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Deutsche Bank. I cinesi vanno alla carica col 10%, e diventano il primo socio

Il gruppo cinese Hainan Airlines,  la maggiore compagnia aerea della Cina – con ranking a ‘5 stelle’ Skytrax – incrementa la quota che già possedeva di Deutsche Bank, e sale al 10% (in termini di controvalore, 3,5 mld di euro), diventando il maggiore azionista ‘singolo’, del più importante istituto bancario tedesco. L’istituto, che negli ultimi anni ha presentato criticità e affrontato problemi finanziari non di poco conto, anche col Dipartimento di Giustizia americano, si è ripreso dalla grave crisi nell’ultimo trimestre del 2016.

I cinesi, ormai, dopo avere lasciato sotto la cenere le concezioni economiche legate all’ideologia comunista, e avere fatto entrare dalla ‘finestra’ l’economia di mercato, viaggiano a pieno ritmo, di fatto, con il capitalismo, e con queste dinamiche intrecciano una fitta rete di relazioni economiche e finanziarie con i più grandi colossi del pianeta. Allungano i loro artigli ovunque, ogni tanto ci ricordano che sono la seconda economia dopo gli Usa, e non gli importa gran che a loro se in Occidente ancora definiamo questo gigante con una locuzione che sembra esorcizzarne il potere, ossia ‘economia emergente’.

E’ ormai ben oltre questo profilo economico. Senza fare tanto rumore, non sono peraltro particolarmente bellicosi, hanno altro da fare, e con la loro proverbiale saggezza, disperdere risorse in un conflitto non è proprio il caso. Sono, sul piano demografico, la famiglia più numerosa, e devono darsi da fare, dunque non perdono occasione per tendere i loro micidiali tentacoli in investimenti mirati, certo con garanzie di buona ‘resa’.

Deutsche Bank, nonostante le emergenze finanziarie affrontate tra il 2015/16, è sempre una delle più grandi banche europee, un colosso con oltre 50 mila dipendenti sparsi nelle agenzie presenti ovunque nel mondo, ed è un boccone prelibato per chiunque. I cinesi lo sanno bene, col fiuto da levriero che si ritrovano. Il conglomerato cinese Hna ha fatto i primi passi a febbraio 2016 con Deutsche Bank, acquistando il 3%, e avanzando poi quasi al 5% il mese successivo.

Proprio nel 2016, i cinesi avevano dichiarato che non intendevano andare oltre il 10% in termini di partecipazione azionaria, vedremo se i propositi saranno mantenuti in futuro. Loro comunque sono misurati e prudenti. Non sono intervenuti direttamente nelle operazioni di acquisto quote dell’istituto tedesco, lo hanno fatto tramite la holding austriaca C-Quadrat. Da precisare che nelle operazioni di ricapitalizzazione di Deutsche Bank (8 miliardi di aumento di capitale), Hna ha partecipato attivamente.

Secondo una ricerca portata avanti da ‘Il Sole 24 ore’, le partecipazioni azionarie dei cinesi nel mercato europeo ammonterebbero a circa 54 miliardi di euro, nel giro di 5 anni sono praticamente raddoppiate (nel 2012 si era a 24 mld). Il che è sintomatico di questo andamento in crescendo verso le rive di un Occidente che, nel volgere di un decennio, non si aspettava questa sorta di ‘colonialismo finanziario silenzioso’, che acquista un’autorità sempre maggiore nell’economia del vecchio continente.

La conglomerata cinese Hna è stata fondata nel 1989 da Chen Feng, viene da una compagnia aerea privata, ‘Hainan’, e negli ultimi anni ha esteso le sue partecipazioni all’estero, diventando veramente un drago in termini di ‘stazza’ nel versante finanziario.

Le ragioni di questo ‘appetito’ ci sono, una di queste è l’aumento negli ultimi anni del corso azionario in Europa. Il gigante Hna ha dimostrato un grande dinamismo in termini di acquisizioni in Europa già fin dai primi mesi dell’anno in corso, per un valore di 5 miliardi di euro. In un colpo solo ha rilevato il 16,79% della svizzera Dufry,  con al seguito 1700 negozi duty free, nel campo della rivendita al dettaglio da viaggio globale, con imposte in linee di crociera, porti, aree turistiche e ferroviarie, aeroporti.

E’ pur vero che gli utili di Deutsche Bank, sono andati a gonfie vele nei primi mesi del 2017, ben 575 mln di euro, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma negli ultimi anni ha fronteggiato tempeste che hanno inciso pesantemente nel suo assetto interno, con la conseguente diffidenza dei mercati che hanno assestato il colpo di grazia, e alla fine anche le sanzioni internazionali che ne hanno messo davvero in dubbio la stessa sopravvivenza.

Il governo tedesco non poteva certo permettere che il più grande e rappresentativo istituto bancario del paese barcollasse fino al collasso, e ha fatto cerchio con ‘scialuppe di salvataggio’ e intrecci vari, nonostante il dissenso dell’Ue. La più forte economia europea non poteva lasciare affondare la  grande ammiraglia del sistema bancario in Germania e in Europa (ma anche tra le maggiori al mondo), nonostante i proclami alla tedesca, ha offerto soccorsi più o meno dichiarati. Il comparto bancario era sofferente anche in Germania, Commerzbank compresa.

Certo è che i giornali economici in Europa, quando titolavano alla fine dello scorso anno ‘Solo il governo tedesco può salvare Deutsche Bank’, non giocavano in modo allusivo. Le operazioni di salvataggio effettive, gli interventi pubblici, tutto ciò che ha vorticato un anno fa intorno alla bufera dell’istituto, forse non si conoscerà per intero, ma non sono stato i miracoli a graziarlo di sicuro.

Si è anche ventilata l’ipotesi che il Dipartimento di Giustizia americano abbia ridotto della metà l’ammenda comminata alla banca tedesca, per via dell’avvicendamento politico dopo l’elezione di Trump, che era indebitato di centinaia di milioni di dollari con la Deutsche.

L’atteggiamento più morbido di Jeff Sessions (successore al Ministero di Giustizia della democratica e pertinace Loretta Lynch) verso la sanzione, ricordiamo quasi dimezzata, potrebbe anche avere origine da questo ‘antefatto’ alquanto discutibile. Ma evidentemente, se fossero vere queste ‘voci’ degli ambienti finanziari internazionali, non ci si potrebbe attendere una confessione in piena regola degli ‘attori’ coinvolti.

Certo è che una riduzione di 7 mld di dollari, ha permesso all’istituto tedesco di rialzarsi e riprendere fiato anche nei mercati; negli ultimi mesi del 2016, infatti, ci sono stati recuperi, nel giro di pochi giorni del suo titolo, che hanno sfiorato il 20%.

Si è parlato comunque di troppi azzardi da parte del management, di speculazioni ed errori che alla fine hanno portato la Deutsche Bank, ‘anima dell’economia tedesca’, ad annaspare, e a trovare vie di fuga non propriamente ‘convenzionali’, e anche poco lecite. Loro, i tedeschi, che non hanno fatto altro che bacchettare tutti in ambito Ue ed Eurozona, diffidando i governi, che non dovevano ricorrere ad interventi pubblici quando le banche mostravano gravi cedimenti in termini di solidità, si facevano i fatti loro in barba al regolamento Ue.

Intanto nessuno aveva dubbi sul fatto che il grande istituto non sarebbe mai stato abbandonato al suo destino. Bisogna dire che la Deutsche non ha risolto tutti i suoi problemi, ma i vari ‘endorsement’ finanziari, l’hanno certamente riportata nella giusta carreggiata.

I cinesi di Hna hanno anche altre frecce nella loro capiente faretra, e altri bersagli all’estero, nel volgere di un anno hanno portato avanti acquisizioni in diverse parti del mondo, per un valore di 40 miliardi di dollari, specialmente nel settore alberghiero e compagnie aeree.

Un percorso in ascesa appena iniziato, difficile immaginare dove porterà questa scalata verso l’economia dell’Occidente da parte della Cina, che nessuno vent’anni fa avrebbe potuto realmente ipotizzare.
(Virginia Murru)



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