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Genova. Cristiano De Andrè canta il padre “Faber” a modo suo: «Contaminato con la world music»

Genova. Cristiano De Andrè ritorna dal vivo a Genova al Teatro Carlo Felice il 24 Ottobre, dopo il successo della sua autobiografia “La Versione di C.”. Il De André canta De André Tour 2017 partirà lunedì 6 marzo dal Teatro Galleria di Legnano (Mi) e porterà il cantautore ligure ad esibirsi sui palchi dei maggiori teatri delle principali città italiane.

La tourneé vedrà Cristiano De André interpretare sul palco un repertorio ricco di nuovi brani del padre non ancora rivisitati che si affiancheranno ai suoi brani più celebri e a quelli contenuti nei progetti discografici di grande successo “De André canta De André – Vol. 1” (2009) e “De André canta De André – Vol. 2” (2010).

Scrollatosi di dosso definitivamente «i fantasmi», a cinquantacinque anni «soddisfatto della vita», Cristiano si affida all’arte e alla musica per uscire fuori «dall’oscurantismo» e si auspica un «nuovo Rinascimento dell’umanità». Nasce sotto questa veste “De André canta De André Vol. III”

Un disco live che non è semplicemente l’interpretazione dei brani di un repertorio conosciuto, ma quello di un polistrumentista che di musica se ne intende e che fa “suoi” i brani del padre, cantandoli esaltando i testi e con un vero e proprio minimalismo musicale: «Ho contaminato Mauro Pagani con la world music, usando l’elettrica e l’elettronica». Un disco “all’antica” («Alla vecchia maniera sì, ma moderno»), “chitarristico” e il «più rock, il più espressivo e il più politico di tutti», come lo definisce lui stesso, mentre emoziona con voce e chitarra nel mini live improvvisato alla presentazione dell’album, in duo acustico con Osvaldo Di Dio (insieme nel tour).

Un album contro la guerra, contro i poteri forti, contro i depistaggi psicologici. «Ho preso le parole e la coerenza di mio padre per raccontare la voglia di verità intesa come utopia». Il “Rinascimento” si attua «con i contributi di ognuno di noi», dice. «Siamo anestetizzati da una globalizzazione che ha uniformato il pensiero». Fa digressioni sulla stampa che sarebbe «”venduta”, perché non libera di esprimersi come dovrebbe», sulla sinistra politica «che non esiste più», sulla scuola e sugli insegnanti «che dovrebbero essere più pagati perché fautori del pensiero libero».

È un Cristiano De Andrè che dice di essere «tornato a vedere bellezza e alla contemplazione delle cose». Non a caso ha lasciato Milano per trasferirsi a vivere in Sardegna, nella casa «tra natura e mare» lasciatogli dal padre e dove ha abitato con i suoi dal 1968 al ‘74. Ed è a questi ricordi che dedica le parole del booklet che sanno di versi poetici («Voglio vivere così, nelle spume degli angeli, tra le infinite cadute delle stelle, nella casa che mi hai costruito, dove abita il tuo profumo. Voglio vivere ancora vent’anni nel calore del tuo abbraccio, nel maestrale, fra gli alberi e le foglie»).
(Lara Calogiuri)

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