se si potesse rappresentare la sanità pubblica italiana dal dopoguerra sino ad oggi con figure simboliche calzerebbero a pennello i quattro cavalieri dell’Apocalisse: Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte.

Pestilenza per lo spreco di denaro pubblico, conclamata epidemia. Guerra per la lotta di chi non è disposto a subire tagli lineari, motivati dalla spending review. Carestia per la diminuzione dei servizi sanitari, in sfregio al diritto alla salute. Morte che beffarda si apposta e chiama al suo cospetto “anzitempo” i malati soggetti a tardive o mancate cure mediche.

Ebbene, oggi daremo voce alla Guerra portata avanti da cittadini, da dipendenti e professionisti del settore sanitario, da comitati e associazioni di categoria, dai sindacati.

Il dottor Gianluca Giuliano, ex cardiologo agli ospedali Gallino e Celesia, in merito all’imminente chiusura di un reparto strategico dell’ospedale pontedecimese spiega chiaramente: «La legge Monti non ha mai detto di chiudere ospedali se non assolutamente inefficienti e la Cardiologia del Gallino non lo è».

Un’affermazione che ben si sposa con un comunicato del Comitato Ospedaliero Gallino: «La recente pubblicazione da parte di Age.Na.S. delle classifiche di performance per l’anno 2011 delle strutture ospedaliere liguri, nel contesto nazionale e regionale, ha riportato i dati relativi ai reparti di cardiologia della nostra regione e ne ha evidenziato le eccellenze. Tra queste spicca il reparto di Cardiologia dell’ospedale Gallino di Pontedecimo, che risulta primo per la cura dello scompenso cardiaco (la percentuale di mortalità a trenta giorni dopo ricovero per scompenso cardiaco è del 5,01% rispetto alla media nazionale di 10,37 % su un totale di 243 pazienti: tra cui casi clinici ad elevata complessità confermata dai colleghi cardiologi dell’ospedale Niguarda di Milano e dell’Università degli Studi di Padova)».

Chi è preposto a compiere scelte per la sanità ligure, nell’ottica della spending review, come giustifica il proprio operato? Quali argomenti rendono ineluttabili i corposi tagli e le imminenti chiusure di alcuni importanti reparti ospedalieri genovesi?

Ne parliamo con il segretario provinciale di Fials, Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità, Mario Iannuzzi. «Non c’è nessun obbligo “per la legge Monti” di ridimensionare Gallino, Sestri e Villa Scassi. È una scelta. La legge abbassa il tasso di ospedalizzazione da 4 a 3.7 posti letto per mille abitanti. Questo significa un taglio di 18.000 posti letto in Italia, 800 in Liguria di cui 500 a Genova. Il 70% dell’investimento ospedaliero genovese è concentrato in centro (San Martino e Galliera). Riteniamo non si possa picchiare sul ponente che è già ridotto all’osso. L’Assessore dovrebbe rispondere delle sue promesse elettorali a partire dall’impegno sul nuovo ospedale di ponente di cui non c’è traccia. Senza questa operazione non si potrà mai costruire una sanità forte ed efficiente. Anche il sindaco Doria deve rispondere perché in campagna elettorale ha firmato precisi impegni su Sestri e sul Gallino».

Con le trasformazioni illustrate dal dottor Corrado Bedogni, direttore generale dell’Asl 3 genovese, nel corso della riunione pubblica del 2 ottobre scorso quali benefici trarrebbe concretamente l’Asl? «Niente di niente. Si tratta di un taglio dell’offerta dei servizi. Il resto sono chiacchiere. Togliere cardiologia al Gallino significa predisporre la sua prossima disattivazione. Mai visto che esista un ospedale con solo la medicina e un servizio di chirurgia di giorno che già non funziona a Sestri. Chiudere il pronto soccorso di Sestri significa predisporre la futura disattivazione dell’ospedale. Villa Scassi non è e non sarà mai in grado di sopperire alla domanda urgente e ordinaria del ponente. I cittadini saranno dirottati in centro».

Quale chiave di lettura danno medici, infermieri, sindacati per quanto è stato illustrato dai vertici Asl? «Ripeto si tratta di un taglio dei servizi, niente altro, il motivo è economico. Infatti, anche San Martino, Galliera e Gaslini dovrebbero tagliare posti letto: 200 San Martino, 100 Galliera, 80 Gaslini, 15 Evangelico. Di questo passo dove si andrà a finire? Occorre mettere in sicurezza le risorse e garantire l’assistenza sanitaria. Noi abbiamo fatto tre proposte. Separare le tasse per la sanità da quelle per la fiscalità generale; introdurre una tassa di scopo per l’assistenza agli anziani over 65; integrare San Martino, Galliera, Evangelico e costruire l’ospedale di ponente».

L’Asl ha sostenuto costi per corsi ed aggiornamenti del personale medico ed infermieristico provvedendo a loro riqualificazione ad alto livello. È un potenziale che la spending review sanitaria del Gallino potrebbe vedere andar disperso? «Tutto quello che è stato fatto fino ad oggi è a forte rischio di dispersione. L’intera strategia regionale, e a ricaduta quella aziendale, non regge. Hanno spesso cifre enormi nelle ristrutturazioni di Gallino, Sestri, Recco ecc. per poi chiudere. Un vero spreco di cui nessuno vuole rispondere».
(Daniela Cassinelli)

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