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DISSENSO SÌ, LINCIAGGIO NO

È una campagna referendaria rovente, quasi peggiore, in termini di confronto, di quella che ha riguardato la brexit  alcuni mesi fa. Schieramenti contrapposti dove non c’è la semplice espressione democratica di un dibattito, si va ben oltre i fini dell’imminente consultazione.

È un’arena mediatica dove ogni pretesto è utile per tentare di sbaragliare il ‘contingente’ avverso. Un conflitto di parole armate, insulti gratuiti, non di rado calunnie, e poi giù con la satira che non rientra più nei canoni del confronto leale, quello basato sulle ragioni che ispirano il dibattito. Si avverte disagio di fronte agli eccessi, e non perché si è d’animo ‘romantico’.

Si tratta di vero e proprio linciaggio nei confronti di alcuni esponenti politici, è in definitiva il modo più deteriore d’interpretare i diritti civili, quando questi si usano come ordigni per tentare di annientare l’altro, non già in virtù di semplici opinioni, ma perché la parte politica nella quale non ci si riconosce, diventa un nemico da abbattere con tutti i mezzi. Impressiona il potere del web in queste circostanze, simile ad orde di folle fameliche, che non esprimono più dissenso, ma odio. E si fa a gara, soprattutto tramite certi ‘contenitori’ che assolvono a queste funzioni in modo deleterio, quali i social, dov’è possibile leggere ogni abominevole congettura volta a versare discredito, quando non infamie, sull’operato altrui.

Non mi sentirei coerente con queste affermazioni se non mirassi al centro della questione, continuando a girarci intorno, come se scrivessi dietro uno specchio e mi limitassi a tracciare un profilo degli scenari che riflettono l’attuale situazione politica nel nostro paese. La verità sconcertante è che il diritto alla libera espressione  è una questione che finisce nel libero arbitrio, dove non esistono confini per i diritti e la dignità altrui. Tengo anche a precisare, per quanto possa apparire un paravento, che non metto sul campo temi ideologici, e tanto meno di schieramento. Sono tra quelli che hanno perplessità circa l’opportunità della consultazione referendaria stessa, su alcuni punti, almeno. Ma sono opinioni personali, e non intendo certo aprire un fronte su dettagli tecnici e normative, bastano e avanzano gli addetti ‘ai lavori’. Quello che fa rivoltare il buon senso di chi osserva questo triste spettacolo mediatico, è la violenza verbale nei confronti di un governo che sta portando avanti il suo programma, sul quale si può assolutamente dissentire, si possono esprimere anche tuoni e fulmini in termini di opinioni, ed è altrettanto tollerabile  una satira che graffia oltre il dovuto, quando si perseguisse un fine di bene, ossia scuotere gli scranni del potere, per causare effetti di stimolo al miglioramento.

Ma qui non siamo nell’ambito di una ragione suscettibile di verifiche, d’essere messa in discussione. Ci troviamo in un’arena, appunto, dove si scagliano pietre senza alcun discernimento, basta inoltrarsi del resto nelle vie della jungla mediatica, sondare gli umori nei labirinti dei social, per comprendere il tenore di queste aggressioni senza limiti di buon senso. E infatti lapidare il prossimo è diventato il modo migliore che l’individuo conosce per esprimere se stesso pensando così di autodeterminarsi e farla franca col potere, ignorando anche un  minimo di correttezza. Qui si tratta proprio di processi in piazza, verso il premier, per esempio, che è diventato un capro espiatorio, autentico tiro al bersaglio.

Non è di proprio gradimento? Giusto esprimere critiche, a volte perfino sacrosante, giusto il dissenso e i toni anche aspri, ma non con la violenza scritta o verbale, non con ironia pesante, che travolgerebbe la dignità di una statua di bronzo. E’ tristissimo constatare che la società è sempre più violenta e risoluta, che stigmatizza, istiga e incoraggia l’aggressione, quale mezzo più lecito per ‘fare fuori’ il nemico politico, adottando ogni sorta di strategia pur di estrometterlo dal suo ruolo.

Si è sottolineato nei quotidiani che non è il premier e la governance dell’“azienda” Italia, propriamente l’oggetto del referendum, ma il suo contenuto,  la ‘minaccia’ alla Costituzione, ‘deriva autoritaria’, e via discorrendo.

La revisione della Costituzione era auspicata anche da un autorevole rappresentante del giornalismo del novecento, il rimando è a Indro Montanelli, il quale non strizzava certo l’occhio alla sinistra, ed esprimeva  le sue opinioni in totale autonomia, pur avendo simpatie per un certo versante politico.

Basterebbe al riguardo riascoltare l’intervista che egli concesse ad Alain Elkann, presente in versione integrale su You Tube. E’ stato ricordato questo particolare da chi sostiene le ragioni del ‘sì’, ma immediate sono state le accuse: “si strumentalizzano i morti.” Quando la verità dà fastidio..

Io sono del semplice avviso che la Costituzione non è una mera questione di partitocrazia, quando si avverte la necessità di migliorarne alcuni aspetti, di adeguarli ai tempi, dato che nulla di quel che riguarda la società  può avere caratteristiche di staticità. Ogni aspetto della vita umana è in perenne evoluzione, e le dinamiche vanno oltre la volontà  del singolo e della società nel suo insieme. La Costituzione deve essere considerata come una garanzia per i diritti del cittadino, fonte giuridica primaria, su questo non si discute, ma non è Vangelo, e migliorarne alcuni aspetti, non più in sintonia con le esigenze dei nostri tempi, con le trasformazioni e i mutamenti in atto in tanti versanti della vita sociale, non può essere visto alla stregua di un attentato che mira a dissacrarne il ruolo.

Fra i tanti milioni di cittadini che si apprestano ad esprimere il proprio voto il 4 dicembre, contro l’approvazione della riforma, ce ne sono un’infinità che non sanno scindere e valutare in modo obiettivo il peso delle proposte contenute nella consultazione, ma in gran parte perché ritengono l’attuale governo responsabile di tutti i mali. E invece sarebbe opportuna una buona dose di obiettività. Costoro potranno a breve esprimere la loro volontà sui rappresentanti che considerano più degni, tramite libere elezioni. Ci sarebbe da aggiungere che la poltrona della Presidenza del Consiglio è sempre stata simile alla sella di un cavallo imbizzarrito, anche se dotato di notevole bardatura, come finora è accaduto. Certo il fenomeno della corruzione crea disaffezione verso la politica, è una reazione ovvia.

A proposito di corruzione, dalle mie parti si dice ‘che mettere le mani su favi di miele induce poi a leccarsi le dita’; non è segno di buona educazione, ma non tutti sanno resistere.

Bene, per giudicare l’incorruttibilità di chi si ritrova a gestire il potere ( e il denaro pubblico..), si dovrebbe aspettare almeno una decina d’anni, in tal modo si potrebbe valutare l’operato del Movimento  5 stelle, per esempio, constatare se terrà fede a queste credenziali. Si valuterà in seguito se  sono assolutamente immuni da tentazioni. Dostoevskij sosteneva che “l’uomo migliore è quello che non si è mai inchinato di fronte a una tentazione materiale”. Ma quanti sono questi uomini? Pochi rispetto a quelli che dovrebbero rappresentare un’umanità più giusta. La corruzione ha sempre interessato i governi di ogni epoca, in misura più o meno grave, eppure resta l’insidia più difficile da estirpare. Dovrebbe sempre essere sotto controllo, considerato che, di rigore, è meglio  ‘evitare l’esca piuttosto che dibattersi nella trappola’, come scrisse diversi secoli fa il poeta inglese John Dryden.

Nessun governo, in ogni caso, ha mai soddisfatto le attese della gente in questo paese. Forse non ci si sofferma abbastanza a riflettere su questo punto; il problema è che gli obiettivi e le mire di qualsiasi establishment politico, difficilmente si conformano alle esigenze del popolo, e in breve si fanno i conti con la società che si rivolta per una miriade di motivi. Alla base del dissenso sulla riforma costituzionale, c’è il miraggio di una classe politica emergente, che è vista come la liberazione da tutti i mali: come se questi politici fossero dei messia venuti per spazzare via ogni ombra sul fianco degli italiani. La speranza non è mai da disprezzare, ma loro non sono esseri invulnerabili, e lo hanno peraltro dimostrato. Il Movimento 5 Stelle si propone come baluardo del cambiamento, di un’inversione di rotta, se prenderanno il potere, dopo una decina d’anni si potranno tirare le somme sulle loro effettive capacità e attitudini, nonché coerenza.

Personalmente non ho alcuna pregiudiziale, non ho mai voluto scrivere di politica, non ho militato nelle fila degli attivisti di nessuno schieramento, mi piace osservare, e possibilmente esprimere un parere obiettivo sui vari scenari che si delineano nelle vicissitudini riguardanti le istituzioni democratiche.

Un esempio della smania di scagliarsi contro i personaggi politici che non vanno a genio, è stato lo ‘State dinner’, offerto dal presidente Obama al premier Renzi e alla delegazione che egli ha scelto di portare negli USA, quale rappresentanza italiana per l’invito alla Casa Bianca.

E’ stata un’esibizione tristissima e volgare d’insulti, insinuazioni, una slavina d’improperi gratuiti, indice di malcostume, e pessima maniera d’intendere la convivenza civile e il rispetto. Nemmeno qui si mette in discussione il diritto alla critica, anche alla satira scomposta,  ma nello specifico si è trattato di tiro al bersaglio, anche nei confronti della campionessa paraolimpica, sulla sua reazione all’invito, sul vestito, sulla sua ‘gamba col tacco.. sull’inopportunità di portarsi dietro quella delegazione, mentre in Italia si fatica a sbarcare il lunario.. E vai con le volgari supposizioni sul costo della cena (ma la delegazione italiana non è stata invitata o ha dovuto pagare le ‘insalate’ della Casa Bianca e tutto il resto?). Da vomito.  Veramente disdicevole.

Per non parlare del fiume di fango catapultato su Benigni, che ha solo dato lustro all’Italia, ed è amatissimo all’estero. Commenti insulsi, ma offensivi per la sua dignità, di tutto e oltre si è ‘urlato’ sul web, una diga di veleno senza argine, che ha tracimato e dilagato ovunque. Perfino commenti sul modo in cui Benigni e la moglie erano vestiti, ironia fino al ridicolo. E questo perché osa pensare con una certa linea di simmetria che viene sistematicamente bersagliata, che è poi quella della sinistra,  l’attore  peraltro non ne ha mai fatto mistero.

E poi le valanghe di commenti offensivi  sulla moglie di Matteo Renzi, ‘ma come si è permessa’, e dire che quella donna è tutto tranne che ‘presenzialista’, ma tant’è, camminare in punta di piedi non serve, quando stai a fianco di un personaggio politico trasformato in fantoccio, che è stato semplicemente sottoposto ad un linciaggio pubblico. Ché di semplice dissenso o satira non si tratta.

Ma resta, secondo i numeri e le Agenzie di rating – non opinioni  – l’unico che è riuscito a fare qualcosa per i conti pubblici, dopo avere ‘ereditato’ un dissesto in termini di deficit di bilancio spaventoso, di tante, troppe generazioni.

Si allude ad un linguaggio che non ha nulla a che fare con il normale repertorio della critica; credo che chiunque ricopra ruoli di questo livello sia ben consapevole dei processi sommari che si celebrano ovunque, sia tramite stampa che su altre vie del web, in particolare sui social. Se ne fa sicuramente una ragione, e ritengo sia ben vaccinato a questa sorta di strali. Ciò a cui non ci si abitua è l’insulto gratuito, l’essere ridicolizzati senza una reale giustificazione, la tendenza a colpire la persona oltre che il politico, l’intento di servirsi dell’astio e il desiderio di ferire tramite le parole, quando diventano un’arma che non conosce limite.

Questa non è democrazia, né pura libertà d’espressione. Si precisa ancora che non è in discussione la critica, anche quella più aspra, ma un altro modo indegno di concepire il proprio arbitrio nell’esprimere un’opinione. La propria libertà  – bisognerebbe capirlo – finisce quando comincia quella altrui. Ma davanti allo stato democratico di un paese, e al rispetto dei diritti degli altri, tanti dovrebbero indossare il grembiulino, visto che la loro formazione è ben lontana da questi fondamentali valori umani.
(Virginia Murru)

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