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Extracomunitari di prima e seconda generazione: interessano solo se si comportano male?

Savona. Prima di tutto, desidero ringraziare pubblicamente l’Associazione USEI (Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia) per aver organizzato  il 9 maggio u.s. la presentazione del libro “Reddito di cittadinanza Italia ed Ecuador due modelli a confronto” di mia figlia Samina Zargar, presso la sua sede sociale in via Giacchero. Il libro, che è in realtà la tesi di laurea dell’autrice, era già stato presentato martedì 5 maggio presso la libreria Ubik di Savona e il 7 maggio presso il Consolato Generale dell’Ecuador a Genova.

Alla presentazione presso la sede sociale dell’USEI  hanno partecipato, però, tante persone comuni insieme a politici e sindacalisti, generando un interessante dibattito che è poi quello presente in Italia in questo momento.

Vorrei, però, rimarcare due considerazioni scaturite dalla presentazione stessa.

In particolare, la Console del Consolato Generale dell’Ecuador di Genova, dott.ssa Esther Cuesta, ha rilevato che il libro, scritto in italiano e pubblicato in Italia, inserisce l’Ecuador nel dibattito italiano ed europeo sul reddito di cittadinanza e informa sul grande progresso civile e sociale di alcuni paesi dell’America latina che hanno inserito il “buen vivir” nella Costituzione (Ecuador, Costituzione del 2008).

Il “vivere bene”, infatti,  è la piena soddisfazione delle necessità, oggettive e soggettive, delle persone e del popolo, attraverso l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo e della natura, eliminando le discriminazioni a partire dalla realizzazione concreta del diritto alla salute, all’educazione, alla partecipazione politica ed economica attiva, alla propria cultura e alla propria socialità, cioè all’esistenza umana. La Costituzione dell’Ecuador del 2008 pone alla sua base il “buen vivir”.

La seconda considerazione è che, all’evento, come ha sottolineato Antonio Garcia, grande animatore della vita sociale savonese, non ha partecipato alcun giornalista. Eppure l’evento si inserisce nello stesso filone sociale del voto alle primarie che, invece, ha suscitato tanto clamore: chi vive e lavora qui, desidera partecipare in toto alla vita del suo paese di adozione. Può essere impegnandosi politicamente, sostenendo, apertamente e democraticamente, il candidato più vicino per idee e propositi alla comunità, con il quale poi collaborare attivamente. Può essere organizzare incontri di crescita sociale e di formazione interculturale.

Samina Zargar è figlia di un extracomunitario proveniente dall’India, persino di una religione diversa da quella dell’Ecuador. Nella sua tesi di laurea ha preso in esame un paese  che si trova addirittura dall’altra parte del mondo perché vi ha riconosciuto dei valori di progresso e civiltà che qui non sono ancora stati recepiti. Quale esempio maggiore di integrazione?  Infine, -ha concluso Garcia- si parla spesso dei giovani quando non si comportano bene, ma quando si impegnano per l’avanzamento del proprio paese chi gli dà spazio?

Posso aggiungere che, per contrastare il terrorismo che tanto ci spaventa tutti e la delinquenza, l’unico modo è che le persone si sentano parte attiva della società in cui vivono. Così non gli potrà mai venire in mente di distruggere la società che è anche costruita da loro stessi!

Renata Rusca Zargar – Savona

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