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Genova. Aids: in Italia 120.000 sieropositivi, aumentano i malati che ignorano di essere Hiv positivi

Genova. Dal 30 novembre Anlaids promuove una campagna di sensibilizzazione in 12 città italiane.

Un messaggio provocatorio, «Se te ne fotti, l’Aids ti fotte», quello contenuto nella campagna di sensibilizzazione ideata da Anlaids (Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids)che a partire dal 30 novembre, grazie alla partecipazione di personaggi del mondo dello spettacolo e di volontari dell’associazione che hanno offerto il volto per combattere paura e discriminazione legate alla malattia, la campagna parlerà per dieci giorni dai muri delle 12 città italiane selezionate (Milano, Napoli, Genova, Torino, Bologna, Roma, Catania, Taranto, Padova, Trieste, Rimini e Perugia).

Genova ha il triste primato di essere tra le città che aderiscono al progetto una delle quattro che che fanno registrare le maggiori concentrazioni della malattia, in tutta la regione sono circa 3.000 i sieropositivi seguiti dai vari centri liguri.“La Liguria – spiega Viscoli – per quanto riguarda le nuove diagnosi si colloca al quinto posto tra le regioni italiane, detiene il primato, invece, per quanto riguarda i malati di Aids. Nella nostra regione, infatti, ancora in troppi arrivano ai centri quanto ormai la malattia si è conclamata.

Oggi, a essere maggiormente colpiti sono gli omosessuali maschi, e la diagnosi, troppo spesso tardiva, arriva intorno ai 40-50 anni”. Si sottolinea anche come negli ultimi anni si sia abbassata la guardia a riguardo della malattia; i rapporti sessuali non protetti sono oggi il veicolo maggiore di diffusione. “I numeri dell’HIV tendono ad aumentare sempre di più – spiega Rosaria Iardino, presidente onorario NPS Italia onlus – Nel nostro Paese non si parla di malattie sessualmente trasmissibili, ma non solo per questione di tabù, ma a causa dell’assenza di una reale programmazione di interventi. In un periodo di crisi economica l’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre le spese sanitarie, ma per farlo occorrerebbe investire. Ogni regione ha un 5% da investire in prevenzione, ma questa somma viene usata per coprire altri buchi della sanità, senza capire che questo basterebbe a generare oltre il 15% di risparmio globale in salute. Inoltre l’Italia è tra i fanalini di coda in Europa come tempo della diagnosi: è troppo tardiva, in fase avanzata, e questo significa minori chance di tornare alla normalità anche con una terapia antivirale efficace, nonché maggiori chance di contagio di altre persone nel lungo periodo che intercorre tra l’infezione e la diagnosi (tardiva). La colpa è, purtroppo, semplice: la totale assenza della percezione della malattia e la completa incoscienza di fronte alla gravità della stessa”.

Esistono – sottolinea Ilaria Giovannetti – consigliera regionale Pd e componente commissione Sanità e politiche sociali, metodi molto rapidi per effettuare un primo test, come ad esempio il tampone salivale, che già dopo pochi minuti è in grado di fornire un primo responso, da verificare in seguito tramite un esame del sangue specifico, sul contatto con il virus. L’impiego diffuso di questo semplice test potrebbe incentivare un maggior numero di persone a sottoporsi volontariamente all’indagine, consentendo la possibilità di scoprire il contagio in uno stadio iniziale.
(Lara Calogiuri)

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