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Gabriel Impaglione, poeta e giornalista argentino, fondatore di “Palabra en el mundo”

C’era scritto “Poetry save world” in una maglietta che Gabriel  Impaglione indossava durante lo svolgimento del festival internazionale di Medelin, mentre interpretava un suo testo poetico.

Gabriel  Impaglione è una voce autorevole della Poesia del nostro tempo, è nato a Buenos Aires, è poeta e giornalista argentino, da qualche anno residente in Italia. Ha fondato insieme a Tito Alvarado ll festival internazionale della Poesia ‘Parabla en el mundo’, che fa parte della rete di Festivals ‘Nuestra America’.

Palabra en el mundo, è anche co-fondatore del  Movimento Poetico Mondiale, quest’anno ricorre l’VIII edizione, ed ha già superato i 700 eventi di readings nel mondo, con oltre  trenta paesi coinvolti.

Un grande movimento d’idee e di  versi, che alimenteranno in maniera capillare l’organizzazione di questo grande evento annuale, che non conosce confini, del resto la Poesia, da sempre è al servizio dei più nobili valori dell’uomo. Un’occasione di festa per ritrovarsi, confrontarsi,  attraverso la parola, protagonista della comunicazione e delle relazioni fra i popoli.

Uniti in una sola bandiera, un solo vessillo che racchiude la stessa passione, quella verso la Poesia, Arte affascinante del comunicare in versi, che ha un lungo eco culturale attraverso i secoli, la ritroviamo infatti protagonista nelle grandi Civiltà, da quella Greca, e Romana, a quelle orientali, ovunque il pensiero umano abbia percorso vie inedite d’espressione per trasmettere emozioni e messaggi di pace e concordia.

La Poesia, dunque, il cui etimo viene dal greco ‘poiesis’, e che significa estro creativo, è in grado di creare suggestioni uniche, per via delle relazioni fonetiche legate alle parole, che già contengono in sé la loro musica. E dovrebbero essere lette, possibilmente, nella lingua originale, poiché la traduzione, come sosteneva il poeta americano Robert Frost “Poetry is what  gets lost in translation” – ossia “Poesia è ciò che si perde nella traduzione”.. E diciamo che questo accade ogni volta che l’opera di un poeta viene tradotta in lingua straniera, soprattutto se il traduttore non è stato in grado d’interpretare i versi secondo i reali intendimenti dell’autore.

Perché la poesia veicola messaggi così sottili sul piano semantico da rendere davvero arduo il compito del traduttore. Ma non sarà un problema legato agli eventi del Festival Palabra en el mundo, dato che ogni poeta, nel proprio paese d’origine, nell’area in cui vive, potrà esprimersi secondo i canoni linguistici più congeniali, adottando l’idioma nazionale o esprimendosi in vernacolo, la Poesia ha sempre offerto la massima duttilità espressiva ai poeti.

Tutto questo Gabriel  Impaglione lo sa, per questo ha sempre incoraggiato la diffusione degli eventi poetici; ma quando è stato ideato il Festival della Poesia ‘Palabra en el mundo’, il progetto culturale doveva abbattere ogni barriera di lingua o di cultura, perché la Poesia doveva avere una sola Anima, dalle Americhe all’Europa, all’Asia, all’Africa, ovunque. Una grande iniziativa, lungimirante, di promozione sociale e culturale, ma anche un abbraccio ideale tra tutti i continenti, in nome della fratellanza tra i popoli, uniti dagli stessi comuni ideali di pace e libertà d’espressione.

Per saperne di più sul festival e le idee che intorno ad esso sono fermentate, di anno in anno, sempre da un successo all’altro, ho incontrato il protagonista, ossia Gabriel Impaglione, che volentieri ha risposto alle mie domande.

1- Sappiamo che sei anche un giornalista argentino, che ruolo ha avuto la Poesia nel percorso culturale della tua esistenza, è nato prima il poeta o il giornalista?

Il giornalismo divenne per me un’uscita di emergenza, prima che le forze letterarie vincessero la partita. Voglio chiamarle forze letterarie/libertarie, perché il percorso di vita che mi ha portato fino a qui ha dimostrato ancora una volta che la vera libertà risiede nella poesia, nella narrativa e non nel giornalismo, almeno quello che soffriamo quotidianamente nelle società sviluppate. Il giornalismo rappresentò un passo importante nella mia vita.

Lo esercitai da giovanissimo, sotto dittatura. Appresi cosa significa in realtà il giornalismo e a che serve, quali sono le strutture che lo sostengono nelle società occidentali. In linee generali, perché ovviamente esistono eccezioni nobili, agli aspiranti giornalisti s’insegna a scrivere notizie con modelli e formule stabilite dai teorici dei padroni, e solo dopo si contrattano, si si sfruttano attraverso quei media che obbediscono agli stessi padroni.

E’ un circuito chiuso; tutto il mondo dell’informazione in un pugno. Pertanto quell’immenso potere di educazione, in poche mani, fa si che il mondo finisca come lo viviamo attualmente: corrotto. Quando si può vedere all’interno delle strutture s’impara a giocare delle serrature. Eppure c’è una serratura intoccabile; è l’immenso potere dei media sulle nostre società.

Quando imparai che per burlare la terribile ferocia del suo dispositivo occorreva uscire dallo spazio di clonazione, cercare altri luoghi, rompere con l’ egemonia senza ragione, tagliai definitivamente il mio rapporto col giornalismo e le molte ore quotidiane che questo mi rubava tornarono alla poesia.

Il giornalismo mi ha dato molte soddisfazioni  ma anche parecchi mal di testa. Ho guadagnato grandi amici, e nemici bestiali. Apparsi nelle liste dei premiati e in quelle dei ricercati. Il giornalismo mi portò in luoghi belli e in vacanze forzate da situazioni tristi.Ricordo il viso della mia nonna Sara –che durante i miei primi anni di vita mi faceva scegliere un libro diverso da leggere ogni notte- quando una sera, adolescente, le dissi: -Vado a studiare giornalismo- . –E’ un mestiere duro e pericoloso…- mi rispose, -…scegli un altro mestiere, il giornalismo in questo mondo non si deve fare come lo farai tu. Non metterti lì-.

Io non vedevo pericoli anzi, il contrario. Avevo tutto il tempo per cambiare il mondo.M’ispirai sempre ad un vecchio proverbio spagnolo: “Quando dovrai utilizzare la piuma come spada ricorda il detto di Toledo: non la impugnare senza ragione, non sguainarla senza onore.”.Dopo quasi 35 anni nel settore continuo a guardare pochi colleghi che hanno fatto del bel mestiere un’azione di dignità in un mondo corrotto e confuso, con un giornalismo che s’ingoia quotiadianamente il marketing del potere, una merce in cattivo stato.Gabriel Garcia Marquez ha sostenuto quel giornalismo lucido, critico, vero e umano che in Italia è scomparso sotto i denti della stupidità e del commercio.Che c’è in comune tra il mestiere di poeta e quello del giornalista? L’uomo, solo l’uomo. Per un giornalista che non è interessato ai responsabili dell’ingiustizia, alla sofferenza, alla verità, sarà più facile firmare un buon contratto. Ma mai sarà poeta, anche se gli verrà proposto.

Neppure un poeta fuori dalla realtà sarà poeta, ma potrà essere giornalista. Per me è arrivata prima la poesia. Ed è rimasta.  Ogni tanto riprendo il vizio del giornalismo con articoli di opinione e di cultura.

2- La Poesia del nostro tempo è un messaggio libero, o veicola ancora detriti di libertà d’espressione condizionata o addirittura, in qualche angolo del pianeta,  limitata?

La poesia è l’uomo. In lei giace tutto l’universo umano. Lei, sempre sotto presione, ha saputo trovare l’uscita e attraverso quella porta è nato l’uomo.

Accade che il nostro tempo è il tema. Nelle società che hanno generato squame e dimenticato il prossimo, la poesia ha perso lettori e guadagnato ombelichi. E’ interessante l’ abbondanza di poesia e poeti in società come l’italiana, dove la mercificazione della parola, dell’ etica, della verità e del pensiero critico hanno imbastardito la poesia fino a limiti incredibili.Ma qui dobbiamo fare qualche differenza: è pur vero che ci sono poeti italiani che meritano tutta la nostra attenzione e gratitudine per il loro lavoro, poeti che lavorano la parola che vanno oltre, arrivano all’ essenza dell’ umanità ed esprimono il loro tempo, la loro intimità, l’ esteriorità, i conflitti che ci annunciano cammini e orizzonti.Che in situazioni di sofferenza economica e sotto un’atroce indifferenza producono opera vitale ma di scarsa circolazione e confronto.Sono critici –perché la poesia è critica- e questa condizione li cancella dall’opportunità di lavoro. Non sono lontani dalla gente (nonostante l’ignoranza della gente) ma stanno lontani dal gruppetto di case editrici che tengono prigioniera la cultura.Al loro posto brillano le copertine di signori e signore che, ignoranti o perversi, accettano le regole del sistema e scrivono per nutrire il cimitero di idee e immaginari che hanno convertito i poteri all’Italia.Non è vero che la poesia è passata di moda e nessuno la legge.E’ vero che il sistema la esclude per difendersi.

Se oggi l’italia è libera? Non lo è.

La poesia italiana sopravvive nelle catacombe e quanto necessita questa società dei poeti!

3- Ritieni che la Poesia debba rispettare delle coordinate di stile, o essere il frutto dell’estro creativo proprio di ciascun poeta, senza alcun vincolo legato – per esempio - al computo metrico?

La poesia non deve nulla.

Lei è.

Personalmente credo che le forme che tentano di limitarla sono attentatorie. Sono state utilizzate le questioni matematiche per favorire un certo metodo quando l’oralità portava la storia per le strade e si riproduceva di bocca in bocca, di generazione in generazione.

Nonostante sia un mestiere (l’arte di rimare) che nelle mani di improvvisati fa un orrendo favore, nelle tradizioni dei nostri popoli il canto poetico mantiene le ragioni di rima e metrica. E i buoni rimatori ci sorprendono con la loro abilità, i classici hanno lavorato con maestria.

Ma la nostra contemporaneità necessita di altre strade, ha bisogno d’aria: molto lavoro con le immagini ché viviamo nell’era dell’immagine.

4- Quali sono, secondo il tuo personale parere, le voci poetiche più rappresentative del terzo millennio?

Sarebbe ingiusto nominare poeti rappresentativi in vita.

Si, ci sono.

Ci sono poeti che godono di grande diffusione e non sono i più rappresentativi, i poeti che non sono conosciuti fuori dai loro paesi e forse lavorano su opere più importanti. In italia si conosce poco della poesia mondiale.

Potrei citare i nomi dei primi cento poeti che mi vengono in mente e dubito che anche una bassa percentuale di loro sia stata tradotta all’italiano o pubblicata. Dei poeti italiani, almeno quelli coi quali coltivo una fraterna amicizia, devo dire che vivono resistendo alle miserie del nostro tempo e la loro necessaria poesia è sconosciuta al grande pubblico.

5- Pensi che ancora oggi la cosìddetta Poesia di denuncia, abbia un ruolo nelle problematiche del nostro tempo?

Prendo la tua frase ‘poesia di denuncia’ per capire che è quella poesia che si è preoccupata e si preoccupa della questione sociale. Credo che il ruolo appartiene all’uomo. È l’uomo che si esprime attraverso la poesia, l’arte, la politica, le lotte che instaura, i risultati di queste lotte. Mi pare ovvio quando dico che è l’uomo che si esprime. Pretendo di non lasciare un margine a tutta l’indifferenza. La poesia sociale come tale è stata presa come una moda dai critici degli anni 60-70. In realtà mai rappresentò una moda; la sua apparizione divenne prodotto dello stesso protagonismo dei poeti in lotta per le cause del popolo. Lei ha dato voce ai movimenti rivoluzionari, libertari, ha posto parole all’ etica dei popoli in lotta per la liberazione. Pare quasi romantico leggere Neruda, Alberti, Dalton e scrivendo quelle lotte.

Cosa è cambiato?

Oggettivamente niente.

Le lotte continuano, in un certo modo si sono fatte più atroci. Lo sfruttamento è moneta corrente come l’emarginazione e la disuguaglianza sociale, i diritti basici dei popoli sono stati strappati dalle radici, la colonizzazione, le tirannie…tutto continua uguale o peggiore che in quegli anni.Basta solo uno sguardo alla realtà italiana, la democrazia da cartone dipinto, la repubblica manganellata, i diritti sociali stuprati dalla borghesia, il succedersi di paradigmi scenografici.

E la poesia? C’è.

Non saranno i media del potere a promuoverla, ma c’è. Appare nei muri, nelle manifestazioni, nelle catacombe. E sarà anche dopo.Quando il cartone dipinto sarà cenere.

Ritorniamo alla domanda precedente: la poesia sopravvive nelle catacombe. Fuori, in superficie, la banalità e l’indifferenza sono il risultato dell’applicazione di politiche bestiali che hanno alienato le ultime generazioni fino a convertire gli uomini in spazzatura di loro stessi.

Dietro il consumo, il successo individuale, l’arte è spiegata con frivolità da Sanremo, con fiction o coi grandi fratelli. Come confrontare questo enorme potere bestializzatore con la poesia?

Eppure esistono sentieri alternativi… faticosi, ma esistono.

A quelli che dicono basta con la politica esercitando politica la poesia dice: aprite gli occhi, basta alienazione, abbiamo bisogno di idee, poesia. Questo chiede oggi la poesia sociale. Chi vuole ascoltare ascolti.

Nel secolo XX i giornali pubblicavano supplementi culturali di numerose pagine dove scrivevano gli autori, i poeti più importanti. Si dibatteva, c’era critica vera, si polemizzava, i commenti sui libri non erano articoli di marketing, si considerava la poesia e si lavorava sui perché dei grandi temi mondiali. Le riviste aprivano spazi al pensiero critico e bastavano due giornali, uno di sinistra e l’altro di destra, per avere un panorama più equilibrato del mondo.Poi l’egemonia delle holdings multimediali hanno distrutto ogni capacità popolare sull’informazione equilibrata. Un processo cominciato negli anni ’80, che ha imposto nei media la distruzione del pensiero critico.

Sono scomparsi poeti e poesia, i supplementi culturali presentano ancora oggi due pagine di annunci di spettacolo e commenti banali su eventi superficiali. Questa politica, figlia dell’imperialismo nordamericano, ha dato i suoi risultati con grande efficacia a favore dei monopoli.

Una società che perde il dialogo critico perde la fonte che genera artisti, scienziati, poeti. Perde identità, cultura , diviene oggetto.

6- Il mondo culturale latino-americano ha sempre espresso grandi talenti, qual’è stato quello più simbolico nel novecento?

In quanto a poesia il Latinoamerica può mostrare con orgoglio un esteso catalogo di autori e opere di eccezione. Il pubblico italiano considera Neruda e con giusta ragione. Ma è buono segnalare che insieme a Neruda il Chile ci ha dato Vicente Huidobro, Pablo de Rocka, Gabriela Mistral, Nicanor Parra (vivo) e Gonzalo Rojas, poeti di statura come gli argentini Raúl González Tuñón, Oliviero Girondo, Juan L. Ortiz, Alejandra Pizarnik e Alfonsina Storni o il recente scomparso Juan Gelman, anche se il nome di Luis Borges arriva prima alla memoria. Così per l’Uruguay con Mario Benedetti, Juana de Ibarborou o Julio Herrera e Ressig sono meno conosciuti. In Paraguay brilla il grande Elvio Romero; César Dávila Andrade in Ecuador, Ricardo Jaimes Freyre in Bolivia, Vicente Gerbasi, Eugenio Montejo, Víctor Varela Mora o Juan Sánchez Peláez in Venezuela;

in Cuba Lezama Lima, Nicolás Guillén e Dulce María Loynaz, il grande Manuel del Cabral in República Dominicana, José Asunción Silva in Colombia, Jorge Debravo in Costa Rica; Rosario Castellanos, Jaime Sabines, Xavier Villaurrutia in México, anche se il più conosciuto resta Octavio Paz;  Javier Heraud, Gustavo Valcárcel, Manuel Scorza o l’ immenso César Vallejo in Perú; Carlos Drummond de Andrade, João Cabral de Melo Neto, Cecília Meireles, Manuel Bandeira, Ferreira Gullar o Vinícius de Moraes in Brasil; Roque Dalton in El Salvador, Joaquín Pasos, José Coronel Urtecho, Pablo Antonio Cuadra in Nicaragua… ci sono anche tanti altri poeti che meritano di essere nominati, ma fare nomi ci spinge ad un luogo atto di giustizia. Già è significativa questa sintetica lista di espressioni così diverse tra loro: durante il 900 arricchirono la cultura dei nostri paesi e del mondo.

7- Puoi raccontarci qualcosa in più del poeta Impaglione, delle pubblicazioni, attività culturali?

La rivista Isla Negra, pubblicazione elettronica di poesia internazionale che ho fondato e dirigo da dieci anni. Con Giovanna condividiamo progetti, sogni nell’ambito culturale nel quale viviamo, così come la grande tristezza di constatare giorno dopo giorno tanto in Sardegna quanto in Italia la dura indifferenza, l’inesistente possibilità di lavorare, pubblicare e apportare con la nostra conoscenza elementi validi allo sviluppo culturale.

8- Cosa cambieresti, se fosse possibile, nella cultura dei popoli Europei, nel modo in cui viene gestita?

Se potessi cambiare qualcosa, con un colpo di petali di fiore di limone di una sera di maggio cambierei l’attitudine individualista europea con la gioiosa attitudine fraterna dei latinoamericani. Darei agli europei, con l’immenso potere di un petalo di fiore di limone, la grazia dell’abbraccio di solidarietà, dell’energia collettiva per creare e per lottare, credere nel futuro.

Questo è il punto di partenza essenziale per qualsiasi cosa si desideri per il domani.

9- Ci riveli qualcosa d’inedito sul Festival Internazionale della Poesia ‘Palabra en el mundo’?

Si comincia a pubblicare una fanzine che apparirà due-tre volte al mese. Si chiama Parte di Pace e viene gestita dal poeta chileno Tito Alvarado. Verranno riportati poesia, recensioni, attività poetiche e collettivi culturali mondiali che partecipano al Festival nonché altre informazioni a tema.

Entriamo nell’era del consolidamento dei gruppi umani di Parola nel Mondo: attualizzeremo i siti internet per accompagnare questa nuova tappa. Arriveremo casa per casa con la poesia: che sia un maggio mondiale poetico fraterno per la pace, ogni anno. Necessiteranno sostegni per la traduzione a varie lingue, le coordinazioni nei paesi con idiomi diversi, nulla che la partecipazione della gente non possa rendere possibile. Questo Festival è unico nel pianeta, mai l’umanità aveva sviluppato prima un’idea del genere nell’ambito della poesia: unire attraverso i luoghi le azioni poetiche affinché ogni paese possa avere uno o 500 festival di poesia è lavoro arduo che occupa molto tempo e fatica. Ma ogni anno Palabra en el Mundo va estendendosi entrando nelle scuole, riempiendo parchi e strade di poesia.E questo è sempre una gioia immensa.
(Virginia Murru)



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