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Francesco Laterza dedica a Papa Francesco il suo saggio “Il Verbo di Dio – antichi credi popolari” presentato con successo a Massafra

Massafra. Nei giorni scorsi presso il Teatro Comunale “Nicola Resta” c’è stata la completa partecipazione del pubblico alla preziosa, avvincente e speciale presentazione del volume “Il Verbo di Dio – antichi credi popolari”, con il coordinamento  del prof. Francesco Silvestri, presidente del “Corifeo Massafra” e responsabile interregionale dell’Associazione “NordSud”.

Ad introdurre la presentazione è stata, invece, l’avv. Gaia Silvestri. Il pubblico è stato alquanto “partecipativo”, è sono sstati in tanti a pregare e cantare (anche con l’autore Laterza) alcune delle preghiere tramandate dalle tradizioni popolari, come quelle registrate negli anni ’80, interpretate dall’allora 75enne madre del poeta Cosimo Scaligina, che a sua volta ha fatto conoscere altri canti religiosi, pizzeche, serenate e tarantelle che per la parte musicale sono state magnificamente eseguite alla fisarmonica dal M° Antonello Tannoia. Ma sono state divere le preghiere recitate nei vari dialetti italiani inserite nelle tre parti del libro che consigliamo a tutti.

In copertina, sulla prima aletta e nelle pagine interne, la pittrice massafrese Sofia Viggiano interpreta la tensione drammatica contenuta nei Verbi di Dio. Nella retrocopertina l’opera “Eterno messaggio d’amore” di Nietta Lisi, anche lei artista massafrese.

Un libro, quello presentato, che ha fatto percepire in modo chiaro la fede del popolo di Dio nell’incarnazione del VERBO, quel figlio di Dio che si è fatto Uomo.

E Gaia Silvestri ha, fra l’altro, ricordato il Concilio Vaticano II Gaudium et spes n. 22 “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani di uomo, ha pensato con intelligenza di uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorchè il peccato”.

Proprio per aver ricongiunto la terra al cielo, l’Umano al Divino, il Verbo di Dio fatto uomo è LA PRESENZA DEL PADRE NELLA STORIA, per dire che nessuno è solo, abbandonato a se stesso o ad altre bizzarrie del destino, che nessuno è preda del Male, ma che ciascuno può vivere custodito e protetto.

Nelle preghiere raccolte nel volume si nota il costante legame tra le situazioni di vita e l’affidamento al Cristo ed in particolare per il momento della morte, sentita come passaggio da vivere in comunione con il Risorto.

Un pregiato lavoro questo di Franco Laterza (come dice Don Pizzoli) che contribuisce a far conoscere la Chiesa dei semplici, degli umili e delle periferie esistenziali, della quale Papa Francesco (cui è dedicato il libro) ci chiede – riconoscendola – di farne parte.

Libro che è un CANTO del Verbo di Dio e che possiamo considera come una preghiera dialogata che il devoto recita con cuore rivolto alla divinità con trepida attesa del suo destino ultraterreno. Lo dice nella sua prefazione (doveva essere presente ma è stato impossibilitato per motivi di salute) il prof. Orazio Santoro, già docente di Lettere, Latino e Greco nei Licei di Taranto ed esperto di glottologia e storia locale, nonché socio ordinario della Storia Patria per la Puglia e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

I Verbi dunque sono delle composizioni poetiche, ovvero dei canti, che circolavano all’interno della vasta gamma delle preghiere paraliturgiche.

Sono una specie di credi popolari, di grande portata devozionale (dice ancora Santoro) ma anche artistica che puntano a dispiegare sommariamente la storia della salvezza , avviata con l’immolazione salvifica del Messia e continuata con il conseguente e doveroso impegno dell’umanità.

Gli agglomerati della struttura testuale sono molto semplici e sono caratterizzati da attinenze che rinviano facilmente a scenari Biblici: dialogo sotto la Croce; significato di Essa, indicazione della preghiera come unico mezzo di salvezza per l’anima; riferimenti a scene dell’Antico e del Vecchio Testamento, ecc…

Merito dunque a Francesco Laterza che, come dice il prof Santoro, con questo lavoro consente al lettore di interrogarsi sull’angoscioso mistero della vita e di recuperare magari una religiosità perduta, ma che gli permette anche di riappropriarsi di questo bene culturale, salvato dal naufragio, e che gli appartiene. E questa ricerca che il Laterza fa, sottende quella delle tradizioni del popolo che per secoli è passato attraverso i canali della oralità.

La immutabilità secolare delle condizioni di vita delle famiglie povere ha agevolato la sopravvivenza e la trasmissione di questi testi che, nonostante tutto, sono pochissima cosa rispetto alle altre innumerevoli che sono andate certamente perdute.

Il linguaggio dialettale e il ritmo sinfonico hanno poi facilitato l’apprendimento mnemonico, la trasmissione e la persistenza di questi apprezzabili prodotti culturali.

Ricordiamo ai lettori che Francesco Laterza, massafrese d’origine, da oltre vent’anni tiene una  serie di incontri scambio-culturali Trentino-Puglia con l’Associazione Culturale da lui presieduta, “NordSud” – L’umanità non ha confini, che stampa anche  un omonimo periodico culturale bimestrale al quale possono tutti abbonarsi (chiedere informazioni a: associazione.nordsud@gmail.com).

Laureatori in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bari ed in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma, già dirigente scolastico, è stato, ed è, studioso e ricercatore. Ha curato e pubblicato libri di critica letteraria e saggi di demologia e antropologia. Tra i suoi volumi, da ricordare “Antichi giochi di strada: testimonianza di una civiltà scomparsa” (prefazione di Aurelio Rigoli, docente di Storia elle tradizioni popolari e Antropologia culturale all’Università di Palermo), segnalazione speciale al Premio Internazionale Giuseppe Pitrè;

“Antiche preghiere del coricarsi”, “Antichi giochi di strada”, “Trasparenze Sette-Ottocentesche dal Vocabolario e dqlle altre opere di Giambattista Azzolini” (2 volumi); “L’Italia e il Tretntino nella cucina del Seicento” (spunti e riflessione da e sull’opera di Bartolomeo Stefani); “Il melograno.Mitologia e tradizioni popolari, elementi creativi del passato e del presente” (scritto con Stefano Colapietro).

Nella foto la copertina del libro.
(Nino Bellinvia)

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