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Festa dell’Oratorio da sabato 25 gennaio a Castellaneta

Castellaneta. La 17a edizione della Festa dell’Oratorio Parrocchiale Anspi San Domenico di Castellaneta inizia sabato 25 gennaio, alle ore 16.00, presso l’Oratorio San Giovanni Bosco in via Taranto con “L’arte della falconeria”, lezione di didattica storica con i rapaci ed esposizione e volo di alcuni rapaci, con Angelo Emilio Bergamotti.

Domenica 26 gennaio è il giorno dell’Oratorio In… Gioco, dalle ore 9.00 presso l’oratorio San Giovanni Bosco in via Taranto, con partite di calcetto tra tutte le categorie Anspi, torneo di Tiro con l’Arco e, alle ore 13.00, il pranzo comunitario con le famiglie presso l’oratorio.

Martedi 28 gennaio è la Memoria di San Tommaso D’Aquino, protettore degli studenti e alle ore 18.30 verrà celebrata la santa messa per gli studenti nella chiesa San Domenico, accensione della lampada dello studente e preghiera animata dal gruppo AGESCI di Castellaneta; alle ore 19.00 ci sarà l’incontro con i genitori dei ragazzi del catechismo delle scuole medie e con i genitori dei ragazzi dell’Anspi.

Giovedi 30 gennaio alle ore 19,00 ci sarà l’incontro con i genitori dei bambini del catechismo delle scuole elementari e con i genitori dei ragazzi dell’Anspi.

Venerdi 31 gennaio è la Memoria di San Giovanni Bosco e alle ore 18,30 verrà celebrata la santa messa per la famiglia nella chiesa San Domenico, animata dai Pueri Cantores, ed è la giornata di adesione all’Anspi; seguirà lo spettacolo clown animazione “Il Club del Divertimento”.

Domenica 2 febbraio è la Candelora con le sante messe celebrate alle ore 8.30, 10.30 e 19.00 nella chiesa San Domenico, quest’ultima preceduta dalla benedizione delle candele nella chiesa dell’Aiuto alle ore 18.45 cui seguirà la processione verso la parrocchia per la santa messa con la partecipazione delle coppie che hanno seguito il corso prematrimoniale.

Lunedi 3 febbraio è la Memoria di San Biagio e verrà celebrata la santa messa alle ore 19.00 nella chiesa San Domenico con la benedizione della gola e la distribuzione della candela e dei tarallini di San Biagio; dopo la messa verrà servito sul sagrato dai Cavalieri di San Domenico u “zip’ zip’”, piatto tipico invernale.

“Ci vediamo all’oratorio nel pomeriggio per una partita” spesso si sentiva dire – ha detto Il parroco di San Domenico, don Franco Alfarano – E magari di li a qualche minuto gli oratori, i sagrati e i luoghi circostanti alle chiese erano colmi di ragazzini intenti a giocare a calcio, a pallavolo, pronti ad incontrarsi in un luogo in cui divertirsi, ma anche confrontarsi sulle questioni più attuali, temi che riguardavano le questioni sociali, ma anche personali. L’oratorio ha sempre rappresentato un luogo di aggregazione di bambini, adolescenti, giovani. Oggi è ancora così? Quanto i ragazzi di oggi si incontrano in parrocchia pronti ad improntare una partita di pallone sul sagrato della loro chiesa?”

Nella nostra società, c’è ancora spazio per gli oratori o sono ormai reminescenze di tempi passati?

“Sono molto felice perchè la nostra società si interroga sempre più spesso sulla funzione sociale ed educativa che gli oratori hanno svolto e svolgono tra i giovani. Da tempi insisto, insieme con altri, sulla loro rivalutazione. È un patrimonio di storia tra i più belli dei nostri ultimi due secoli. Fino a ieri più di metà dei nostri adulti, sono felicemente passati da quei cortili e ne hanno dichiarato la positività. Oggi, purtroppo, per ragioni che a fatica giustifico, li abbiamo un po’ trascurati. Nelle strategie pastorali, sono state privilegiate altre aggregazioni e modalità, cristianamente più marcate. Per me è stato un errore che stiamo pagando pesantemente”.

L’oratorio come centro di aggregazione fra i giovani: è diverso agli altri luoghi in cui i giovani normalmente si incontrano?

“I giovani normali, gli adolescenti hanno tantissimo tempo libero. La società è profondamente cambiata, manda a scuola diversamente da ieri, tutti i suoi figli fino a diciotto o venticinque anni. Il bisogno di aggregarsi, di divertirsi, di giocare, è necessario almeno quanto il dovere di studiare e di lavorare. Pochi sono i luoghi sereni ed armoniosi che possiamo offrire ai giovani. Sono nate le discoteche, le birrerie, i piano bar, i centri sportivi, i centri sociali. Ognuno di questi luoghi ha una finalità ben precisa ma, secondo me, parziale rispetto alle profonde esigenze dei nostri figli. L’oratorio contiene tutte queste parcellità, con una ricchezza in più: sa dare un senso al divertimento, alla ricerca di felicità e di gioia”.

Dal punto di vista pedagogico, che ruolo è attribuito all’oratorio?

“Don Bosco, educatore nato e uomo di sintesi concrete, ai giovani sbandati e annoiati della Torino dell’Ottocento, ha proposto il cortile come luogo ricco di significati non solo ludici. L’aspetto, infatti, più affascinante e più pedagogico dell’oratorio, è proprio il cortile. Il bisogno dei nostri figli di scaricare le aggressività, le infinite potenzialità fisiche, di giocare e di divertirsi è sconfinato, ma non trova risposte facili. Come sono fatte le nostre città e la velocità dirompente dello sviluppo fisico dei nostri figli, esigono spazi, luoghi, tempi esteriori ed interiori, su loro misura. Il pallone, la chitarra, la batteria, il gruppo, il camposcuola, il canto, raccolto dentro il contenitore “oratorio” permettono di ritrovare armonie tra fisico, psiche ed etica. Non dobbiamo sottovalutare la cornice entro la quale i giovani si scatenano e si divertono. I disagi di oggi non sono dovuti a mancanza di qualche cosa, ma ad eccesso di tutto, a sovrapposizione di opportunità, ad incapacità di catalogare le priorità, al facile contrabbando tra felicità e divertimento. L’oratorio queste chiarezze le sa fare, con vantaggio per tutti. Per gli adulti che prevengono, per i giovani che si divertono serenamente, per la società che, riscoprendo il meglio della sua storia, riappacifica il presente con il passato”.

Qual è la reale importanza degli oratori?

“È opinione diffusa, soprattutto tra i giovanissimi, che lo sport sia il mezzo per realizzare la notorietà, lo spettacolo, il guadagno, con la ricerca esasperata del risultato. La funzione dello sport – come lo intendiamo noi – sta innanzitutto nell’essere strumento di educazione ai valori autentici che vedono al centro la persona. Esso diviene così regola di vita caratterizzato dal coraggio e dalla lealtà, e consente ai ragazzi di relazionarsi con gli altri al fine di poterli conoscere condividendo momenti di gioia e soddisfazione contraddistinti da una sana attività fisica. La parrocchia ha così dato vita ad una società sportiva. L’intento non è di fare doppioni con altre società già esistenti, ma quello di offrire una proposta differente che si presenta così: giocare insieme, tutti senza preclusioni, senza selezioni; giocare per crescere e divertirsi; giocare con gli altri e non contro gli altri;  un solo allenamento ed una sola partita alla settimana. Questa proposta viene inserita ed armonizzata nel contesto degli altri incontri parrocchiali già in essere come il catechismo. L’attività sportiva della nostra parrocchia è iniziata con la pratica del “calcio a sette” che offre maggiore opportunità di gioco per i ragazzi, oltre che essere meno competitivo e più divertente della formula tradizionale a undici giocatori. Le normali attività storiche e pastorali, secondo me, andrebbero integrate con tutta un’altra serie di iniziative appetibili a quella tipologia di ragazzi che negli ultimi tempi frequentano a loro e a nostro rischio le strutture della notte. Sono il primo a credere che non dobbiamo rubare la notte ai nostri giovani, ma sono anche il primo a ribadire che abbiamo perso troppe occasioni, negli ultimi anni, per proporre luoghi, tempi e metodi se non alternativi, almeno diversi dai pub, dalle discoteche, dai piani bar, esplosi in quantità, tra l’indifferenza di tutti. I grandi problemi del futuro, sono quasi tutti concentrati sull’adolescenza, sulle amicizie, sull’uso corretto del tempo libero dei nostri figli, sull’autodisciplina, sul significato dei limiti e delle regole. Non è possibile che nei piani giovanili delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi, non vi siano progetti pensati per questa “popolazione”. È vero che i giovani preti stanno diminuendo e che l’annuncio del Vangelo e la preparazione ai Sacramenti esige molto tempo e molta preparazione da parte del clero moderno. Sarebbe però micidiale non affiancare a queste iniziazioni, una serie di sperimentazioni oratoriane, il cui obiettivo fosse l’aggancio e l’accoglienza di tutti quei giovani che da anni abbiamo perduto e che banalmente etichettiamo come i giovani dello sballo, dell’alcol, del bullismo”.

Personalmente crede sia necessario aumentare il numero di oratori presenti nelle nostre città?

“Non credo che si debbano aumentare o costruire oratori. Bisogna solo animarli, aprirli, anche nelle ore serali e notturne (quando occorra), renderli appetibili e “viverli gioiosamente”. L’avverbio gioiosamente è provocatorio. Capisco bene quale quoziente di rischio vi sia dentro questa attività. Ma per un cristiano e per un prete, il rischio anziché diventare oggetto di depressione, potrebbe diventare occasione di serenità”.

Alla luce della Sua esperienza come può un sacerdote influire sulla voglia dei giovani di cercare Dio?

“Fare il prete oggi, vuol dire lasciare tante sicurezze per donarsi in tutti i modi al giovane d’oggi, ad ogni giovane che accetta di ritrovare il senso della propria vita, dare a lui fiducia e renderlo soggetto della vita. Essere per loro “padre e amico” e garantisco che l’amicizia con loro li rende fiduciosi nella figura dell’educatore-prete…la mia esperienza in parrocchia e a scuola ne è prova lampante”.
(Franco Gigante)

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