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Francesco Barbieri ok alla D’Ars di Milano, ci parla dell’artista Daniele Decia

Milano. Prosegue, con grande successo di pubblico e notevole interesse da parte della critica, la personale di Francesco Barbieri presso lo Studio D’Ars di Daniele Decia, che ormai si è imposto come uno dei luoghi di riferimento in Italia per l’esposizione di artisti provenienti dal mondo del Writing e della Street Art.

La mostra “The Beauty of ugliness”” resterà aperta fino all’ 11 aprile alla D’Ars di via Sant’ Agnese,12, con orario dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19. Barbieri aveva già esposto in questa sede nell’ambito della famosa mostra “20 per 20” dove aveva presentato una serie di lavori su carta incentrati sulle stazioni ferroviarie e su quelle della metro. Una serie di piccole dimensioni, ma che aveva la capacità di svilupparsi come una narrazione fluida e continuativa se vista nella sua totalità. Barbieri è proprio affascinato da questi luoghi spaesanti e spersonalizzanti, in cui l’artista riesce a cogliere il senso delle cose ed a riflettere sulle domande ultime ed essenziali della vita e dell’arte.

“Francesco Barbieri – dice il curatore della mostra Daniele Decia – aggiunge ai luoghi più grigi, desolati e impersonali, i colori, ridefinisce le linee e i confini delle città che interpreta e ripropone nel suo orizzonte intimo e personale. Se il lettore-protagonista di Calvino si trova in una stazione ferroviaria in cui tutto sembra inafferrabile e avverte la sensazione di aver perso una coincidenza e di trovarsi ancora lì solo per errore, Francesco Barbieri ci accompagna nelle sue visioni che parlano appunto di paesaggi ferroviari e di scorci urbani”.

E lo stesso artista sembra confermare le riflessioni di Decia: “Io certi posti li sento miei – dice Barbieri – li ho vissuti per anni… e cerco di parlarne e descrivere la creatività che certe atmosfere mi smuovono”. In questo modo Barbieri declina a modo suo la funzione dell’artista che non è tanto quello di trovare le soluzioni, ma piuttosto quello di porre delle domande. In un certo senso siamo di fronte alla bellezza della bruttezza: in questa nuova avventura allo Studio D’Ars, Francesco Barbieri ci invita infatti a riflettere sull’inquietante fascinazione che le nostre città, nere e tetre come un Moloch, esercitano sull’immaginario collettivo. I suoi paesaggi, che spesso si compongono di palazzi misti a binari, tralicci, ponti e altri elementi presenti nello scenario urbano, certo non raffigurano vedute considerate come bellezze canoniche, ma sono ciò che ci circonda.

“La nostra città – conclude con illuminante sensibilità Decia – è di ferro e cemento, la nostra vita si muove in mezzo alla nostra città e ne è quindi parte attiva. Difficile dunque non sognare la metropoli con i suoi grattacieli che ti trasportano idealmente in una dimensione quasi di fantascienza, pur mettendone in discussione i suoi eccessi, la cementificazione, l’inquinamento e la desertificazione di certe periferie disumane. D’altronde Francesco proviene dalla cultura del writing, movimento nel quale è stato attivo per circa due decadi, e che rivendica il diritto di interagire con lo spazio urbano. Proprio dal rapporto con la città nasce dunque la sua poetica: il writer è al tempo stesso un amante incondizionato della città, ma anche la sua coscienza critica. Il writing è stato accostato molte volte al futurismo e credo basti leggere attentamente il manifesto per capirne i motivi: “canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi”.

Ad un secolo dalla nascita del futurismo, all’idea di modernità, oggi possiamo sommare anche l’idea di decadenza: città occidentali che diventano incubi architettonici terribili e affascinanti. Addentrarsi negli scenari raccontati da Francesco Barbieri è come stare incantati a guardare un mostro, è terrificante, ma nella sua mostruosità è bello, di una bellezza che non si sforza di apparire, semplicemente è. Questo mostro sono le nostre città che viviamo quotidianamente, le nostre strade, i nostri quartieri solcati dalle ferrovie e ornati di tralicci appuntiti, ovvero the beauty of ugliness”.
(Claudio Almanzi)


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