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‘Galeotto fu il treno’ racconto breve di Romano Nicolino

‘Galeotto fu il treno’

Racconto breve di Romano Nicolino

Giovedì 14 dicembre 1961 (compio 23 anni)…

Quella mattina, con altri commilitoni, anche loro arruolati con lo scaglione III/1938, esco dalla caserma “Mario Musso” di Saluzzo per recarmi a casa a ritirare gli abiti borghesi perché il 19 sarò finalmente congedato dopo 18 mesi di naja. E, visto che in caserma dovrò rientrare solo l’indomani prima del contrappello serale, così decido, con alcuni amici pure loro prossimi borghesi, di festeggiare con un buon pranzo alla trattoria gestita da tre sorelle che noi familiarmente chiamiamo “Le tre Grazie”. Quel locale è l’abituale ritrovo dove abbiamo sempre speso in cene le mille e poche lire della decade. Abbiamo anche il tempo di fare un giretto nei soliti bar della zona a salutare i gestori che sono sempre stati molto gentili e comprensivi con noi anche quando, magari per diversi motivi, eravamo un po’ “su di giri”. Il pranzo è abbondante ed abbondanti sono le libagioni per cui, quando saliamo sul treno, siamo tutti allegri e facciamo progetti per le prossime festività natalizie che finalmente trascorreremo da “liberi  borghesi”.

Poco dopo le sedici arrivo a Ceva dove debbo “abbandonare” la linea Torino-Savona per quella Ceva-Ormea. Le ombre della sera si stanno allungando ed intensificando. Sono rimasto solo e raggiungo senza fretta il nuovo convoglio già pronto sul quinto binario: la partenza avverrà tra una ventina di minuti. Sono solamente due vagoni e scelgo quello di coda. L’ultimo tratto del mio viaggio sarà molto breve: Ceva-Nucetto, 7 chilometri circa. Salgo dalla porta situata al centro del vagone (tipo molto diffuso all’epoca), poi mi avvio a destra lungo il corridoio che ha ai lati due file di sedili in legno. Fatti pochi passi sento una voce, vagamente familiare, che mi dice:

- Ciao Romano, cosa fai vestito da alpino?

Curioso mi volto e vedo, a destra, due ragazze, una delle quali conosco assai bene.

- Non è possibile! – esclamo – Sei proprio tu, Maria, la mia compagna di scuola negli anni delle magistrali? Quella studentessa tutta pepe che era sempre in prima linea quando c’era da “far cagnara?”  Sono passati ormai cinque anni e non sei cambiata affatto. Hai sempre le tue lunghe trecce e gli occhi birichini.

Così dicendo le afferro la mano e l’attiro verso di me abbracciandola e schioccandole due sonori baci sulle guance.

- Ti presento mia cugina Carla. – mi risponde un po’ confusa Maria – Anche tu non sei cambiato e vestito da alpino fai proprio bella figura. – poi domanda – Stai andando a casa in licenza?

- Prima di tutto non sono un semplice alpino ma sono un artigliere da montagna – chiarisco – e sto andando a casa a prendermi i vestiti borghesi perché martedì prossimo sarò congedato.

- Sono contenta per te – mi dice – così potrai festeggiare il Natale a casa e magari “andare a folleggiare”, la sera di san Silvestro, con la fidanzata.

- Non so ancora – rispondo – anche perché non ho alcuna fidanzata. La vita militare mi ha un po’ scombussolato; prima uscivo ogni tanto con una ragazza, ma nei diciotto mesi da militare la relazione è come “evaporata”: non è rimasto nulla. Tu piuttosto – chiedo incuriosito – ti vedi sempre con quel ragazzo che studiava da geometra?  L’ho incontrato in caserma a Torino nel corso della visita di selezione, ma non abbiamo parlato di te. Sai, ero un po’ geloso – aggiungo ridendo.

- No – mi risponde – ci siamo lasciati da molto tempo e sono “libera come l’aria”.

- Allora – le propongo – a capodanno potremmo andare a “folleggiare” assieme.

- Per me va benissimo. – mi risponde entusiasta Maria stringendomi in un abbraccio – Appena avrai “posato”  la divisa ci metteremo d’accordo; il destino ci offre una bella occasione e non dobbiamo certamente sprecarla.

Il treno frattanto si è avviato mentre tra di noi continua un’affabile fitta conversazione che coinvolge anche la cugina Carla. Pochi minuti ed arriva la fermata di Nucetto dove purtroppo devo scendere. Naturalmente riabbraccio Maria, che continuerà fino a Garessio, rinnovandole la promessa di iniziare assieme ed in allegria l’anno 1962.

Il 15 dicembre rientro in caserma con nella valigia gli abiti borghesi; sono contento per l’imminente congedo, ma soprattutto perché ho la quasi certezza di poter trascorrere uno splendido Capodanno. Il giorno 19 saluto definitivamente la caserma Mario Musso di Saluzzo. La prima preoccupazione da borghese è ristabilire il contatto con Maria. Il telefono, sia per lei a Garessio che per me a Nucetto, è solo quello del centralino (i cellulari non esistono ancora) ma riesco ugualmente a mettermi in contatto con lei e la sera di San Silvestro la vado a prendere con la 600 di mio padre ed andiamo a “folleggiare” all’albergo Luna di Bagnasco.

Su di un vagone della linea Ceva-Ormea, un generoso destino ha voluto riunire  Maria e Romano che si sposeranno il 26 dicembre 1963.


Romano Nicolino, insegnante elementare in pensione, è nato a Nucetto (Cuneo) il 14 dicembre 1938 e risiede da oltre 50 anni a Garessio. Appassionato di alpini e di montagna, ha raccolto in un DVD ed in un libro intitolato La tradotta, le testimonianze di alcuni reduci di Russia e, nel libro Storie tra realtà e fantasia, le antiche leggende del territorio. Ha inoltre collaborato, con un racconto sulla stazione di Garessio, alla stesura del libro I racconti del treno scritto a più mani con lo scopo di mantenere vivo l’interesse sulla linea ferroviaria Ceva-Ormea. Cultore del dialetto piemontese, da molti anni scrive poesie nella variante indicata come Ligure-Garescin (Ligure-Garessino).

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