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È pronto “Il Foglio volante” di dicembre

Il numero di dicembre del “Foglio volante”, che sta per essere spedito agli abbonati, si apre con un articolo, a firma Amerigo Iannacone,  dal titolo “Crisi economica e crisi etica”. Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Umberto Cerio, Aldo Cervo, Serena Angela Cucco, Adele Gropplero di Troppenburgo, Amerigo Iannacone, Carmen Moscariello, Carlos Vitale.

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Riportiamo, qui di seguito, l’articolo di apertura, una poesia di Carlos Vitale con traduzione italiana di Maddalena Vacana, e un testo dalla rubrica Appunti e spunti.

Crisi economica e crisi etica

Siamo immersi in una crisi economica pesantissima. Se ne parla ogni giorno dovunque, in televisione, sui giornali, ma non abbiamo bisogno di sentirne parlare per avvertirla. L’avvertiamo quotidianamente, quando vediamo che la busta della spesa ci costa sempre di piú ed è sempre piú leggera, ce lo dicono il progressivo rincaro della benzina e le bollette che non riusciamo a pagare, ce lo dicono i familiari e amici che rimangono senza lavoro e i giovani che il lavoro non riescono a trovarlo.

C’è poi la crisi della politica, con una classe dirigente che dà cattivi esempi e fa demotivare e abbattere la gente comune che si sente abbandonata e si sente impotente a cambiare le cose.

Ma c’è un’altra crisi, di cui si parla meno, ed piú grave di quella economica e di quella politica e che di esse è in qualche modo la causa: è la crisi etica o, se preferite, crisi di valori.

Chi ci ha scaraventati nella terribile crisi che stiamo vivendo? Perché la crisi c’è? Da dove ha origine? Non sono un esperto per poter rispondere dal punto di vista tecnico e non so altro che quello che leggo sui giornali. Ma è certo che la cose vanno male perché è sempre piú diffusa la disonestà, la furbizia, la volontà di scavalcare gli altri, il cercare le vie traverse per raggiungere i propri scopi. Perfino per ottenere ciò a cui si ha diritto, si cercano le vie traverse.

Se uno persegue l’arricchimento personale a ogni costo, qualcun altro si impoverisce, se uno si fa raccomandare qualcun altro viene defraudato di un diritto, se uno evade le tasse un altro deve pagare piú di quanto avrebbe dovuto, se uno si mette in tasca una somma a cui non ha diritto qualcun altro che ne aveva diritto viene defraudato. Ma la corruzione, la concussione, il peculato, sono sempre piú diffusi.

All’origine c’è sempre la crisi etica, c’è l’affievolimento o l’annullamento di una coscienza etica. Sentiamo spesso dire: «Non ha rilevanza penale». E allora? Ci deve essere solo la magistratura a rimettere le cose a posto? Non ci deve essere il senso del dovere, la coscienza – sembra una parola in disuso –, il senso etico, a tutti i livelli?

È legale ma è disonesto che un parlamentare prenda alcune decine di migliaia di euro e un operaio ne prende mille. È legale ma è eticamente scorretto che il dirigente prenda uno stipendio pari anche a duemila volte (come è stato acclarato) il salario di un suo operaio, è legale ma non onesto che un dirigente prenda una liquidazione di milioni di euro (anche se ha portato l’azienda allo sfascio), è legale ma è moralmente inammissibile che si spendano centinaia di migliaia di euro per una campagna elettorale. Poi magari non ci si fanno scrupoli quando si ha il potere e c’è l’opportunità di rubare.

Ma è disonesto anche chi prende l’autobus e non paga il biglietto, chi timbra il cartellino e poi se ne va al bar a prendere il cappuccino e il cornetto, chi aggira la fila allo sportello, chi ruba un biscotto al supermercato. Sembra si sia perso – in moti – il senso della dirittura morale e questo può portare a tutto.

C’è stato negli ultimi venti-trent’anni una mutazione antropologica nella nostra società. Molto hanno contribuito a questo una certa classe politica e una certa classe dirigente, che avrebbero dovuto dare tutt’altro esempio e molto hanno contribuito certi programmi spazzatura della televisione.

Come se ne esce? Certo, non è un gioco. Se se ne esce ci vorranno anni, decenni. Ma se ne esce se cambia qualcosa nell’uomo. Se ognuno di noi prende coscienza del degrado morale che ci circonda e che è anche in noi. E bisogna che cambi qualcosa all’interno dell’uomo.

E perché questo accada, c’è bisogno della scuola, che non deve essere solo trasmissione di sapere, ma formazione delle personalità e anche, perché no? di una coscienza etica. C’è bisogno della cultura, dell’arte, della poesia. Di qualcosa che riesca a toccare o a risvegliare la sensibilità di ognuno di noi e a ben predisporlo verso gli altri.

Amerigo Iannacone

Las gallinas de Gerardo

Diez gallinas / (y un gallo) / escarban / en su porción / de mundo. / Tras el mundo / hay más mundo, / tierra y más tierra. / Escarban. / El esfuerzo / no compensa, / pero el día pasa.
Carlos Vitale
Barcellona (Spagna)

Le galline di Gerardo

Dieci galline / (e un gallo) / ruspano / nella loro porzione / di mondo. / Dietro il mondo / c è ancora mondo, / terra e ancora terra. / Ruspano. / Lo sforzo / non compensa, / ma il giorno passa.

Carlos Vitale
(Traduzione di Maddalena Vacana)



Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone


Regole americane


Il computer, uno strumento di cui anche i piú riottosi si son dovuti piegare a usare quotidianamente, ci va sdoganando giorno dopo giorno linguaggi, modi e mode americane, che spesso sono in contraddizione con le nostre regole e la nostra tradizione culturale.

Tralascio in quest’occasione di accennare all’ibridazione e alla corruzione della lingua, cosa di cui spesso mi sono interessato, per citare un paio di modi che rivoluzionano certe regole a suo tempo imparate a scuola e che vanno confondendo le idee ai nostri ragazzi. Un esempio è quello dei numeri decimali, per i quali il punto ha preso il posto della virgola. Nella nostra tradizione e nella nostra grammatica, la virgola è quella che separa le cifre decimali. «In un numero decimale, – leggo nel vocabolario – si dice “decimale” la cifra posta a destra della virgola». Per scrivere “sette e mezzo”, si scriverà 7,5 (sette virgola cinque). Oggi però sentiamo ogni giorno in TV o troviamo sui giornali il punto al posto della virgola. Per esempio, parlando di un terremoto, “cinque virgola sette”, diventa “cinque punto sette”. Ma il punto, ci avevano insegnato a scuola, ha solo un valore pratico per facilitare la lettura: cosí per scrivere “un milione” si usa scrivere 1.000.000, perché se scrivessimo 1000000 il numero sarebbe piú difficile da leggere.

Un altro modo all’americana è quello di scrivere le date con prima il mese e poi il giorno, ribaltando le nostre regole. Per noi la data 5.8.2012 significa “5 agosto 2012”, per gli Americani invece significa “8 maggio 2012”; 2.11.2012 per noi significa “2 novembre 2012” per loro “11 febbraio 2012”.

Ma io direi, difendiamo la nostra lingua e le nostre regole, prima che sia troppo tardi, e lasciamo agli Americani la loro lingua e le loro regole.

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