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Enpa: “Non toccate i caprioli!”

Savona. Un cucciolo di capriolo che scorrazzava terrorizzato lungo la strada a Cadibona (SV) è stato soccorso da un’automobilista e consegnato alle cure dei volontari della Protezione Animali di Savona, dove è stato calmato e
rifocillato; ma sarà condannato ad una vita, forse breve e di prigionia perché, senza l’insegnamento materno, non è più in grado di essere autosufficiente.
Ma è il decimo cucciolo arrivato all’ENPA in pochi giorni; a  parte quindi questo caso (in cui quasi sicuramente madre e piccolo erano stati disturbati da cani da caccia o bracconieri), Protezione Animali, Provincia ed Ambiti di caccia rinnovano l’appello a non toccare e soccorrere cuccioli di capriolo e daino trovati nei boschi e nelle campagne; anche se sembrano soli, non sono
stati affatto abbandonati e non bisogna assolutamente toccarli e nemmeno avvicinarli se per caso se ne incontrano nei prati, perché la presenza dell’uomo rischia seriamente di compromettere le possibilità di sopravvivenza di questi giovani animali e accarezzare o prelevare i piccoli ne mette a
repentaglio la vita. I cuccioli vengono solo apparentemente lasciati soli dalla madre che resta sempre nelle vicinanze e torna da loro appena possibile. Per questo è molto importante allontanarsi immediatamente se si vedono nei prati piccoli di capriolo o di daino. E la probabilità di incontrarli in questo periodo cresce perché la fine di maggio e il mese di giugno coincidono con la stagione delle nascite di queste specie, diffuse in quasi tutte le aree boschive e rurali della provincia. I piccoli cervidi sono difesi dai possibili predatori dall’assenza di odori particolari in grado di attrarli e dal mimetismo del loro manto. Le madri, confidando su queste protezioni naturali dei piccoli, si allontanano tempora-neamente da loro, lasciandoli in apparenza
soli e indifesi, per alimentarsi, o in caso di pericolo, come l’avvicinarsi dell’uomo.  Il prelievo non autorizzato di cervidi selvatici come il capriolo e il daino (ma anche cinghiali) è un illecito penale sanzionato con un’ammenda sino a 1.500 euro di competenza del tribunale.

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