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Deutsche Bank pagherà al fisco americano 95 milioni di dollari

Alla fine l’accordo tra il più importante Istituto di Credito tedesco e il fisco degli Stati Uniti è stato siglato, certamente i conti vanno in favore di Deutsche Bank, dato che il lungo contenzioso è partito con una richiesta di ben 14 mld di dollari. Un’ammenda che avrebbe messo definitivamente in ginocchio il colosso del credito tedesco, già a rischio default per questioni interne.

Era chiaro per tutto il mondo della finanza, e non solo in Germania, che  lasciare alla deriva un istituto d’importanza mondiale, avrebbe causato colpi e contraccolpi pericolosi per tutto il sistema del credito. Non è escluso che il contenzioso con il Dipartimento di Giustizia americano abbia tenuto conto di queste valutazioni, e si sia chiuso con un importo quasi irrisorio rispetto a quello originario.

L’inchiesta sui mutui subprime era partita nel 2014 (ma risale a fatti avvenuti nel 2000), e dopo due anni di contenzioso, la Deutsche Bank aveva patteggiato i primi di dicembre per un importo di 7,2 mld di dollari,  chiusa poi ora definitivamente con la Procura di New York e un accordo di soli 95 mln. E’ stato Preet Bharara, procuratore dello stato di New York, a comunicarlo.

I fatti, come si diceva, risalgono al 2000, e riguardano un’operazione di Deutsche Bank relativa  all’acquisizione di una holding americana, che deteneva azioni del gruppo Bristol myers-squibb, e con questi titoli aveva realizzato delle plusvalenze. Il colosso tedesco conseguentemente avrebbe dovuto versare imposte per decine di milioni di dollari, qualora avesse dato corso alla vendita dei titoli.

Per aggirare le spire del Fisco americano Deutsche Bank era ricorsa ad un espediente che non è purtroppo nuovo negli intrighi internazionali: aveva creato un sistema di società fantasma, un eldorado che consente questi ‘giochi di prestigio’, all’insaputa del fisco, fino a che il gioco però non viene scoperto, e allora con la luce del sole bisogna rifare i conti.

I due maggiori istituti di credito tedesco, Deutsche Bank e Commerzbank, si stanno riprendendo con molta fatica dopo una crisi che ha rischiato di travolgerli, ma, come scriveva in autunno Il Sole 24 ore, nonostante fossero banche strafallite, in base alla regola del ‘too big to fail’ (troppo grande per fallire..), la Germania ha escogitato gli espedienti (leciti o illeciti?) per salvarle, e se poi si disimpegnerà alla sua maniera dai trattati dell’Unione in materia di credito, poco importa. Il salvataggio è un imperativo quando si rischia di mettere a repentaglio il sistema.

E l’Italia continuerà a sorbirsi i sermoni del Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, del ministro delle Finanze tedesco, e il tam tam della Commissione europea, mentre sugli errori dei grandi si sorvola, perché la regola del più forte prevale anche sull’osservanza delle leggi e dei trattati.

Intanto gli USA nel 2016 hanno perseguito sia gli scaltri della Volskwagen che quelli della Deutsche Bank, la prima nel settore dell’automobilismo e l’altra in quello del credito, comunque rappresentanti a livello internazionali del business e del prestigio tedesco, che si sono alquanto incrinati con l’avvio di questi scandali.
(Virginia Murru)

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