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Dopo i cinghiali, i gatti

Savona. A Spotorno (SV) la zona del parco della Magiarda non è off-limits soltanto per i cinghiali, presi a fucilate dalla Polizia provinciale nei giorni scorsi; ma anche per i gatti della locale colonia felina, curata e sterilizzata dai volontari della Protezione Animali. Ieri infatti i volontari ne hanno trovato quattro morti per avvelenamento; un altro gatto libero, con la spina dorsale fratturata probabilmente da una bastonata, è stato soccorso dal 118 veterinario ed affidato alle cure dei veterinari dell’Enpa, che però non sono riusciti a salvarlo.


Le guardie zoofile dell’Enpa stanno conducendo gli accertamenti e l’associazione solleciterà il Comune, in base ad una ordinanza del Ministero della Salute sugli avvelenamenti, ad attivare le procedure tecniche coordinate dalla Prefettura e provvedere alla bonifica dell’area, anche per il pericolo che possono correre le persone, soprattutto bambini. Chi possa dare informazioni utili all’individuazione dei responsabili è pregato di telefonare allo 019/824735 o inviare una mail a savona@enpa.org o rivolgersi direttamente a Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia Forestale e di Finanza, incaricati di perseguire i maltrattamento di animali; il reato è punito dal Codice Penale e prevede la reclusione da 3 a 18 mesi.


E’ certo che tra gatti avvelenati e bastonati e cinghiali fucilati Spotorno non sta facendo una bella figura con i turisti, molti dei quali animalisti e che sono la fonte principale di reddito del paese.


Per i cinghiali, senza difendere coloro che, sbagliando, li foraggiano in città, l’Enpa invita Comune, Prefettura, Provincia e Polizia Provinciale a fermare le uccisioni, chiudere i varchi nella recinzione del parco (da dove si introducono gli animali)  ed allestire nel bosco, a ragionevole distanza da abitazioni e strade, un sito dove permettere, a chi lo desidera (molti cacciatori, senza che nessuno fiati, già lo fanno nei loro territori di caccia per legarvi le loro future vittime), di portare cibo agli animali selvatici che, duramente colpiti dalle conseguenze degli incendi degli anni passati e dalla penuria di frutti selvatici causata dalla malattia del castagno (cinipede), comunque si spingerebbero verso la città alla ricerca di alimenti.

Sparare è addirittura controproducente, oltre a costituire un grave pericolo per i residenti se, come è avvenuto nei giorni scorsi, lo si fa vicino alle case. Uno studio di esperti francesi e tedeschi ha infatti provato che gli abbattimenti, distruggendo la struttura “sociale” dei branchi di cinghiali, ne favoriscono la moltiplicazione, confermando quanto va dicendo dal 1996 l’ENPA: la caccia non è la soluzione del problema della sovrapopolazione dei cinghiali e dei caprioli ma la causa principale.
(C.S.)



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