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Domenica a Massafra sit-in Comitato corretta gestione rifiuti “No al raddoppio del termovalorizzatore”

Massafra. Il “Comitato per la corretta gestione dei rifiuti” continua la sua azione per far conoscere la propria opinione sul problema del raddoppio del termovalorizzatore richiesto dall’Appia Energy. Domenica mattina, 14 aprile, in piazza Vittorio Emanuele si terrà un sit-in di protesta. Previsto anche per i prossimi giorni un ulteriore evento d’interesse pubblico che coinvolgerà, oltre gli ambiti sociali, anche quelli dottrinali cattolici.

“Per una scelta di civiltà” è il titolo della petizione permanente avviata il 29 marzo 2012. Martedì scorso, 10 aprile, il Comitato (Lucia Lazzaro, Mediterranea Consumo; Savino Lattanzio, Orizzonti Nuovi; Giovanni Tammaro, Coop. Il Filo di Arianna) ha continuato la raccolta firme (già oltre 600 le adesioni) e volantinaggio in occasione del mercato e nel pomeriggio della stessa giornata ha tenuto un incontro con i giornalisti, mettendo in evidenza le ragioni del “no al raddoppio del termovalorizzatore” ed un documento dei medici per l’ambiente.


A cosa serve raddoppiare il termo valorizzare? Questa la domanda che si sono posti i tre relatori ed alla quale hanno dato la risposta. I relatori sono dell’avviso, come hanno fatto presente, che “Serve a nascondere il problema dei rifiuti, perché non permette di vedere fisicamente cosa i cittadini, o altri, producono. Inoltre un impianto del genere produce rifiuti speciali e tossici non più utilizzabili ed il loro smaltimento è costosissimo. Infatti viene, a detta dei dirigenti Appia Energy (come precisato), spostato in impianti della Sicilia (non dicono a quale azienda siano riferiti), mettendo altamente a rischio quell’area ove vengono smaltiti, perché paragonabili ai rifiuti nucleari.

La risoluzione del problema si trova solo nella politica delle 4 ‘r’: riduzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero”. Il Comitato chiede al Sindaco che  rappresenterà la città nella Conferenza dei servizi di esprimere parere negativo perché il Consiglio comunale ha già deliberato in tal senso. La politica deve tutelare prima di tutto la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. Innumerevoli studi scientifici attestano l’incidenza negativa dei termovalorizzatori sulla salute e non vi sono studi definitivi sull’assenza di rischi.


Nel corso dell’incontro Sono stati anche resi noti i nomi delle prime associazioni che hanno aderito al Comitato per la corretta gestione dei rifiuti a Massafra. Questi i nomi delle Associazioni: Cooperativa “Il filo di Arianna”(per un mondo equo e solidale), “Orizzonti Nuovi – Evandro Lupidi” onlus, Associazione musicale “Valeria Martina”, Associazione Mediterranea Consumo, Associazione “non solo Alzheimer”, Associazione culturale “Il Serraglio”, Associazione culturale “Massafrarte”, Associazione di volontariato “La Finestra”, Avamposto educativo Onlus di Mottola, Teatro Le Forche, Assoutenti Massafra, Ass. culturale “Kalliope” Il Corifeo.

Ma è bene conoscere quanto hanno detto i relatori nel corso dell’ultimo incontro.

Lucia Lazzaro (dell’Associazione Mediterranea Consumi) ha fra l’altro detto: “ Un’osservazione sullo stato attuale della situazione e un chiarimento: non è stato ancora deciso niente in merito al termovalorizzatore al di là di quello che effettivamente viene comunicato all’esterno. Si sa che a breve sarà convocata una conferenza dei servizi provinciale, il nostro sindaco si farà portavoce di quelle che sono le istanze del territorio e rappresentare la volontà dei cittadini. Il punto nodale è questo: come rappresentare la volontà dei cittadini, se i cittadini non sono adeguatamente informati. Informazione che non contempla un concetto astratto che non viene desunto in ambito territoriale ristretto,ma si adegua a quella che è una normativa nazionale. Informare il cittadino significa dotarlo di uno strumento giuridico,per consentirgli la partecipazione attiva alla vita pubblica e ciò si lega anche ad una serie di principi costituzionali. E’ un principio di tutela del diritto di accesso del pubblico a documenti amministrativi. Se il cittadino non è informato,come può sapere che in ambito provinciale sono depositati documenti sui quali poter esprimere alcune osservazioni? Questo diritto è un mezzo per diventare cittadini responsabili, come per il ruolo che i cittadini possono svolgere a tutela dell’ambiente. Un diritto internazionale e si lega ai diritti umani fondamentali come la libertà d’espressione e informazione,alla partecipazione politica,alla libertà d’associazione e quella d’assemblea(principi di precauzione,azione preventiva nei riguardi di eventuali danni causati all’ambiente) se tali diritti non vengono rispettati ci si può anche appellare allo stato(principio di sussidiarietà).


C’è una sentenza significativa del 5 luglio 2007 quando la corte della Comunità europea è convenuta che la Repubblica Italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti quando non ha reso accessibile in luoghi aperti al pubblico,la comunicazione d’inizio attività di una terza linea d’inceneritori di rifiuti,per un adeguato periodo di tempo,affinché il pubblico potesse esprimere le proprie osservazioni. Anche nell’ambito del codice dell’ambiente del decreto legislativo 3 aprile 2006,art.178 si parla di gestione di rifiuti come attività di pubblico interesse. Ultimissima direttiva del 2011 il pubblico deve essere adeguatamente informato indicando tempi e luoghi ove si possa accedere a tutte le informazioni. Quindi non basta la pubblicazione sul sito della

Provincia che può soddisfare una adeguata  e robusta informazione. Nel piano della valutazione strategica dei rifiuti di Taranto e c’è un punto,in particolare,che va menzionato.Poiché l’impianto del raddoppio è inserito nella rete ‘natura 2000’,c’è una VAS che esplicita ‘il piano non prevede realizzazione di nuovi impianti in nessuno degli scenari’ e va specificato che il regolamento regionale 15/2008,art5 ‘individua le misure di conservazione per le zps, vietando la realizzazione di nuove discariche,nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti,nonché l’ampliamento di quelle esistenti(discorso che per legge va dal 2006/2013). La ‘rete natura 2000’ è un insieme di siti protetti sul territorio italiano e il termovalorizzatore è già inserito in questa rete. In più c’è un piano gestione rifiuti speciali della Regione Puglia del 2009-paragrafo15:localizzazione-impiantistica:nell’ambito della rete natura 2000 è esclusa la possibilità di inserire impianti di questo tipo. Sentenza Corte Europea,sez seconda, 5 luglio 2007 n.255 “la Corte della CEE ha ritenuto che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti,fronte dell’art 12 n. 1 della direttiva 2076 in quanto non ha reso accessibile in uno o più luoghi aperti al pubblico la comunicazione di inizio attività della terza linea dell’inceneritore di Brescia per un adeguato periodo di tempo.

Dopo di lei è intervenuto Giovanni Tammaro (Bottega eco solidale-Filo d’Arianna) e si è riferito poi alle scelte che la politica dovrebbe operare “a cominciare dal *principio di precauzione* (ved. Decreto Ronchi),i nsediato negli anni ’80, durante la lotta popolare per non permettere gli insediamenti nucleari ad Avetrana. Io con altri amici contattammo i vescovi di Puglia e ricordo che l’unico vescovo che ci accolse e incoraggiò,fu quello di Oria, S.E. Armando Franco, nel cui territorio era collocata Avetrana, il quale disse: sono un pastore di anime,non un tecnico; non ho evidenze scientifiche per favorire o oppormi a questo insediamento, so solo che c’è dubbio sulla pericolosità o meno di tali centrali, quindi nel dubbio devo stare dalla parte del più debole, ossia la popolazione, perché su di essa ricadrebbero gli eventuali danni. In quel tempo il principio di precauzione non era codificato negli ambiti statutari, era solo etico, ma a partire dal’90 sulla scena del diritto internazionale e comunitario è finalmente stato fissato negli ambiti legislativi. Tale principio attribuisci al legislatore un potere di intervento normativo nei contesti d’incertezza scientifica, in particolare quando sussistono condizioni di pericolosità d’impatto ambientale ‘pur in assenza di consolidate evidenze scientifiche in materia’; tant’è che accoglie “la certezza dell’assenza di rischio” per procedere. Certo non siamo noi a dover decidere, ma se la letteratura scientifica,almeno per 2/3 ha forti dubbi su questi insediamenti,deve essere il proponente a dimostrare l’assoluta mancanza di rischio per la salute pubblica. E’ norma anche italiana,infatti c’è un decreto legislativo del 2006 e si allinea all’Ordinamento Europeo. Principio che invita la politica ad essere molto attenta, nonostante in Italia i politici siano molto assenti e distanti da queste problematiche, le stesse che noi stiamo sollevando circa il raddoppio del termovalorizzatore. Per me è grave che i politici, proprio partendo dal principio di precauzione che si collega direttamente al concetto di prevenzione primaria, non si spenda a favore dei cittadini.


Prevenzione non è solo diagnosi precoce, ma è soprattutto riduzione delle fonti che possono incidere sulla salute della popolazione. Ciò comporterebbe anche un risparmio per le casse sanitarie e, mi rendo conto, sarebbe improducente per le case farmaceutiche e per l’intero indotto economico ad esse collegato. Le alternative agli inceneritori ci sono; anche nello Stato Italiano e si avvicinano molto al rifiuto Zero, naturalmente realizzando una differenziata completa. Del resto con questo previsto raddoppio siamo di nuovo fuori dalla normativa europea. Infatti la legislazione europea, come quella italiana, partono dal presupposto che ‘bisogna ridurre i rifiuti’, riciclarli, compostarli… solo alla fine la legislazione prevede, se resta qualcosa, si può pensare all’incenerimento (ultima ipotesi). Noi qui la mettiamo come prima ipotesi!!!!

Sentenza Europea sul Principio di Precauzione: sancisce che tale principio è quello generale comunitario che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica,per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.



Il terzo ad intervenire è stato Savino Lattanzio (Chimico-farmacista) che ha esordito elencando le associazioni culturali massafresi che hanno già aderito al costituendo comitato ‘No Raddoppio’. Ha quindi continuato: “Stamani abbiamo continuato la petizione anche nei presi del mercato rionale superando le 500 firme”.

Lattanzio critica l’estratto presentato dall’Appia Energy: riferendomi al capitolo ‘alternativa zero’ affermano che la non realizzazione della seconda linea della centrale termoelettrica di Massafra, non permetterebbe di conseguire alcuni importanti benefici: tra i quali ‘dare uno sbocco alla produzione cdr della selezione dei numerosi rifiuti provenienti dai numerosi impianti pubblici realizzati in Regione Puglia “…quindi al nostro territorio provinciale non serve!!!”.

Naturalmente garantiscono tecnologie concepite e implementate a tale scopo che contengono al massimo l’impatto ambientale e spiegano che in alternativa, tali combustibili, sarebbero impiegati in impianti non progettati allo scopo che determinerebbero maggiori impatti ambientali. Ecco perché l’Appia Energy dice di decidere di sfruttare una zona già destinata ad utilizzo industriale, grazie a Dio non ci fanno mancare niente!! Quindi ci stanno dicendo che essendo già compromesso il territorio, non cambia nulla metterne un’altra fonte d’inquinamento; del resto l’impianto è ad alta tecnologia e non produce notevole impatto ambientale; inoltre il progetto proposto dall’Appia Energy prevede d’introdurre una linea di addensamento del cdr, intervento che permette di elevare il potere calorifero del combustibile e migliorare il funzionamento dell’impianto e ridurre l’impatto ambientale specifico. E’ un controsenso!! Lattanzio afferma “Questa per noi è la storia più tragica dei nuovi impianti, ovvero l’elevamento del potere calorifero che, com’è scientificamente noto, produce conseguenze imprevedibili e, poiché la legge e la scienza (principio di precauzione) non conoscono gli effetti di tale trattamento, perché noi non dovremmo considerare. Noi riteniamo che la politica massafrese debba tener conto di questa circostanza, di come un impianto del genere incide sul nostro territorio, sulla nostra salute e sulle generazioni future, peccato che i nostri politici non se ne preoccupino, perché pensa solo al ritorno economico e magari, al momento pensa solo e anche ai 35 posti di lavoro che il raddoppio darebbe. Ecco il nostro Cui Prodest? A chi giova? Naturalmente agli imprenditori. Per loro è un’ottima forma d’investimento, non a caso, a gennaio scorso,i l Ministro Passera ha incentivato la collocazione di tali impianti e gli incentivi economici piacciono tanto agli investitori. Il problema è che si tratta di incentivare un unico settore che con tutti i suoi connessi, va a mortificare tanti altri settori, compreso quello agricolo.


Il costituendo comitato al momento sta interessando il comune di Massafra, nella persona del sindaco,i n seguito lo farà col dirigente all’ambiente della Provincia di Taranto, quindi con gli incaricati regionali.

Nel corso dell’incontro è stata anche resa nota la posizione  sugli inceneritori dell’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE ITALIA).

Associazione che è fortemente preoccupata in merito all’ incremento dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento che si sta proponendo nel nostro paese sia con la costruzione di nuovi impianti (erroneamente definiti termovalorizzatori) sia con l’ampliamento di quelli esistenti .

Lo smaltimento dei rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle “R” come razionalizzazione e riduzione dei consumi, riduzione alla fonte, raccolta differenziata, riutilizzo, retrocessione d’uso, recupero, riparazione e riciclo. Questa politica, oltre a ridurre i costi economici, presenta impatti ambientali e sanitari nettamente inferiori a quelli prodotti dall’ incenerimento.
L’ incenerimento dei materiali è, fra tutti i metodi, il meno rispettoso dell’ ambiente e della salute in quanto è inevitabile la produzione di ceneri (che richiedono speciali discariche) e l’immissione sistematica e continua nell’atmosfera di fumi, polveri fini e finissime ed innumerevoli sostanze chimiche estremamente pericolose perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi, quali metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, diossine e furani. La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, nanopolveri, ceneri volatili e ceneri pesanti che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e stoccaggio.


Per i Medici per l’Ambiente è prioritario pensare agli effetti sulle persone più suscettibili e fragili come neonati, malati, anziani e donne in gravidanza. Il rischio che individuiamo non è solo l’aumento dell’incidenza dei tumori ma anche di tutte le altre malattie incluso quelle endocrine, immunitarie, neurologiche e, non ultime, le malformazioni.

“Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse (dicono i Medici per l’Ambiente), devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione” e alla tutela e salvaguardia dell’ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata.

Chiedono pertanto che: venga istituita immediatamente una moratoria sui progetti in corso;
che si applichino, come nel resto del mondo,  forti tassazioni per chi realizza inceneritori che, in Italia, ricevono invece sostanziali incentivi economici (perché equiparati per legge ad una fonte energetica rinnovabile…); venga incentivata, anche economicamente, la politica delle “R”.

In conclusione i Medici per l’ambiente dicono: “Tutti gli uomini sono responsabili dell’ambiente, i medici lo sono doppiamente”.

Nelle foto: un momento dell’incontro (Da sx: Savino Lattanzio, Lucia Lazzaro e Giovanni Tammaro) e il manifesto “La madre dell’inceneritore”,
(Nino Bellinvia)







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