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Elezioni ILVA a Taranto. Quando si dimezza il proprio consenso, il problema non è il sistema elettorale

Riceviamo questo comunicato dall’ufficio stampa Fim Cils di Taranto e pubblichiamo.

Taranto. La Fiom ha perso tutti i ricorsi contro la regolarità delle elezioni e si appresta a perdere il prossimo. Le elezioni all’interno dell’Ilva di Taranto sono avvenute nel rispetto delle regole, con la Fiom che sta perdendo tutti i ricorsi e sta per  perdere anche il giudizio in Tribunale.

La procedura applicata per il voto nello stabilimento Ilva di Taranto è totalmente in linea con l’accordo interconfederale del 1993 – al momento unico ed esigibile –  siglato da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Fim, Fiom e Uilm.


La grande partecipazione al voto, registratasi nei giorni 27, 28 e 29 novembre scorsi, con circa 9.500 lavoratori recatisi alle urne, ha sancito di fatto la voglia di eleggere un consiglio di fabbrica legittimato dalla volontà degli stessi lavoratori.

Evidentemente la Fiom non ha gradito questo momento democratico di confronto: mediante alcuni espedienti ha cercato di bloccare le operazioni di voto, passando prima dalla Commissione provinciale dei Garanti e poi dal Tribunale.

La Fiom definisce le agibilità sindacali dei “privilegi” discendenti dalle normative dei privilegi, di cui ha beneficiato per 20 anni utilizzando regolarmente la quota dell’1/3, oggi fortemente criticata ed impugnata dalla stessa organizzazione.

In realtà ha perso questo personale diritto (che oggi  chiama privilegio) a causa della scelta del 1995, di limitare le agibilità sindacali ai sindacati firmatari di contratti, al fine di ostacolare i Cobas.

Dal 2001 la Fiom, in preda ad una deriva politico movimentista mediatica, è diventata come un Cobas che non firma nessun contratto.

A tutto c’è una spiegazione. Capiamo molto bene i motivi delle critiche: perché la scelta di scappare dai tavoli negoziali dei rinnovi dei contratti di categoria non gli consente di attingere alla quota dell’1/3, in quanto non firmataria dei Ccnl.  Tuttavia, prima dell’avvio della procedura, Fim e Uilm, al fine di avviare un percorso unitario, hanno comunque offerto alla Fiom l’opportunità di attingere, proporzionalmente ai voti di lista, la quota dell’1/3 (come previsto dall’accordo del 1993), ricevendo un secco diniego.


È assurdo rivendicare regole non esistenti. Il protocollo d’intesa del 31 maggio 2013, siglato tra Cgil, Cisl e Uil, non può essere applicato, poiché privo di regole, per disciplinare il rinnovo delle Rsu, che le categorie nazionali avrebbero dovuto realizzare nei 6 mesi successivi.

La Fim non è contraria al sistema proporzionale puro. Naturalmente per poter giungere a questa sistema, occorre attuare integralmente il protocollo d’intesa del 31 maggio 2013. Oggi, purtroppo, non è possibile prendere a riferimento questo protocollo, in quanto non è ancora stato regolamentato.

Nell’auspicio che quanto prima possa avere regole precise, in occasione del prossimo rinnovo, confidiamo in un sistema elettorale fondato sul proporzionale puro. Temiamo che il problema della Fiom sia più profondo e che necessiti riflessioni e scelte più radicali.

Per informazioni: addetto stampa Antonello Piccolo – Tel. 347.1103588; 099 4533943 –  Fax 099 4533101; e-mail: antonello.piccolo@cisl.it


Nella foto il logo Fim Cisl

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