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Genova. Cinque gli eccellenti artisti nelle suggestive sale di Palazzo Stella

Genova. Maria Fausta Pansera (“Colori in divenire” a cura di Andrea Rossetti), Paolo Marino (“Square variations” a cura di Mario Napoli), Sergio Franzosi (“Nove anni” a cura di Flavia Motolese), Ricardo Laverde (“Lleno y vacío” a cura di Flavia Motolese), Stefano Accorsi (”Psiche” a cura di Mario Napoli).

Maria Fausta Pansera

Genova. Inaugurazione della mostra personale dei cinque artisti di eccellente preparazione professionale, sabato 23 novembre alle ore 17. La mostra resterà resterà aperta fino al 4 dicembre con orario dal martedì al venerdì 9:30–13:00/15:00–19:00, il sabato 15:00–19:00.

Maria Fausta Pansera si mostra solo parzialmente allineata alle convenzioni metastoriche di un genere/corrente. C’è da ricordare un’importante massima di Hans Hofmann, che diceva “in natura, la luce crea il colore. Nella pittura, il colore crea la luce”.  Pansera si lancia alla scoperta di un nuovo mondo. Ambizione cresciuta e raggiunta col tempo, il colore decreta la vittoria di dell’artista che  ne ha fatto la propria “forma identitaria”, conseguenza di un pensiero aperto agli stimoli e non esclusivamente pittorico. Pansera lo ha nei fatti prepotentemente “concettualizzato” da par suo, senza ricorrere alla razionalità cromatica del Suprematismo, del Neoplasticismo…

Paolo Marino

“Il colore acrilico per Paolo Marino s’impone su tutto. Marino non nega alla propria pittura un andamento libero nell’occupazione complessiva del supporto stabilito…

Marino immette e ammette nell’indeterminazione informale della propria pittura una sorta di regolarità, gestualità d’inflessione strutturale, ritmicamente studiata su un colore che, se in precedenza era corretto definire “sparato”, ora è “pensato” con lo scopo di auto-rigenerarsi all’interno di morfologie autenticamente segniche. Marino mostra d’essere in grado di estendere morfologicamente il valore dei propri cromatismi, di processarli pittoricamente, liberandoli secondo un’organicità mai traditrice dell’intimità del gesto creativo,  comprendendo in concreto il ruolo di ogni singola operazione pittorica…” (testo critico a cura di Andrea Rossetti).

Sergio Franzosi

Architetture, territori astratti, equilibrismi e figure stilizzate sono gli elementi imprescindibili delle opere di Sergio Franzosi. Un universo articolato, in cui la componente ludico/ironica si accompagna ad un solido impianto culturale. La sua formazione artistica e la sua professione di architetto hanno creato una continua interazione fra estetica architettonica e ideazione pittorico-figurativa. Un artista visionario capace di creare paesaggi immaginari e composite visioni con dovizia di particolari.  La mostra raccoglie alcune opere degli ultimi nove anni di produzione, in cui ogni suo lavoro può essere considerato come un frammento di un mosaico-racconto infinito che si genera e rinnova attraverso l’interazione di tematiche ricorrenti: l’alternarsi di elementi geometrici e naturali, la presenza umana ridotta a citazione metafisica. Franzosi ci invita a guardare, sotto una prospettiva nuova, il mondo vero, a rivisitarlo seguendo strade inusuali per riscoprirne la bellezza e la magia.

Ricardo Laverde

Considerarlo un artista contemporaneo non nega il fatto di poter vedere in lui un “quasi designer”: a voler affiancare l’eclettismo ideativo-espressivo di Ricardo Laverde a quello di un sempre attuale Bruno Munari, o a quello più contemporaneo di Tobias Rehberger, non si sbaglia del tutto.

È un soggetto in prima linea, co-fondatore in ogni sua declinazione dell’intera percezione fisico-strutturale dell’azione visiva laverdiana.

Al pari di artisti quali Munari e Rehberger, scelta obbligata per Laverde è non da ultimo mettere in pratica un’interazione consapevole con i materiali, partendo dalle specificità di questi per arrivare a forme innovative, interagenti esse stesse con l’ambiente.  (testo critico a cura di Andrea Rossetti).

Stefano Accorsi

Luce e colore sono i due elementi dominanti che compongono la pittura di Stefano Accorsi: la sua indagine formale muove dal sostrato dell’Espressionismo Astratto Americano, dal Color Field Painting di Kenneth Noland alle peculiari allusioni luministiche di Leon Berkowitz. Così ha scritto Noland del Nostro: “Ogni cosa è colore, il colore in pittura è un modo per cercare di sospendere, di far vibrare le cose senza affogarle nello strutturalismo del surrealismo o del cubismo…”

Il dipinto si spinge oltre la soglia del visibile diventando lo spazio dove la luce si materializza in raggi o bagliori.  La pratica pittorica di Accorsi si fa rituale per raggiungere quella perfezione esecutiva che coincide con la dichiarazione dell’assolutezza del colore, votato al trascendente.

La psiche evocata da Accorsi è la nostra parte immateriale, è il complesso delle funzioni e dei processi che danno all’individuo esperienza di sé e del mondo e ne condizionano il comportamento. Le sue opere rappresentano ciò che non è tangibile, immagini mentali che invitano alla contemplazione. (testo critico a cura di Flavia Motolese).
(Francesco Mulè)

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