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Duecento liguri con GS in Val d’Aosta

Albenga. Sono tornati dalla Val d’Aosta i quasi duecento liguri che hanno partecipato, con i giovani di GS (Gioventù Studentesca) alla annuale “ vacanzina” estiva. Fra loro c’erano anche una dozzina di ragazzi e giovani della zona compresa fra Albenga e Pietra Ligure.

“Questa vacanza – dice Marida Canepa, una delle insegnanti accompagnatrici – ha avuto molteplici scopi. Per prima cosa è stata una occasione per far incontrare i nostri ragazzi con giovani di GS Piemonte con cui abbiamo anche organizzato, nel salone delle conferenze dell’ accogliente Hotel Cristallo, che ci ha ospitato, alcune iniziative. È servita a cementare l’amicizia e la fede fra tutti i partecipanti ed a far conoscere luoghi alpini incantevoli, favorendo nel contempo la riflessione sulla presenza del bene, della speranza e della fede in ogni luogo”.

Fra gli incontri con personaggi del movimento i più interessanti si sono rivelati quelli con Alberto Bonfanti che è intervenuto sul tema stesso dell’intera vacanza “Che cosa cercate ?” ( Gv 1, 38) e che ha frequentato assiduamente Don Giussani e quello con il famoso prete-alpinista Don Luigi Marquignaz che ha spiegato come le vette alpine possano essere un anche un mezzo per incontrare la Fede ed ha raccontato numerosi episodi relativi alla storia dell’ alpinismo valdostano, compresa la sua celebre apertura della sesta via al Cervino attraverso la parete Nord e la traversata al “lenzuolo”.

Il viaggio ha avuto numerose mete: fra queste il Lago Bleu, la Cappella degli Alpini di San Martino dove Papa Giovanni Paolo II celebrò messa, la Gran Balconata del Cervino, le escursioni al Rifugio Duca degli Abruzzi, ai laghi del Layet, la gita al Plateau Rosa e quella alla Madonna delle Grazie.

“In questi giorni di riflessione e condivisione abbiamo visitato – dice Maria Teresa Soro, docente accompagnatrice – luoghi incantevoli e detto messa anche dinanzi a paesaggi alpini mozzafiato, nella corona del Cervino, di fronte a ghiacciai spettacolari. Insomma è stato un viaggio di grande spessore religioso ed umano, una forte occasione di crescita per i tanti giovani che vi hanno preso parte con entusiasmo e per gli stessi adulti che li hanno accompagnati”.

Ma la “vacanzina” non è stata solo dedicata alla spiritualità ed alla riflessione c’è stato anche spazio per il divertimento (giochi, balli, imitazioni, barzellette, canti e concerti) e per la cultura (la musica, con i cori alpini degli studenti universitari di GS, l’alpinismo e l’arte nelle chiese alpestri) nella tradizione dell’insegnamento del grande “Gius” che desiderava giovani e adulti alla ricerca perpetua del bello attraverso l’esperienza diretta e l’impegno nella realtà. La tensione al bello ed al bene per don Giussani era una strada, un cammino di fede, un modo per “riconoscere una Presenza”.

La fede per Giussani è una “esperienza ragionevole” ed illumina ogni spazio della vita individuale: i rapporti umani, l’ esperienza lavorativa, la vita sociale e politica.
(Claudio Almanzi)

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