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Genova. A Palazzo Ducale di Genova la retrospettiva Vivian Maier

Genova. Palazzo Ducale di Genova ospita, dal 23 giugno al 8 ottobre 2017, la retrospettiva Vivian Maier. Una fotografa ritrovata, curata da Anne Morin e Alessandra Mauro.

«La fotografia per lei è come un diario privato, che non smetterà di realizzare fino ai settant’anni». Questa, in poche parole, è Vivian Maier raccontata da Alessandra Mauro, che insieme ad Anne Morin è la curatrice della mostra. Una vita, quella di Vivian Maier, fatta di riservatezza e talento. La bambinaia di New York, trasferitasi poi a Chicago, vive la vita delle persone per cui lavora: non ha una casa propria, non ha una famiglia. Le piace molto, però, osservare.

Vivian gioca con i bambini che accudisce, li accompagna a passeggio senza dimenticare mai di portare con sé la sua macchina fotografica, che appende la collo. Dal suo punto di vista di donna invisibile guarda ciò che accade intorno a sé, sulla strada. Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa.

Vivian fotografa uomini e donne che appartengono alla sua classe sociale con sguardo complice e cogliendone gli umori. Ma scatta foto anche a chi appartiene all’alta società, un mondo che non le appartiene. Eppure lo fa con grande audacia: si avvicina alle donne in pelliccia e cappello, e questa volta il suo sguardo è spesso cinico.

Ama indagare nel mondo dell’infanzia, utilizzando il punto di vista dei bambini: «I piccoli a cui ha fatto da baby sitter hanno raccontato di una donna piena di fantasia, che riusciva a guardare il mondo attraverso i loro occhi», spiega Anne Morin.Le 120mila foto ritrovate sono state scattate tra il 1951, anno in cui la fotografa è tornata a New York dopo aver vissuto per un certo periodo in Francia, e gli inizi degli anni Novanta, quando Vivian Maier comincia a fotografare a colori, utilizzando una Leica. Maier ha lasciato anche 2500 rullini mai sviluppati, che oggi sono in corso di restauro: lei stessa non ha mai visto quegli scatti. Una donna e un’artista misteriosa. La vita di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero, che ha contribuito ad accrescere il fascino di questa donna, che non ha mai fatto della fotografia la sua professione. Oggi la storia della bambinaia americana, nata a New York nel 1926, viene raccontata nella mostra dal titolo Una fotografia ritrovata

Tata di mestiere, fotografa per vocazione, Vivian non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente. È il 2007 quando John Maloof, agente immobiliare, acquista a un’asta parte dell’archivio della Maier. Capisce di aver trovato un tesoro e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante la misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

Maier ritraeva le sue città, New York e Chicago, con sguardo curioso, attratta dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti. Mentre era in vita, le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate e la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati: Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa.Non era una professionista, ma non era neppure una dilettante: era una persona speciale, una fotografa unica.

In mostra a Genova anche alcuni video: «Si tratta di filmati in Super8 realizzati a partire dal 1965. Così come faceva con le fotografie, Vivian Maier realizzava immagini in movimento per strada. Lei è immobile, mentre spazia con lo sguardo», conclude Morin: «Vivian Maier è molto moderna anche in questo: è un’artista che sta sulla strada. Nei suoi video c’è qualcosa che ricorda la pop art, ma anche la nostra arte contemporanea».
(C.S.)

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